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La politica ed i governanti nazionali e regionali ancora si ostinano a mettere sullo stesso piano – di difficoltà e crisi – tutte le attività economiche. Anzi nelle scelte di natura economica e sulle ipotesi di ripartenza alcuni settori risultano, come al solito, inspiegabilmente privilegiati.


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Le aziende che in queste settimane sono chiuse a seguito delle disposizioni emanate per contenere l’espansione del Covid-19 e che vivono nel terrore di una ripartenza che si allontana giorno dopo giorno, preoccupate perché da tanto tempo chiuse senza possibilità di generare quella “cassa” quotidiana che rappresenta la loro sopravvivenza, le imprese che non potranno ripartire normalmente nemmeno quando sarà finita l’emergenza epidemiologica (perché il turismo, i viaggi ed i consumi conseguenti non ripartiranno subito) hanno un altro grande nemico: la burocrazia e l'inefficienza della macchina pubblica.


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Le misure di aiuto previste dal Governo sono colpevolmente insufficienti. Non contengono vere misure di aiuto alle partite IVA e alle imprese salvo l’estensione della cassa integrazione per i dipendenti. Misura importante ma che non è sufficiente a garantire la sopravvivenza delle imprese.


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Con un chiarimento della Regione Marche firmato dai Dirigenti dei Servizi Sanità , Politiche sociali e Protezione Civile si stabilisce che “ I soggetti gestori dei musei e degli altri Istituti e luoghi della cultura e delle biblioteche possono prevedere gli ingressi tramite accessi contingentati e programmati ( massimo 10 persone ) al fine di evitare affollamenti “.


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“Nelle misure annunciate dal Governo, a parziale sostegno delle imprese danneggiate pesantemente dall’allarmismo e dalle follie comunicative del coronavirus, non figurano né i ristoranti né i bar e tantomeno i locali di intrattenimento. E’ una follia, una grave dimenticanza o la dimostrazione che la politica non sa leggere la realtà “.