Alla Piccola Galleria Comunale la mostra personale di pittura di Ennio Buonanno

mostra personale di pittura di Ennio Buonanno 6' di lettura 30/09/2022 - Martedì 27 settembre 2022 alle ore 18,00 presso la Piccola Galleria Comunale in via Branca n. 5 a Pesaro, si è tenuta l’inaugurazione della Mostra Personale di pittura di Ennio Buonanno, intitolata “Un raggio di luce”, e presentata da Giuliano Nardelli.

La mostra rimarrà aperta tutti i giorni dal 27 settembre fino al 5 Ottobre 2022, con orario dalle ore 10,00 alle 12,30 e dalle 17,00 alle 20,00. L’ingresso è libero.

L’artista nasce a Torrecuso, in provincia di Benevento. Terminati gli studi inizia a collaborare in qualità di vignettista e caricaturista per diverse testate nazionali di satira politica. Partecipa a numerose rassegne nazionali ed internazionali vincendo il Premio Speciale al concorso di fotografia creativa “I Love Carlino” nel 2010, e più tardi a quello di Umorismo e Satira “Cartoonsea 2014”.

Buonanno inizia così a partecipare con frequenza a diverse mostre, individuali e collettive, coltivando con grande impegno la sua antica passione per la pittura, che esercita da sempre, avvalendosi di conoscenze acquisite nel campo delle arti visive. Pittore essenzialmente figurativo, descrive la realtà che ci circonda reinterpretandola con vibrante e audace vivacità cromatica in forte chiave espressiva, usando il colore come utile strumento per creare un grande impatto emotivo.

Dopo un primo periodo in cui approda ad una personale interpretazione della pittura di tipo divisionista come Giovanni Segantini e Gaetano Previati, passa ad una fase più propriamente espressionista, caratterizzata da un vivace cromatismo e da colori accesi e squillanti: è l’apoteosi del colore puro, mutuato dalla pittura fauvista (corrente artistica formatasi nei primi anni del 20° sec. attorno a Henri Matisse) nella totale indipendenza del colore dall’oggetto reale. Non è più imitazione della natura ma mezzo di espressione, utile strumento della capacità di stupirsi di fronte agli aspetti suggestivi delle cose, e l’immagine così ottenuta diventa altro, capace di assumere nuovi significati, di suggerire un’altra verità divenendo veicolo d’espressione in grado di rappresentare stati d’animo, emozioni e sentimenti difformi tra loro.

Nelle tele più recenti Buonanno abbandona l’idea paesaggistica, osservata in tutt’altra ottica e mettendo al centro della sua ricerca artistica l’uomo ed il suo mondo, all’interno del quale si svolge l’avventura umana. La sua ricerca si sviluppa quindi attraverso argomenti di tipo esistenziale, raccontando la condizione antropica, con il suo carico di fragilità, inquietudini, speranze e sofferenze e con l’obiettivo ultimo di indagare sul mistero della vita, vedi Fuco Ueda e il suo surrealismo giapponese con svirgolamenti coloratissimi.

Mentre nel passato le composizioni degli edifici che dipingeva risultavano contorte e sbilenche (De Pisis, De Chirico) rievocando apprensione e angoscia del vivere, con quei colori accesi e squillanti che rimandavano sempre ai temi della solitudine e dell’infinito, nelle opere più attuali lascia spazio ad un processo di trasfigurazione che conduce ad atmosfere metafisiche, oniriche, surreali, fiabesche e misteriose, spesso con quell’aura di enigma e con il compito di suggerire tutt’altra verità: “Gli alberi non danno solo ombra ma sono alberi di un sogno, i cieli non sono cieli ma gineprai di un pensiero”.

Mantenere integro il disegno e frantumandone la figura, è quindi il leitmotiv nelle sue opere, il quale partendo da un fondo nero le ricostruisce con colori brillanti, molto forti e decisi e con una profondità d’immagine ottenuta in varie tonalità, ben consapevole dei valori emozionali alienabili. L’artista raffigura il lavoro sull’uomo e le sue problematiche vitali, dove è l’uomo stesso ad essere attore di un palcoscenico che è la vita umana con la sua brevità e con il suo turnover ordinario e consueto che risulta quasi monotono.

Pittore autodidatta, Buonanno ha approfondito negli anni tecniche grafiche e pittoriche, approdando ad uno stile personalissimo caratterizzato da un accentuato cromatismo e lavorando sempre i suoi dipinti con olio su tela. La ricerca di un personale linguaggio parte, come già riferito poc’anzi, da una iniziale frequentazione della tecnica divisionista al pari di Rubaldo Merello, di cui conosciamo alcuni lavori paesaggistici meravigliosi quali “Olivi a San Fruttuoso” e che si fece influenzare, a sua volta, dall’autore Pellizza nell’opera “Il fienile” che con una densa pennellata, la luce naturale e le ombre nette ha creato un effetto di sospensione dell’immagine e di immobilità, avvicinandolo a Munch e Bonnard.

Ben presto, però, Buonanno abbraccia e supera anche questo ciclo espressivo, sperimentando nuove soluzioni e pervenendo successivamente ad un proprio personalissimo idioma: una ”divisione” eseguita per tocchi o macchie più o meno grandi, dense di colori puri, di intensa luminosità, applicate con la capacità di servirsi senza timore di un colorismo che si sviluppa in tonalità abilmente accostate, che definirei postmacchiaiolo avvicinandolo quasi a Plinio Nomellini e ad altri esponenti del movimento quali Angelo Morbelli e Giuseppe Pellizza da Volpedo (già citato). Costoro affermavano la teoria della macchia in quanto la visione delle forme era creata dalla luce attraverso chiazze di colore, distinte, affiancate e sovrapposte ad altre. L’obiettivo di Buonanno è pertanto quello di destrutturare e decostruire l’immagine, frantumandola, spezzettandola, per poi ricostruirla ex novo, drammatizzandola tramite una radicale alterazione di sfumatura realizzata con accostamenti forti e decisi, audaci ed arbitrari, talvolta fino al limite della dissonanza, con toni irreali ed imprevisti.

Colloco l’autore in una parentesi storica o variante specifica che ebbe inizio dal puntinismo francese o a touche (che è una tecnica pittorica caratterizzata dalla scomposizione dei colori in piccoli punti) e il divisionismo italiano del Segantini, derivato e caratterizzato dalla separazione dei colori in singole linee che interagiscono fra di loro in senso ottico. Nell’ultima parte della rappresentazione dei dipinti di Buonanno, viene estesa sulla tela una vita pittorica, a guisa di tanti personalissimi paradigmi segnici, di cui ha quasi inventato una propria morfologia nella stesura degli stessi, tali da consentire a queste mini campiture (stesure uniformi del colore utilizzabili come sfondo all'immagine rappresentata), ogni tonalità che si addossa l’una all’altra e prende vita, procurando in questo modo una textura vibrante per via delle pennellate meticolose di cellule, simili a un plasma vitale, scrutate al vetrino.

Concludendo, nella pittura mentale e razionale nell’esecuzione di un quadro, Buonanno compie con un calibrato e monitorato desiderio, la trasfigurazione della realtà, sia nel colore che nella forma, come altri precedenti illustri artisti tipo Mondrian ne “L’Albero rosso”, Van Gogh nella “Notte stellata” e Monet nello “Stagno delle Ninfee”.

Questi si sono prodigati magnificamente ad illustrare quanto da loro concepito fantasiosamente, ma, a differenza di costoro Ennio ha un getto di colore, una imprimitura “imbevuta” di materico intellettualismo, ovvero quasi un’auto-disciplina nel disporre sia quantità di colore che di spessore; mentre in taluni autori c’è una matericità più selvaggia che non si attiene alla precisione ed all’accuratezza, tanto bramate altresì da Buonanno e qui sapientemente illustrate.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-09-2022 alle 12:49 sul giornale del 01 ottobre 2022 - 1820 letture

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