Riccardo e la sua casa, costruita con amore e distrutta col dolore

riccardo 5' di lettura 20/09/2022 - "Sento che il vento mi chiama e parto. Il cielo è limpido e il sole riscalda ancora nonostante le piogge. Arrivo senza avere una meta e passando per le strade ancora sembra tutto normale. Tutto appare chiaro, offuscato da una patina polverosa che confonde gli occhi e penetra nei polmoni. Fango. Odore di fango ovunque. Mi entra dentro e seguo l'odore fino ad arrivare a Borgo Bicchia. Mi avevano detto che qui la situazione era tragica".

Inizia così il racconto della pesarese Giulia Gioacchini giunta a Borgo Bicchia, nel comune di Senigallia, per portare il suo aiuto alla popolazione colpita dall'alluvione.

"Prendo le mie poche cose e mi addentro nelle vie - prosegue Giulia - Un paio di stivali, uno straccio, una scopa per l'acqua, due secchi e delle buste per la spesa.

Mi addentro in via del Lavoro e le intere case sono riversate sulla piccola strada, ricoperta ancora dal fango. Curioso… via del Lavoro… e qui ce n’è di lavoro da fare. Cammino, poi mi fermo. Chiedo se serve aiuto. Serve sempre aiuto. Ovunque, anche se la casa pullula di persone, quasi tutti sconosciuti. Entro in punta di piedi, in modo ossequioso e resto immobile senza sapere che fare. Mi guardo intorno e tutto fa paura. Trattengo le lacrime e mi sento un’intrusa mentre entro nell’intimità di questo luogo che percepisco sacro. Tutto ha un aspetto doloroso. Il fango ha raggiunto quasi la mia altezza e ricoperto ogni cosa. Se ne vede il livello sui muri.

La casa è già quasi completamente sgombra, pochi mobili e qualche accessorio ancora appeso qua e là. “Nosso Lar”, Nostra dimora… guardo questa tavola appesa alla parete, incorniciata nel fulcro della casa. Nostra dimora… è questo ciò che rimane di quella dimora. L’anima della casa però, quella si percepisce ancora.

Oggi è già il terzo giorno dal disastro ma l’acqua densa ricopre ancora tutti i pavimenti, o ciò che ne resta. In molti continuano a buttarla fuori dalle porte insieme al fango ma più se ne versa e più se ne crea. Mi guardo intorno e mi sento inutile, incapace di scegliere da dove iniziare... Non so muovermi in questo disastro.

Temo di disturbare ma l'impulso è troppo forte ed estraggo la mia fotocamera. Non voglio importunare. Non voglio ledere la dignità altrui. Ma io so fare questo, raccontare storie con le mie immagini. Ho bisogno di farlo. Ed essere utile a mio modo.

Conosco Riccardo, il proprietario di casa, che titubate all'inizio e poi sempre più grato mi osserva attraverso il mio obiettivo e inizia a raccontarmi di lui, della sua vita, della sua casa.

L'ha acquistata nel 2018 che era un rudere senza nemmeno un tetto, me lo mostra nelle foto. Negli ultimi quattro anni ha finito di ristrutturarla finemente, tutta con le sue mani, la sua fatica, il suo amore. Era rimasta da montare solo la cameretta di sua figlia che doveva arrivare venerdì. Giovedì sera sono stati evacuati.

Sento Riccardo, lo sento profondamente. Ogni angolo è ricoperto dai suoi manufatti in legno, vedo Riccardo in ogni dettaglio. Sento il lavorio delle sue mani su ogni cosa che tocco, ogni cosa da cui tolgo strati di fango. Sento il suo amore in ogni particolare, il suo spirito legato alla natura e alla semplicità si percepisce ancora in quella casa. Anche se ormai quasi nulla è rimasto a testimoniarlo.

Lo osservo mentre lavoriamo e ogni tanto devo fermarmi per immortalare qualcosa.

Lo penso in questi anni, mentre ha costruito pezzo per pezzo… pavimenti, mobili, piccoli accessori… quella casa deve essere stata un'opera d'arte di genuinità ed amore. Lo si respira ancora.

Puliamo muri e pavimenti incessantemente decine e decine di volte. Spostando i pochi mobili rimasti il fango ricopre il pavimento nuovamente. Osservo Riccardo e suo figlio Emanuel.

Quelle mani che tanto hanno faticato a costruire oggi sono chiamate a faticare ancora. A distruggere. La propria casa. I muri di cartongesso con i quali ha definito gli spazi di quella abitazione si sgretolano come biscotti intinti nel latte. I mobili in legno e le pareti attrezzate vengono divelti per eliminare il fango rimasto.

Dopo ore non resta che qualche pavimento. Nemmeno i muri si sono salvati.

Riccardo mi racconta di suo figlio e di sua figlia, ma anche di Andrea e Matisse, entrambi accolti a braccia aperte nella sua famiglia e nella sua casa. Mi racconta della gallina superstite, Fragola dagli occhi sofferenti, e lo osservo attraversare il giardino melmoso per portarle del cibo. Dei biscotti, l'unica cosa che trova. Non indossa neppure gli stivali, non ha avuto il tempo per pensarci... Deve essere un uomo grato alla vita, con le braccia sempre aperte verso la vita stessa. Educatore... Padre coraggioso che sa fare scelte difficili. Con un’etica. Uomo ingegnoso che ha creato attorno a sé qualcosa di meraviglioso, capace di rispecchiare il proprio animo.

La casa continua a riempirsi di persone che vengono ad aiutare. Pullula di ragazzi giovani, come Emanuel e Andrea, sento tutto l’affetto nei suoi confronti. Gli vogliono bene come un padre.

Non è per caso che io sia finita qui. In un paese sconosciuto, in una via qualsiasi, in una casa come tante altre. Io dovevo raccontare questa storia. La storia di Riccardo e della sua casa, costruita con amore e distrutta col dolore.

Sono passate ore e mi guardo intorno. La casa è sempre più pulita ma anche più spoglia. L’intera abitazione si è ridotta ad essere un ampio spazio coperto di nulla. E residui di fango. Ciò che resta dei muri ricorda gli archi delle navate gotiche.

Riccardo dovrà ricominciare. Dovrà trovare la forza di ripartire da dove aveva iniziato anni prima. Come una fenice gli auguro di rinascere dalle proprie ceneri, più forte di prima.

Per aiutare Riccardo e la sua famiglia è possibile donare il proprio contributo, anche solo simbolico, contattandomi al numero 333.1235010.

Anche ciò che per noi sembra poco per qualcuno può essere di fondamentale aiuto", conclude Giulia.

Vuoi ricevere le notizie più importanti di Vivere Pesaro in tempo reale su WhatsApp o Telegram?
Per WhatsApp aggiungi il numero 371.4439462 alla tua rubrica ed inviaci un messaggio (es.: ok notizie). 
Per Telegram vai su https://t.me/viverepesaro e clicca su "unisciti"







Questo è un articolo pubblicato il 20-09-2022 alle 10:33 sul giornale del 21 settembre 2022 - 1752 letture

In questo articolo si parla di attualità, redazione, senigallia, pesaro, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/dqQP





logoEV
logoEV