Trasferimenti e chiusura reparto di psichiatria e comunità protetta di Muraglia. Biancani “Adesso basta"

andrea biancani 4' di lettura 03/05/2022 - La Regione ha presentato la sua proposta di ricollocazione dei reparti presenti nelle strutture sanitarie di Muraglia che saranno abbattute per costruire il nuovo ospedale. Una riorganizzazione necessaria per realizzare la nuova struttura ma che, apprendo dai giornali, sta diventando il pretesto per togliere reparti e servizi, in modo definitivo, alla città di Pesaro.

Dalla stampa emerge, infatti, che lo spostamento di psichiatria a Fano sarà definitivo, dopo che già la città ha subito una chiusura del reparto per diversi mesi, perché la Regione aveva trasferito il personale a “Galantara”. Una scelta, quella dello spostamento, che non mi risulta sia stata condivisa con il territorio.

Il trasferimento dei 14 posti letto di psichiatria a Fano comporterà un notevole disservizio per le famiglie pesaresi e per l’intera comunità. La cosa più grave è che, senza reparto, si priva di un riferimento fondamentale la rete pesarese fatta di associazioni, cooperative e fondazioni che da decenni hanno attivato, in città, una serie di strutture e servizi collaterali per assistere i pazienti, alleviarne i disagi e sostenere le famiglie. Questi servizi, che hanno bisogno di funzionare in maniera integrata tra loro, si troveranno privati della componente medico-ospedaliera, che è uno perno importante del sistema.

Un impoverimento del tessuto non solo ospedaliero ma assistenziale che la città di Pesaro non merita e non può permettersi.

Assieme a psichiatria se ne andranno anche le due comunità protette, maschile e femminile, che accolgono i pazienti psichiatrici sempre meno autosufficienti e che le famiglie non riescono a gestire in casa. Queste due comunità, da 20 posti letto ciascuna, saranno trasferite nella nuova struttura di Mombaroccio che la Regione ha scelto di realizzare con 3,7 milioni di euro del PNRR.

Ci sono troppe criticità che non possono essere taciute. In primis, la maggior parte degli utenti sono pesaresi e il trasferimento definitivo significherà allontanarli dalle famiglie e da un contesto urbano e sociale strutturati, aumentando l’isolamento di queste persone. Ho qualche perplessità anche sullo spostamento dei pazienti della residenza “Tomasello” a “Santa Colomba”, in quanto non potranno più svolgere le attività nel tessuto cittadino, come le passeggiate, fondamentali per la socialità e il recupero di queste persone.

C’è anche un tema tecnico: i fondi del PNRR per Mombaroccio sono per realizzare una nuova Casa della Comunità, che è un centro che riunisce servizi socio-sanitari per il cittadino, ben diverso da una struttura residenziale per le cronicità. I 3,7 milioni si sarebbero potuti spendere per recuperare il “Bricciotti”, mantenendo l’RSA e aumentando i servizi socio-sanitari, invece che per realizzare una struttura ex novo, con non avrà quei servizi previsti da una Casa di Comunità.

La cosa che però lascia più l’amaro in bocca è che questi trasferimenti sono l’effetto evidente di una strategia regionale che punta a ridurre i servizi a Pesaro. Infatti, la Regione non ha inserito nessun progetto per nuove strutture socio-sanitarie in città all’interno del PNRR, e i servizi territoriali sono sparpagliati per la città, generando confusione per gli utenti e difficoltà organizzative per il personale. Il PNRR era l’occasione per realizzare una struttura unica, una vera Casa della Comunità, ma si è deciso di investire altrove, e ora la città è priva di spazi e perde servizi.

Avevo proposto di usare i fondi del PNRR per recuperare la parte dell’ex manicomio a carico della Regione, destinata proprio a servizi ASUR, o di ragionare con il Comune di altri spazi e terreni pubblici, ma nulla, la Regione ha scelto un’altra strada. Sono mesi che l’ASUR cerca, senza trovarlo, l’ennesimo edificio in cui andare in affitto, spendendo soldi pubblici, che potrebbero essere utilizzati per recuperare strutture di sua proprietà.

Sia il reparto di psichiatria, sia i servizi di residenza protetta erano a Pesaro e ora saranno trasferiti fuori dalla città e dal comune; tutti questi servizi si potevano mantenere recuperando vecchie strutture, già pubbliche e già destinate ad ASUR, o utilizzando terreni pubblici, e invece si utilizzeranno fondi per costruire nuove strutture fuori città o andare in affitto, peggiorando la situazione. Pesaro ancora non ha un unico punto di riferimento per i servizi socio-sanitari territoriali.

La necessità di spostare i reparti, per fare il nuovo ospedale, sta mostrando come manchino investimenti sulla città di Pesaro e tutta la fragilità della politica sanitaria della nuova Giunta.

Avevano promesso di aprire tutto, di portare servizi ovunque, invece per ora assistiamo solo a chiusure e trasferimenti sia sulla costa che nell’entroterra, come ad esempio le guardi mediche. Una giunta che ha solo ridotto gli investimenti su Pesaro, stanziando pochissimi fondi del PNRR solo sulla struttura di “Galantara”, e ridimensionato il nuovo ospedale, privando tutto il territorio provinciale della possibilità di avere reparti di alta specializzazione, con un taglio di ben 90 milioni di finanziamento e il dimezzamento dei posti letto.


   

da Andrea Biancani
Consigliere Regionale 





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-05-2022 alle 18:13 sul giornale del 04 maggio 2022 - 2052 letture

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