Giornate Fai di Primavera, tanti i luoghi da scoprire

Villa Severi 10' di lettura 24/03/2022 - Sabato 26 e domenica 27 marzo tornano le Giornate FAI di Primavera, il più importante evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.

Oltre 700 luoghi solitamente inaccessibili o poco conosciuti in 400 città saranno visitabili a contributo libero, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, grazie ai volontari di 350 Delegazioni e Gruppi FAI attivi in tutte le regioni (elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione consultabili su www.giornatefai.it; per molti luoghi, soprattutto nelle grandi città, è consigliata la prenotazione online perché garantisce l’accesso alla visita).

Le Giornate FAI quest’anno compiono “trenta primavere”: dal 1993 a oggi, 14.090 luoghi di storia, arte e natura aperti in tutta Italia, visitati da oltre 11.600.000 di cittadini, grazie a 145.500 volontari e 330.000 studenti “Apprendisti Ciceroni”. Un traguardo esaltante, che tuttavia non potrà essere solo una festa. Nel pieno di una guerra che segna tragicamente la storia europea, non è il momento di festeggiare, né di invitare gli italiani a distrarsi nel puro godimento delle meraviglie del nostro Paese, ma piuttosto a concentrarsi sul significato e sul ruolo del patrimonio culturale che riflette la nostra identità, testimonia la nostra storia e rinsalda i valori del vivere civile. In cos’altro si incarna, del resto, l’identità di un popolo se non nella sua storia, nella cultura e nella tradizione? I monumenti, il paesaggio, le opere d’arte raccontano chi siamo a chi non ci conosce e alle generazioni presenti e future: il patrimonio culturale è come il patrimonio genetico di un popolo, che conserva a perenne memoria un codice di esperienze e valori condivisi su cui si fonda la nostra umanità.

Mai come quest’anno, allora, le Giornate FAI mostrano il loro più autentico spirito civico ed educativo, che è nella missione del FAI: visitare gli oltre 700 luoghi eccezionalmente aperti dai volontari del FAI sarà l’occasione per conoscere la nostra storia e riflettere su quanto può insegnarci per affrontare il presente e il futuro, perché ciò che siamo e che abbiamo non sia dato per scontato, ma sia compreso e apprezzato come esito di lunghi e talvolta drammatici trascorsi che ci accomunano come italiani, europei, e con l’umanità tutta. Proteggere, conservare e valorizzare il patrimonio culturale, aprendolo al pubblico e invitando tutti gli italiani a conoscerlo e frequentarlo: questa è la missione del FAI, che proprio in questi tempi bui, in queste Giornate FAI, trova un senso ancor più profondo e una funzione ancor più necessaria e urgente.

Il FAI, come istituzione della Repubblica, ha scelto di esprimere in maniera esplicita la vicinanza e la solidarietà con il popolo ucraino esponendo i colori della sua bandiera in tutta la comunicazione e nei Beni, ma la Fondazione vuole dare un contributo concreto e perciò si impegna oggi formalmente a finanziare il recupero di un’opera d’arte del patrimonio culturale ucraino che sarà individuato non appena cesserà la guerra e sarà avviata la ricostruzione del Paese.

Chi deciderà di prendere parte alle Giornate FAI potrà offrire un contributo per sostenere la Fondazione. Ai partecipanti verrà suggerito un contributo non obbligatorio a partire da 3 euro e la donazione online su www.giornatefai.it consentirà, a chi lo volesse, di prenotare la propria visita; per molti luoghi, soprattutto nelle grandi città, la prenotazione online è consigliata per garantirsi l’accesso alla visita. Chi lo vorrà, potrà sostenere ulteriormente il FAI con contributi di importo maggiore oppure con l’iscrizione annuale, sottoscrivibile online o in piazza in occasione dell’evento (box in fondo per dettagli).

Un weekend per riconnetterci alla storia e alla cultura dell’Italia, che permetterà ai visitatori di sentirsi parte dei territori in cui vivono e di cui spesso non conoscono appieno la bellezza e il valore. Verranno aperti ville e palazzi storici, aree archeologiche, chiese di grande valore architettonico o storico-artistico, esempi di archeologia industriale, castelli, biblioteche, collezioni d’arte e musei. Non mancheranno itinerari nei borghi alla scoperta di angoli meno noti del paesaggio italiano, dove si conservano tesori nascosti e si tramandano antiche tradizioni, e visite didattiche in parchi urbani, orti botanici, giardini storici e cortili, che nascono dall’impegno messo in campo dalla Fondazione per la diffusione di una più ampia “cultura della natura”.

Le aperture più interessanti nel pesarese (ELENCO COMPLETO MARCHE)

PESARO
Villa Severi – Fondazione Meuccia Severi

Venerdì 25 marzo, dalle ore 17.30, anteprima riservata agli iscritti FAI. Conversazione con la storica dell’arte Anna Maria Benedetti, visita e momento musicale a cura degli allievi del Conservatorio Rossini di Pesaro

Apertura sabato 26 e domenica 27 marzo, dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18

Nel quartiere residenziale di Montegranaro, situato sul Colle Ardizio, si trova la villa sede della Fondazione Meuccia Severi, nata nel 2008 per la volontà della sua fondatrice di lasciare alla collettività la raccolta d'arte di una vita. La villa, realizzata nel 1962 su disegno della stessa proprietaria, è immersa in un parco lussureggiante, che si estende per diecimila metri quadrati. La rigogliosa vegetazione incornicia la dimora e la piscina a forma di trifoglio e custodisce importanti sculture moderne, parte della straordinaria collezione conservata sia all'interno della villa che nel giardino. La storia del luogo è strettamente connessa alla sua ideatrice, prima capitana d'industria della Pesaro degli anni della ricostruzione, artefice di un miracolo economico legato alla produzione su larga scala di maglieria, esportata in tutto il mondo. La sua straordinaria raccolta d’arte, che include pittura, grafica e scultura, raggruppa opere di movimenti che hanno caratterizzato la prima parte del XX secolo - dall'Impressionismo alle Avanguardie, dal Fauvismo al Surrealismo – ma anche opere dal secondo Dopoguerra ai giorni nostri. Durante le Giornate di Primavera 2022 si potranno visitare il parco e la villa, ammirare la preziosa collezione, scoprire la vita dell’imprenditrice e il suo rapporto con il territorio e godere delle bellezze di cui Meuccia Severi si era circondata, patrimonio che per la prima volta viene reso fruibile al pubblico.

VALLEFOGLIA
Borgo di Montefabbri

Apertura domenica 27 marzo, dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17

Situato sulla sommità di un colle, che delimita le vallate del fiume Foglia e del torrente Apsa, nel territorio di Colbordolo di Vallefoglia, annoverato dal 2006 tra i borghi più belli d'Italia, Montefabbri rivela subito al visitatore il suo antico impianto architettonico: l'imponente porta urbica, la cinta muraria medievale, i suggestivi vicoli e la pieve di San Gaudenzio, ricca di opere in scagliola, che costituiscono un unicum in tutte le Marche. I visitatori saranno accompagnati in una passeggiata che partirà dalla porta di accesso del borgo, per poi raggiungere la piccola piazza antistante con la possibilità di visitare l’interno della torre portaia. Si proseguirà poi lungo via delle Mura, nella parte sud-est del borgo, raggiungendo ciò che resta del palazzo baronale. Attraversando il suggestivo sistema viario, si proseguirà per via Baldo, arteria principale del paese, che conduce all’antica pieve di San Gaudenzio dove si concluderà il percorso ad anello.

URBINO
Orto botanico dell'università di Urbino Carlo Bo

Apertura sabato 26 e domenica 27 marzo, dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18

L’Orto Botanico di Urbino è stato fondato nel 1809 sull’area che rappresentava l’orto maggiore del convento dell’ordine dei frati minori di San Francesco sin dal 1286, già orto dell’abbazia di S. Angelo; nell’anno di fondazione dell’Orto anche in Urbino, come nel resto delle Marche, governavano i francesi in seguito al trattato di Tolentino del 1797, che completava le clausole del precedente armistizio di Bologna il quale prevedeva la cessione ai napoleonici, da parte di papa Pio VI, di tutti i territori dello stato pontificio situati a nord di Ancona. In seguito a tali mutamenti politici, l’Università di Urbino era stata abolita e sostituita da un liceo convitto su stampo francese e nuovi docenti furono arruolati; tra questi Giovanni de Brignoli da Brunhoff, iniziato agli studi botanici dal marchese Palamède de Suffren, noto botanico friulano. De Brignoli ritenne fondamentale la creazione dell’orto per l’insegnamento della materia in ambito medico e agrario e si adoperò per arricchire l’area che gli era stata assegnata con piante autoctone e non, tanto che nel 1812 pubblicò il primo Catalogus Plantarum Horti Botanici Urbinatis. Durante le Giornate di Primavera 2022 si potrà vedere l’Orto botanico prima della riapertura stagionale, nella veste insolita dell’inizio della primavera. Si potranno visitare l’arboreto, con piante d’alto fusto; la serra realizzata nel 1813; i tre terrazzamenti con il Giardino dei Semplici, le diverse specie erbacee ed arbustive, le aiuole con piante che risalgono alla fondazione dell’orto. Verso l’uscita si vedrà la serra caldo umida con orchidee tropicali e altre specie.

CAGLI
Rocca del Duca Federico da Montefeltro e il grande inganno

Apertura sabato 26 e domenica 27 marzo, dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30

Con la sua struttura romboidale, avente due lati allungati con un alto puntone stretto da due piccoli torrioni e affilato come lama con, dall'altro capo, un mastio alto 35 metri a base triangolare, la Rocca è segno di potenza militare e al contempo è portatrice della nuova architettura che contraddistingue il tempo nuovo del Rinascimento di cui è fautore il duca Federico da Montefeltro. Un segretissimo “soccorso coverto” articolato in 365 gradini, che tanto ricorda i “bottini” dell'acquedotto di Siena a cui lavorò Francesco di Giorgio Martini, collega la Rocca al sottostante torrione. Una poderosa appendice fortificata passata alla storia per il “grande inganno” del Valentino, Cesare Borgia figlio di papa Alessandro VI, che espugnò la Rocca ai danni di Guidobaldo da Montefeltro, figlio del duca Federico, dopo essersi dichiarato suo fratello.

Il Torrione e lo “Scultore del cielo” Eliseo Mattiacci

Apertura sabato 26 e domenica 27 marzo, dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19

Il Torrione, progettato minuziosamente da Francesco di Giorgio Martini, è ciò che rimane dell'intero complesso fortificato di Cagli, probabilmente ascrivibile alla prima metà del Cinquecento. Con poca varietà di materiali impiegati, il Torrione ellissoidale è una mirabile espressione di come una struttura estremamente funzionale e poderosa, con murature che superano i tre metri di spessore, possa rappresentare al contempo un esempio di purezza architettonica. Più che una costruzione il Torrione appare al suo interno come una sorta di scultura, dove gli spazi si direbbero ricavati per sottrazione, quasi scavati all'interno di una montagna di pietra e mattoni. Da luogo militare nel 1989, grazie al determinante ruolo dell'artista Eliseo Mattiacci (1940 -2019), diviene un luogo d'arte dedicato alla scultura contemporanea con opere dei grandi maestri dell'Arte Povera, in larga parte progettate appositamente per questo luogo.


   

da FAI
Fondo Ambiente Italiano





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-03-2022 alle 08:19 sul giornale del 25 marzo 2022 - 7292 letture

In questo articolo si parla di pesaro, Villa Severi

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