PRC Pesaro: "Nebbia persistente sul futuro della sanità pesarese"

ospedale muraglia 2' di lettura 24/11/2021 - Dopo l'annuncio dell'addio all’ASUR regionale, con la prossima nascita di cinque ASL provinciali e con la certezza che il prossimo ospedale di Pesaro sarà costruito a Muraglia, possiamo dire che la politica sanitaria nel nostro territorio non è riuscita ad esprimere nulla di veramente nuovo: le priorità restano la mera riorganizzazione burocratica e i nuovi immobili.

Quel che è accaduto negli ultimi tempi a Pesaro non è bastato a convincere nessuno a convogliare investimenti rivolti al rilancio della medicina di base, all'incremento del personale medico ed infermieristico, all'acquisto di strumenti per la diagnostica, la cura e la riabilitazione dei pazienti, per la dotazione di risorse per i malati cronici, per l'assistenza domiciliare e fornitura di servizi e ausili per il mondo della disabilità.

Fermo restando che per il suo completamento occorreranno molti lustri, quando il nuovo ospedale di Muraglia sarà terminato cosa ci si metterà dentro? Resteranno risorse per tutto il resto? Noi pensiamo che tutto il dibattito politico sulle questioni immobiliari e burocratiche serva solamente a rinviare i problemi attuali più avanti nel tempo e che, nel frattempo, si apriranno ulteriori enormi possibilità di implementazione per la sanità privata.

Rileviamo una sostanziale continuità di scelte fra le giunte di centrosinistra e quella di destra attuale: l’ospedale nuovo di Pesaro, seppur ridimensionato quanto a volumi e posti letto, sorgerà in un’area con criticità dei terreni in frana, con rischio idrogeologico, con insufficienza delle aree disponibili comportanti una densità insostenibile delle cubature, con congestionamento del traffico veicolare, con relativo aumento dell’inquinamento da PM 10 (per il traffico urbano, il traffico proveniente dalla costa e da tutto l’entroterra), con ulteriore consumo di nuovo suolo, con posizione non baricentrica del sito rispetto alle esigenze delle popolazioni dell’entroterra, con un coinvolgimento nella “finanza di progetto” di soggetti privati potenzialmente condizionanti l’interesse pubblico e, ripetiamo, con una enorme dispersione di risorse per un cantiere edilizio di incerta e sicuramente non breve durata a scapito di investimenti in conto capitale per attrezzature e strumenti per diagnostica, cura e ricerca sanitaria (oltre alle risorse da destinare per il personale medico, infermieristico, ecc. ).

Possiamo anche ragionevolmente prevedere che il trasferimento del San Salvatore dal centro storico sarà anche il viatico per l’ennesima e colossale opera speculativa.

Non pensiamo di proporre modelli sanitari sconosciuti: nella piccola e vicina provincia di Rimini esistono ben cinque ospedali nel raggio di pochi chilometri, integrati e funzionanti secondo un razionale modello policentrico. I modelli sanitari marchigiano e pesarese dei prossimi decenni, se non si farà nulla per cambiare strada, resteranno gli investimenti immobiliari a lungo termine e un grande spazio, finanziato dalla finanza pubblica, alla sanità privatistica.

È questo quel che i pesaresi veramente vogliono?


da Partito della Rifondazione Comunista




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-11-2021 alle 18:14 sul giornale del 25 novembre 2021 - 5076 letture

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