A Pesaro per curare la figlia: il dramma, l'avvilimento, il coraggio di chiedere aiuto. "Mi sento trattato da essere inutile"

3' di lettura 22/09/2021 -

"La vera realtà di vivere a Pesaro e quella solo di una propaganda che nasconde i veri problemi di chi entra in una trappola e non ne viene più fuori", queste sono le parole di Michele, un padre giunto a Pesaro per fare curare la figlia.

"Siamo una famiglia composta da quattro persone, due ragazze, padre e madre - prosegue Michele - Una delle mie figlie dopo la pandemia viene colpita da una anoressia nervosa e vi posso garantire che nella mia famiglia si apre un calvario senza precedenti, lo può capire solo chi ne fa parte. A questo punto mi attivo alla ricerca di un centro per disturbi alimentari nella mia regione campana ma l'immenso intasamento e al collasso fino ad una attesa minimo di quattro cinque mesi. Dopo tutti i tentativi, risultati inutili nella mia regione, a questo punto decido di chiamare il Galantara di Pesaro e ringraziando Dio mi danno un appuntamento, da premettere che mia figlia mi sveniva giornalmente.

Finalmente giunge il giorno della visita e così si comincia a vedere qualche risultato positivo, ma i dottori mi dicono che il percorso sarà lungo. A questo punto decido di seguire e tentare di salvare sia mia figlia e sia il resto della famiglia dopo quasi un mese trascorsi tra hotel, agriturismi, b&b, fino al punto di aver finito tutte le mie risorse economiche e perfino prestiti, devo cercare sia aiuto che un alloggio e qui che comincia il dramma, apocalisse, l'avvilimento, il coraggio di chiedere un aiuto a tutti.

Mi sono rivolto al primo cittadino scrivendolo un mail.. è vero, mi hanno risposto di rivolgermi all'ufficio casa, ma la risposta secca incerta e in controsenso mi devasta pienamente il buon senso, l'amore a credere nelle istituzioni, cioè come si può avere una residenza senza poter avere un alloggio pagando un fitto oneroso. Mi sono rivolto a più associazioni chiedendo aiuto Caritas, servizi sociali, e per fino all'Arcidiocesi e quant'altro per fino ad un prete ma nessuno mi ha dato ascolto concreto mi hanno chiuso tutti la porta in faccia.

Con questo vorrei che si riflettesse un po' quando si fa propaganda, di non mettere nel mezzo i deboli e gli umili, trasformando tutto in veri affari selvaggi dove è coinvolta la maggior parte dell'opinione pubblica. Spero che questo possa arrivare a tutti quelli che portano questo vagone sociale e si adoperassero veramente. Mi sento trattato da essere inutile sia in questo paese che in questa società. Ringrazio alla redazione che spero mi permetterà di raggiungere chi mi umilia",
così si conclude la lettera di Michele, un uomo, un marito e soprattutto un padre che vuole fare ciò che qualsiasi padre farebbe..salvare la figlia a la propria famiglia.

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Questo è un articolo pubblicato il 22-09-2021 alle 11:49 sul giornale del 23 settembre 2021 - 37716 letture

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