Sanità, Biancani: “Nessuna garanzia sul mantenimento dell'Azienda Ospedaliera Marche Nord"

 Marche Nord ospedale pesaro 7' di lettura 13/08/2021 - La Giunta Regionale nelle ultime settimane ha compiuto due passaggi molto importanti in termini di sanità. Prima di tutto ha modificato il Piano Socio-Sanitario regionale e successivamente ha presentato un nuovo Masterplan per l'edilizia ospedaliera.

Dal dibattito in Consiglio regionale e dalla lettura comparata dei due documenti a mio avvisto emerge il ritorno ad una sanità Ancona-centrica e un netto taglio di investimenti sul nostro territorio.

Il nuovo piano socio-sanitario prevede comunque la costruzione di un nuovo ospedale a Pesaro, ma nella nuova formulazione è sparito il riferimento all'Azienda Ospedaliera Marche Nord.

Mentre nella precedente versione del Piano, si parlava di Nuovo Ospedale Marche Nord, oggi con questa modifica si parla di un generico nuovo ospedale a Pesaro. In questo modo non è chiaro quale sarà il futuro dell'Azienda Ospedaliera e che tipo di servizi darà il nuovo ospedale. Se prima, infatti, era chiaro che si pensasse ad un nuovo ospedale gestito dell'Azienda, che per le sue capacità di razionalizzazione di costi e personale ha potuto garantire l'attivazione e il funzionamento di tante specialità sanitarie anche ad alta complessità; oggi, l'assenza di un richiamo all'azienda non dà garanzie sul suo mantenimento.

Smantellare l'Azienda vuol dire che gli ospedali di Pesaro e Fano invece di essere due poli di un'unica struttura, ritorneranno due ospedali distinti e che tutte le figure amministrative e medico-sanitarie saranno da raddoppiare e soprattutto che non ci saranno garanzie sulla capacità di mantenere le specialità cliniche ad alta complessità che attualmente l'azienda gestisce quali: neurochirurgia, neuropsichiatria infantile, emodinamica, ematologia, radioterapia, chirurgia specialistica al seno.

Per questo ho presentato, un emendamento sottoscritto anche da Micaela Vitri e dal gruppo PD, per ribadire l'esistenza dell'azienda e la capacità della nuova struttura di accogliere le specialità complesse esistenti e anche quelle che si vorranno e potranno attivare in futuro, a integrazione delle specialità degli ospedali di Ancona. L'emendamento è stato bocciato e durante la discussione è emersa la volontà, da parte di una parte della maggioranza, di favorire una sanità Anconacentrica, dove tutte le specialità ad complessità siano concentrate solo ad Ancona, mentre nel resto della regione resteranno solo i reparti di base. Questo non è solo un danno per il nostro territorio, ma rischia di esserlo per tutta la Regione, perchè non si riuscirà ad arginare la mobilità passiva verso strutture extraregionali, che per le Marche sono un costo enorme. Infatti, Ancona, ha già, da anni, numerose eccellenze e ha già dimostrato che, nonostante questo, non è realmente in grado di fermare la mobilità passiva, soprattutto del nord. Proprio da questa problematica nacque l'idea di un ospedale a nord della regione, che fosse in grado di attivare tutte quelle specialità che, per popolazione, le Marche possono attivare, in almeno 2 ospedali, per provare a frenare realmente la mobilità passiva verso l'Emilia Romagna.

Con la messa in discussione dell'Azienda e nessun riferimento specifico al tipo di servizi e reparti di cui si vuole dotare il novo ospedale, questo, invece di diventare il punto di riferimento degli ospedali della provincia, per tutte quelle patologie che necessitano di interventi e cure specialistiche, diventerà un ospedale come gli altri, che dovrà far riferimento ad Ancona per le cure più complesse.

Va precisato che, ad oggi, nemmeno l'Azienda Marche Nord ha invertito il flusso della mobilità passiva, ma ciò è dovuto all'assenza di un ospedale nuovo e di eccellenza, che inizialmente doveva essere realizzato poco dopo la nascita dell'azienda. L'azienda ha quindi dovuto gestire personale e servizi su ben tre plessi distinti. Eravamo finalmente arrivati vicini all'obiettivo di dotare l'azienda di una struttura adeguata, anche a sviluppare ulteriori eccellenze, e invece stiamo rimettendo tutto in discussione, azienda compresa.

Un altro nodo importante è quello dei posti letto che spettano alla nostra provincia. A livello nazionale la norma stabilisce 3,7 posti letto per ogni 1000 abitanti, il totale è regionale, e poi la Regione li ripartisce. Visto che si modificava il Piano socio-sanitario, ho presentato un secondo emendamento per chiedere un riequilibrio territoriale dei posti letto. Ad oggi, infatti, la provincia ha meno di quanto le spetterebbe, circa 350 posti letto in meno rispetto ai 3,7 ogni 1000 mille abitanti. Se avessero approvato l'emendamento, la ridistribuzione dei nuovi posti letto avrebbe portato nella provincia di Pesaro Urbino un numero di posti adeguato alla nostra popolazione e sufficienti a garantire i posti letto necessari a tutte le strutture del territorio. La bocciatura di questo emendamento mi pare un’ulteriore prova della volontà di penalizzare la nostra provincia.

È evidente che quello a cui la maggioranza lavora non è un progetto più vasto di quello precedente, bensì un progetto a ribasso, che non contiene posti letto in più e che mette in discussione sia le specialità già presenti nel territorio sia quelle che l'Azienda Marche Nord avrebbe potuto attivare oltre ad Ancona.

Il nuovo Masterplan dell'edilizia ospedaliera, se si analizzano le risorse stanziate, sembra confermare che, nonostante le promesse, la nostra provincia e tutte le sue strutture saranno penalizzate rispetto ai piani del precedente governo regionale. Il Masterplan prevede, difatti, per la nostra provincia, circa 168 milioni di euro di investimenti, quando la precedente pianificazione ne prevedeva 240 per l'ospedale di Pesaro, più tutti i milioni previsti per le altre strutture sanitarie della provincia. Questo vuol dire, non solo, che anche economicamente il progetto è a ribasso, ma anche, che i soldi destinati a Pesaro non sono stati ripartiti sugli ospedali provinciali, ma sono andati altrove. Rispetto agli ultimi 5 anni si investirà meno in tutto il territorio. Su Urbino, nel nuovo Masterplan si prevedono 7,2 milioni, tra l’altro già previsti nella vecchia pianificazione. Va detto che nei 5 anni precedenti, su Urbino, abbiamo investito più di 15 milioni. Su Fano si prevedono 11,7 milioni di investimenti. Negli scorsi 5 anni ne abbiamo investiti circa 16 tra strutture e attrezzature. In pratica, nonostante le grandi risorse in arrivo da Europa e governo, non solo si prevedono molte meno risorse, sia su Pesaro che sulla provincia, ma, addirittura, si prevedono investimento inferiori rispetto a quelli fatti dal precedente governo regionale, per le strutture sanitarie dell'intero territorio provinciale. Queste risorse, oltre ad essere inferiori, vanno tra l'altro a finanziare interventi già previsti dal precedente governo regionale, quindi, per le strutture sanitarie della provincia, non, in realtà, non ci sono novità.

A questo triste quadro si aggiunge quello che forse è il problema più grande, anche se viene spesso sottovalutato, che è la carenza di personale infermieristico e medico che affligge, in questo momento, la nostra sanità pubblica, colpendo in particolare le strutture minori, che devono anche fare i conti con la normativa nazionale che prevede l'attivazione di specialità cliniche e relativi reparti in numero limitato per ogni territorio, sulla base della popolazione.

Quindi, creare in provincia, tre ospedali distinti e identici, vorrà dire metterli in competizione per personale e specialità, con il rischio che a farne le spese maggiori siano Urbino e le altre strutture dell’entroterra, che, nonostante la loro funzione strategica, non avrebbero i numeri per concorrere con due ospedali identici, sulla costa.

Il futuro della sanità del nostro territorio mi preoccupa e, per il bene della nostra comunità, mi auguro di sbagliare. In campagna elettorale si sono sentiti diversi attacchi alla carenza di investimenti in sanità e tante promesse per il suo rilancio nel nostro territorio, ma, dopo quasi un anno, ci sono stati consegnati progetti e investimenti a ribasso rispetto ai precedenti.

Temo che, almeno in sanità, l'unica specialità che resterà in provincia sarà quella di vendere fumo, senza fare i conti con norme e vincoli previsti dalla legge, prevedendo addirittura ben sette ospedali nella nostra provincia, che l’attuale normativa non consente.


da Andrea Biancani
Consigliere Regionale 





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-08-2021 alle 20:19 sul giornale del 14 agosto 2021 - 1819 letture

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