Emergenza abitativa: tanti sfratti e poche case popolari

case popolari 4' di lettura 28/07/2021 - In un momento di grave difficoltà come quello attuale, in cui si cominciano a revocare il blocco dei licenziamenti e quello degli sfratti, secondo Andrea Zucchi di Art.1 e Pino Longobardi dell’Unione inquilini, il rischio di emergenze sociali, come quella abitativa, diventa quanto mai allarmante.

Risulta quindi assolutamente assurda la scelta, da parte di chi governa la Regione, di una revisione delle politiche abitative, prodotta senza confronto con le altre forze politiche, ed anche sociali e sindacali, come quella appena emanata. O meglio, tale scelta tradisce e rivela in maniera lampante le motivazioni meramente ideologiche che ne stanno alla base, rivolte ancora una volta ad alimentare da un lato le divisioni all’interno della società, e dall’altra a strizzare l’occhio a determinate categorie. Come spiegare altrimenti la concessione di un terzo delle case popolari indipendentemente dal reddito, a determinate categorie, ed al contempo l’introduzione di elementi restrittivi, come quelli che pretendono dagli stranieri l’obbligo di presentare documentazione – come quella su beni e proprietà detenuti all’estero, che sappiamo benissimo non avere, o essere irrisori - in realtà impossibile da reperire nella maggior parte dei casi?

E’ notizia di oggi che il Tribunale di Torino ha accolto un ricorso contro la Regione Piemonte per una identica situazione, stabilendo che sia discriminatorio richiedere ai soli stranieri di produrre documentazione aggiuntiva, oltre che di difficile o impossibile assolvimento, ed obbligando la Regione stessa a prendere in esame le domande di alloggi di stranieri che non ne sono in possesso. Già la Corte d’Appello di Milano aveva giudicato in identica maniera le norme applicate dal Comune di Sesto San Giovanni, che non aveva ammesso autocertificazioni ma solo la produzione di documenti ufficiali che dichiarino per gli stranieri l’assenza di proprietà all’estero per ogni membro familiare, ponendo a carico degli stessi un onere documentale non richiesto ai cittadini italiani.

O ancora, se non bastasse, il 20 Luglio 2021 la Corte Costituzionale ha dichiarato, in merito al gratuito patrocinio, che gli stranieri non hanno obbligo, sempre per i suddetti motivi, di presentare certificazione, bastando una autodichiarazione. Già un decreto, del 21 Ottobre del 2019, dei ministri delle Politiche Sociali e degli Esteri, a proposito di reddito di cittadinanza, elencava una lista di soli 19 paesi esteri in tutto il mondo, per cui è possibile avere documenti attestanti il valore del patrimonio immobiliare posseduto all’estero; si noti che in questa lista non c’è nessuno dei paesi di maggior provenienza dei migranti in Italia (per l’Africa ad esempio c’è il solo Ruanda!).

Andrea Zucchi di Art.1 e Pino Longobardi dell’Unione inquilini invitano la giunta ed il consiglio regionale a rimettere mano alla legge, eliminandone le parti discriminatorie, ed allo stesso tempo, grazie anche ai fondi in arrivo con il PNRR e non solo, a concentrare gli sforzi sugli investimenti per creare nuova edilizia popolare e housing sociale, come per la ristrutturazione di tante case popolari, che sono ai limiti dell’abitabilità. Ad esempio, si è effettuata una mappatura scrupolosa degli edifici pubblici dismessi, riconvertibili ad edilizia sociale e popolare? La volontà dev’essere quella di ricomprendere nell’alveo dell’edilizia popolare e sociale tutti quelli che ne hanno reale bisogno, e non certo quella di trovare escamotage per lasciare fuori qualcuno a discapito di qualcun altro!

Tantissimi sfratti per morosità incolpevole sono imminenti o addirittura già cominciati, tra le finestre di luglio, ottobre e gennaio: dove andranno queste persone? Si è pensato a soluzioni ponte per accoglierli dopo gli sfratti, in attesa che trovino altra sistemazione, confrontandosi con le strutture ricettive del territorio? Quanti saranno costretti a vivere in auto, o a cercare di rioccupare altri edifici?

Il problema non sono gli stranieri inseriti nelle liste di edilizia popolare, ma un numero di case popolari insufficiente, ed anche un mercato degli affitti che presenta scarse soluzioni a cifre contenute, e questi due elementi, combinati, finiscono per tagliare fuori sia chi è sotto la soglia di povertà, che anche chi ne è subito sopra.


da Art. 1 MDP

Movimento democratico progressista





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-07-2021 alle 18:48 sul giornale del 29 luglio 2021 - 1439 letture

In questo articolo si parla di attualità, pesaro, case popolari, edilizia residenziale pubblica, comunicato stampa

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