Ddl Zan: dall'opposizione di Vallefoglia e dal Popolo della Famiglia un "no" secco

3' di lettura 05/05/2021 - Fronte comune contro il ddl Zan tra i consiglieri di opposizione del Comune di Vallefoglia e il Popolo della Famiglia.

È un no secco senza appello quello pronunciato da Carla Nicolini e Paolo Borlenghi, consiglieri comunali della lista centro-destra per Vallefoglia, insieme a Fabio Sebastianelli, coordinatore regionale del Popolo della Famiglia, rispetto al disegno di legge presentato dall'on. Alessandro Zan in materia di "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi basati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità".

Affermano Carla Nicolini e Paolo Borlenghi: “L'oscad (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori, organo citato e riconosciuto anche dal ddl Zan ) segnala 319 casi di violenza o discriminazione omofobica in Italia dal 2010 al 2019. Trecentodiciannove in nove anni! I numeri parlano chiaro: non esiste emergenza omofobia nel nostro Paese. Verremo censurati anche su argomenti come, ad esempio, i principi non negoziabili, garantiti da ovvie fondamenta costituzionali di libertà di pensiero. Argomenti che, come cittadini e come consiglieri comunali, sosteniamo.

Il ddl Zan punta solo a tappare la bocca a chi la pensa diversamente, continuano. Nell'art 4 (aggiunto per dare una parvenza di democrazia) è scritto: "ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonchè le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purchè non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti"

Ma quali sono le opinioni idonee a determinare atti violenti o discriminatori? Il reato, nel codice penale, ha sempre una definizione precisa. In questo caso invece la decisione se chi esprime un' opinione commetta reato o no è lasciata al giudice. Sottolineiamo la parola opinione, perchè dopo l'aggiunta di questo articolo è chiaro che si vuole ristabilire il reato di opinione istituito nel 1926 con le leggi fascistissime”.

"Se sarà approvato il ddl Zan, sarà considerato discriminazione lasciare un detenuto uomo, che dichiari di sentirsi donna, in un carcere maschile?” Questo si chiede Fabio Sebastianelli. “In Canada – continua- paese in cui vige nell'ordinamento giuridico l'equivalente del ddl Zan, un detenuto che affermi di percepirsi donna deve essere trasferito per legge in un carcere femminile. Da quando sono iniziati questi trasferimenti, nelle carceri femminili canadesi, si sono verificati numerosi casi di violenza sessuale e fisica verso le donne detenute, con conseguenti gravidanze e malattie sessualmente trasmissibili.

Sempre in Canada poco tempo fa, Rob Hoogland, un papà che si è dichiarato contrario, per tutelare la salute fisica e psicologica della figlia, al bombardamento di ormoni maschili sulla stessa, e ha continuato ad appellarla al femminile, è stato condannato e imprigionato, sempre grazie all'equivalente del ddl Zan, per violenze familiari.

Il Popolo della Famiglia si oppone fermamente, insieme a chiunque voglia sostenere questa battaglia, a questa legge incostituzionale liberticida e discriminatoria, verso tutti quei cittadini che non sono tutelati dalla stessa, in violazione dell'art 3 della nostra Costituzione e chiede ai partiti di cdx al momento al Governo del Paese, che a parole dicono di essere contrari al disegno di legge, di fermarlo. Anche annunciando, se fosse necessario, la crisi di Governo. "






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-05-2021 alle 09:27 sul giornale del 06 maggio 2021 - 1691 letture

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