Cinghialai sul piede di guerra: "Siamo noi a limitari i danni. Se non ci ascoltate il prossimo anno ci fermiamo"

caccia al cinghiale 3' di lettura 30/10/2020 - Siamo arrivati ad una nuova apertura della caccia al cinghiale con le problematiche di sempre e con l’aggiunta di nuove preoccupazioni dovute dalla situazione globale che ci sta sconvolgendo da molti mesi.

In questo anno che accumulava una serie di scadenze Regionali, nonostante il Nostro impegno costante sulle tematiche che avrebbero dovuto agevolare l’attività venatoria in braccata al cinghiale (vedi togliere l’orario di inizio alle 10, la tabellazione di un’area all’alba per poter cacciare senza che nessuno abbia disturbato i cinghiali, eliminare le onerose somme di denaro chieste ad ogni squadra per il pagamento dei danni dei cinghiali) queste, non sono state ascoltate.

Quando tutti sanno che non sono i cacciatori che hanno creato le condizioni per l’aumento dei cinghiali sul territorio bensì la chiusura di parchi, oasi, zone di rispetto e quant’altro che ha tolto gran parte del territorio alla caccia e inoltre l’agricoltura intensiva e sfrenata che ha fatto aumentare la superficie boscata del 40 % negli ultimi trent’anni abbandonando territori meno redditizi sia in montagna che in collina.

Invece sono i cacciatori e le squadre al cinghiale che con la loro dispendiosa attività (troppe volte bistrattata) che tolgono più di 3000 cinghiali all’anno dal territorio (vedi dati abbattimenti in fondo alla seconda pagina), che si impegnano senza nessun dovere a limitare i danni con azioni di controllo con l’ausilio di recinzioni in zone dove occorre, che intervengono con azioni mirate in tutto il periodo dell’anno.

Non ci stiamo ad essere penalizzati in questo modo e pertanto se per questa annata di caccia non siamo riusciti ad essere ascoltati, propongo a tutte le squadre qualora con il nuovo assessore alla caccia non riuscissimo a modificare questa situazione, che per il prossimo anno ci fermiamo e non ritiriamo il materiale per andare a caccia fino a che le nostre richieste vengano prese in considerazione.

Un problema grande, oserei dire enorme, è arrivato con questa maledetta pandemia che ha gettato tutti noi nell’incertezza del domani, facendo circolare minimizzazioni che rappresentano tale fenomeno come una banale influenza, che non lo è e io lo so bene che ho avuto morti in casa, per cui raccomando a tutte le squadre di agire con la massima prudenza rispettando quelle regole che sono a conoscenza di tutti, sanificazione periodica dei locali comuni (case di caccia), liquido sanificante per le mani sempre a disposizione in abbondanza e munirsi di un termo scanner per la misurazione della febbre.

Gli altri anni quanti di noi al mattino avevano una mezza influenza e qualche linea di febbre ma dopo una bella camminata e una abbondante sudata la sera stavano da Dio, in queste condizioni non possiamo avere dubbi, ne va dell’incolumità di tutti chi ha la febbre deve restare a casa. Si fa un gran parlare di due fenomeni di attualità, la pseudo rabbia e la PSA che altro non è che la peste suina africana. La prima c’è sempre stata ma è rarissima e colpisce i cani che laccano il sangue di un animale infetto, non c’è cura e i cani muoiono quindi meno fate insistere i cani sulle spoglie degli animali è meglio è, la seconda è un epidemia che in Italia non esiste, si è riscontrato un caso in Belgio di un animale trovato morto per il resto non ci riguarda direttamente, ma saremo pronti se ne venisse necessità a monitorare il territorio (e chi meglio dei cacciatori può farlo, non certo gli ambientalisti da tastiera!!).

Chiudo augurando a tutte le squadre un caloroso in bocca al lupo, e mi raccomando la prudenza, le nuove difficoltà non devono farci dimenticare la Vecchia e saggia prudenza.


da Comitato provinciale cinghialai
                  Pesaro-Urbino





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-10-2020 alle 10:46 sul giornale del 31 ottobre 2020 - 2289 letture

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