Ponte via La Marca, GruppoZero: "Dubbi sulle prove di carico della struttura"

ponte via La Marca 3' di lettura 16/07/2020 - Il “Ponte di via La Marca” rappresenta l’opera che in questi ultimi tempi ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica per i grandi disagi che ha generato nella direttrice Pesaro-Fano, disagi che si sono riverberati sull’intera viabilità cittadina.

Tra ritardi fisiologici, disorganizzativi e programmatici, si è giunti alla riapertura della Statale Adriatica, apertura che poteva essere sensibilmente anticipata qualora si fosse utilizzato il periodo del lockdown in maniera opportuna. Ma il tema “ritardo”, leitmotiv di tutte le opere pubbliche che si realizzano in questo comune, rappresenta ormai un argomento logoro, ragione per la quale riteniamo molto più interessante valutare la “freatta” con la quale sono state compiute le ultime opere e gli ultimi adempimenti di quel tratto di ponte.

In particolare, trattandosi di un’opera importante, riteniamo opportuno rivolgere al Comune di Pesaro i quesiti tecnici che seguono, confidando in risposte tecniche di tecnici esperti:

1- Come è stato possibile aver effettuato le prove di carico della struttura ad appena 4/5 giorni dal getto di completamento del solaio, quando l’art. 9.2 delle NTC 2018, recita “I materiali degli elementi sottoposti a collaudo devono aver raggiunto le resistenze previste per il loro funzionamento in esercizio”?. ( Resistenze che il calcestruzzo raggiunge dopo 28 giorni di maturazione.)

2- Il Collaudo Statico delle opere realizzate è stato depositato presso i competenti uffici regionali come prescritto dal punto 9.1 delle NTC2018 prima dell'apertura al traffico del ponte su via La Marca?

3- Le prove di carico effettuate il giorno 13 luglio sono quelle documentate dall’assessore Enzo Belloni sul proprio profilo Facebook?

4- I pannelli in cls che rivestono i setti di sostegno dell’impalcato hanno funzione strutturale?

La storia del “Ponte di via La Marca”, non ci fornisce solo perplessità tecniche, ma anche alcune certezze inconfutabili meritevoli di attenzione:

A) MESSAGGIO SICUREZZA, FUORVIANTE. L’intervento realizzato riguarda solamente un tratto del cavalcaferrovia, ragione per la quale la percezione diffusa di aver posto il ponte in sicurezza risulta completamente fuorviante.

B) MANCATO ASCOLTO Dopo anni di segnalazioni espresse dai cittadini, sistematicamente ignorate da questa PA, le Perizie tecniche svolte da studi specializzati hanno evidenziato la fondatezza dei timori manifestati. Da qui la necessità di svolgere le opere in fretta e senza alcun coordinamento con le Ferrovie dello Stato. Una sinergia che avrebbe permesso di programmare l’integrale rifacimento del ponte, ottimizzando tempi realizzativi, struttura, funzionalità e costi economici.

C) PERSA ENNESIMA OCCASIONE STORICA: il cavalcaferrovia nasce circa settanta anni fa, con un progetto incerto e incompiuto che ha completamente ignorato le implicazioni sulla viabilità a terra. Con l’intervento appena compiuto, si è persa un’occasione storica per correggere le lacune native, ampliando il sottopasso e quindi realizzando una piattaforma stradale dotata di due sensi di marcia con relativi percorsi ciclo-pedonali. Operazione che avrebbe reso la viabilità più sicura, nonché più fluida grazie all’eliminazione del semaforo.

Ergo: a questa città non servono inutili proclami, ma progetti di qualità che si traducano in opere sicure e funzionali capaci di migliorare lo status quo e soddisfare le esigenze presenti e future di questa comunità.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-07-2020 alle 10:13 sul giornale del 17 luglio 2020 - 2138 letture

In questo articolo si parla di attualità, ospedale unico, Gruppo Zero, comunicato stampa

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