Lettera alla moglie infermiera e al personale sanitario: "Di fronte alla morte perdete, ma non vi arrendete"

4' di lettura 30/03/2020 - Se di giorno dobbiamo restare a casa, di notte dobbiamo riuscire a dormire, ma non per tutti è facile. In tempo di coronavirus sono tanti i pensieri che girano in testa, soprattutto se hai un tuo caro che lotta contro il covid-19, paziente o personale sanitario che sia.

Ed è proprio in una di queste notti insonni che Bruno, residente a Soria, marito di Roberta, infermiera al San Salvatore di Pesaro, ha deciso di scrivere "due righe" dedicate alla moglie, agli infermieri, ai medici, ma anche a tutti coloro che indossano una divisa al lavoro e sono sempre pronti a curarci, proteggerci e salvarci.

"Stasera ho pregato insieme ai nostri figli, per i nostri cari, per gli amici che stanno vivendo e lottando con forza questo nemico tanto subdolo, silenzioso, invisibile. Abbiamo pregato per i loro cari in ospedale, non confortati certo da un congiunto; un figlio, un fratello, un padre o una madre, una moglie, ma al proprio capezzale "hanno solo” e ”sono solo” assistiti per questo subdolo infimo maledetto Covid-19.

Questo Virus che arriva fino a toglierti il respiro e vorresti avere lì con te un tuo affetto non certo una sconosciuta o uno sconosciuto, che siano operatori socio sanitari, infermieri, medici... anche loro... nelle loro case, in famiglia, sono tutti mamme, papà, fratelli, e figli ...o nonni. Come è mamma e moglie Roberta la mia Amorrrr... che ogni giorno lavora in ospedale, ed ogni giorno, nel cuore, insieme alle preoccupazioni che comporta il suo lavoro, porta a casa ognuno degli assistiti che accudisce e segue al meglio delle proprie forze non solo per competenze capacità o risorse, ma perchè dietro quei respiratori, ci sono e, rivede negli occhi di un paziente, i genitori, i nonni, i figli, i fratelli, che ogni operatore sanitario ha anche a casa o che potrebbe avere nel letto o nella stanza di quello stesso ospedale o di un ospedale fuori provincia, perché non ci sono più posti letto.

Non ha simpatie o antipatie caratteriali non fa distinzioni personali o sociologiche. Sars corona virus Covid-19, arriva senza bussare, forse solo una porta lo può fermare. Restando a casa possiamo aiutare! Possiamo aiutare Roberta e tutti i colleghi del Pronto Soccorso e d’Iitalia... Loredana... Simonetta ... Michela ... Maurizio... Stefano ... Cristiana ....restando a casa.

E perché No... pregare....perché in queste sere alle 18:00, sui terrazzi abbiamo ballato, cantato, brindato, ma non è bastato, e allora perché No... ieri sera ... abbiamo pregato per la nostra mamma .... che come ogni collega ormai nel mondo possa, tornando a casa, trovare la serenità, la forza, il bene, l’amore e il conforto della famiglia per riprendere poi, il giorno dopo, il proprio turno, con la speranza, la consapevolezza, la certezza di dare il meglio di se, perché dietro quel respiratore... ogni giorno in quegli occhi ... c’è un genitore, un nonno, un figlio, un fratello nel letto d’ospedale che ha la propria famiglia a casa come noi... che spera e prega da casa... e confida che vada tutto per il meglio... come prego io per loro, per mia moglie.

Nel letto, mentre la Robi faceva la notte, abbiamo pregato e sostenuto la mamma anche con un sorriso in più, un disegno, un cuore sul letto. Perché purtroppo succede che quando non va tutto bene, anche l'operatore socio sanitario, l’infermiere, il medico...purtroppo ancora inerme davanti alla morte... perde. Ma non si arrende.

Perde un po’ di se stesso, ogni giorno, e trovarsi ad affrontare questo lavoro oggi, per chi come missione ha scelto di fare questo, aiutare chi cerca aiuto in malattia e nel momento più difficile del bisogno, è davvero difficile, perché dentro ti logora e abbatte".


Da Bruno, Valentina, Filippo e Lorenzo.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-03-2020 alle 10:30 sul giornale del 31 marzo 2020 - 9059 letture

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