Lavoro, Rossini UILM: "Non si usa più premiare i bravi, si favoriscono sempre i disonesti"

saldatore 4' di lettura 18/12/2019 - Una telenovela degli anni novanta era intitolata “Anche i ricchi piangono”, mentre oggi sembra che a piangere siano solo i poveri perché, vada come vada, i ricchi hanno preso l’abitudine di scaricare i rischi del fare impresa sugli operai”, dichiara Paolo Rossini, segretario provinciale UILM Pesaro.      

E prosegue: “Anche quest’anno i disonesti di cui è piena l’Italia si sono arricchiti a discapito delle persone serie e che rispettano le regole; come ogni anno, anche a fine 2019 vedremo pubblicate numerose statistiche per convincerci che il mondo del lavoro ha numeri in calo e che pertanto non ci saranno soldi e diritti da dare ai lavoratori nemmeno il prossimo anno, mentre sarebbe più giusto, a mio avviso, dire che il mondo del lavoro regge grazie ai sacrifici dei lavoratori e che, in molti casi, stanno aumentando sempre di più i profitti nelle tasche degli imprenditori.

Mi piace ricordare”, incalza Rossini, “che nel 2008 più che una crisi c’è stato un assestamento del mercato verso il basso e da quegli anni si è diffusa l’idea che l’unico modo per mandare avanti le imprese è costringere sempre di più i lavoratori a tirare la cinghia, in un paese nel quale le parole “welfare” e “sicurezza” riempiono le bocche di molte persone, ma senza avere concretezza nella realtà industriale perché a farla da padrone nelle aziende non è il benessere e la salute di chi ci lavora, ma sempre e solo il dio denaro.

Credo che gli imprenditori che hanno fatto grandi le aziende del pesarese, come pure quelle marchigiane e più in generale quelle italiane, spesso sono partiti da zero, rimboccandosi le maniche e faticando, scommettendo non solo i loro averi, ma anche il futuro dei loro figli; oggi invece ci troviamo di fronte a tanti manager in giacca e cravatta che parlano un linguaggio standardizzato, infilando nei loro discorsi una parola di inglese mal pronunciata ogni tre d’italiano perché nel mondo di oggi fa molto personaggio di successo, i quali, anziché aumentare la competitività della loro azienda con gestioni volte a tagliare le spese non necessarie anche ottimizzando le lavorazioni, eliminando gli sprechi e snellendo il lavoro, assecondano i loro padroni, sempre più convinti che l’unica voce da ridurre sia il costo del lavoro, come se non fosse evidente che chi si alza ogni mattina per andare al lavoro non contribuisca attivamente al benessere dell’azienda e della collettività.

Nel frattempo, mentre in Italia lo spirito di sacrificio è passato dal “padrone” al dipendente tramite una sorta di lavaggio collettivo dei cervelli derivante da quanto detto prima, e porta ancora molte persone a credere che solo rimanendo al lavoro oltre l’orario normale, pagato ma spesso anche no, si possa dimostrare di voler bene alla propria azienda, nei paesi più civili si va nella direzione di lavorare meno e lavorare meglio; in alcuni paesi stanno sperimentando la settimana lavorativa con orario spalmato su 4 giorni e i dati, emanati dalle stesse aziende, confermano che riducendo la settimana lavorativa e conquistando più tempo da spendere in attività extra lavoro, la produttività aumenta notevolmente; in Italia ancora siamo lontani anni luce da questa mentalità perché il padrone vuole avere tutti i dipendenti sempre sotto controllo e per tutto il giorno, mentre i suoi manager si riempiono la bocca di parole come “smart working”, lette sulle riviste di economia o imparate ai corsi di formazione, dalla cui realizzazione sono distanti anni luce.

In conclusione”, prosegue il segretario della UILM Pesaro, “occorre sottolineare che il concetto di merito è ormai cancellato, non si usa più premiare i bravi e gli onesti, il sistema Italia favorisce sempre e soltanto i furbi e i disonesti. Inoltre, forse negli anni si è persa quella voglia di lottare che apparteneva ai nostri genitori/nonni, visto che i diritti del mondo del lavoro non sono piovuti dal cielo, ma sono stati conquistati con le lotte e a volte anche il sangue. Forse sarebbe opportuno ripartire dalla base, ripensare anche il sistema scolastico magari reintroducendo l’educazione civica per tornare a studiare quei valori quali il rispetto, l’educazione alle leggi, il senso civico di cui oggi si ha solo un vago ricordo.”






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-12-2019 alle 00:43 sul giornale del 19 dicembre 2019 - 2109 letture

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