Comunità Imprevisto, Festa delle dimissioni per 12 ragazzi

6' di lettura 18/12/2019 - Si è svolta, come tradizione, all'hotel Flaminio l'annuale "Festa delle dimissioni 2019" dei giovani, sei maschi, altrettante femmine, che hanno compiuto il loro percorso in seno alla Comunità Terapeutica Educativa "Imprevisto".

Il titolo di quest'anno è stato: "Sulle spalle dei giganti". Inizialmente le ragazze del Tingolo, guidate da Lucia Ferrati, hanno letto brani, mentre i ragazzi di tale Comunità, sotto la guida di Gilberto Santini, li hanno esposti a braccio - entrambi con particolare disinvoltura - tratti dall'opera "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni. Meritati applausi.

Il dirigente della "Comunità Imprevisto", Silvio Cattarina, nel suo breve intervento, ha, fra l'altro, ringraziato di cuore tutti i presenti, in particolare, i vecchi ragazzi ed i vecchi genitori che non intendono disertare questa manifestazione, ciò che conferisce una grandissima forza a tutti gli operatori a proseguire nella loro quotidiana attività. Un partecipato saluto a tutte le autorità ed ai tanti amici. Un commosso ricordo al torinese Cesare Vigliani, assistente sociale scomparso, un grande cuore, un amico, un esemplare padre dei ragazzi. Pure gli insegnanti dovrebbero rivestire per quanto possibile comportamenti genitoriali. Il grido che nasce dal dolore dei giovani che vogliono incontrare una produttiva e positiva esperienza, deve essere sempre raccolto, abbracciato, esso sta a ricordarci le nostre inderogabili responsabilità. Quanto realizziamo deve avere un senso valido, universale, fecondo nel tempo, ciò che è stato proprio di care figure cittadine scomparse, ma rimaste indelebili nel nostro cuore.

Sono seguite le testimonianze dei giovani dimissionari. Tante le frasi pronunciate che lasciano il segno. All'inizio si è convinti di avere sempre pronte in tasca le risposte esaurienti alle molteplici domande, si vogliono fare nuove esperienze, ci si getta nell'ambito delle droghe, prima quelle leggere, poi, quelle pesanti e si abbonda nel consumo di alcol, divenendo inevitabilmente dipendenti. Ci si sente all'inizio dominatori, in preda ad una felicità che è solo, però, apparente, poi, lentamente inizia il crollo, lo sgretolamento, la prostrazione e si arriva al punto, in cui ci si rende conto dell'illusione subita, della sensibilità ferita, della propria fragilità, talora della propria timidezza, si avverte uno stato di sofferenza, di lacerazione, un vuoto, si comprende che da soli non si è più in grado di farcela, ci si sfoga in pianti dirotti, si arriva a pregare, a chiedere aiuto alla Provvidenza, a Dio. Dalla vita in Comunità dura finché si vuole, un forte schiaffo in faccia per l'obbligo di rispettare in maniera tassativa le regole, matura, però, poco, a poco, quasi in maniera miracolosa, il cambiamento, il riscatto, il dolore che diventa propulsivo ed infonde il coraggio di superare la crisi, di prendersi le proprie responsabilità, di andare avanti fiduciosi con volontà, con i propri ideali, di ritornare a studiare, di amare l'esistenza, tutte le persone, in primo luogo la propria famiglia, ci si sente liberi, felici, orgogliosi di avercela fatta, ci si vuol bene e ci si rende conto che c'è un bene che ci attende sempre. Ringraziamenti finali a tutti gli operatori, agli psicologi, agli stessi compagni che, talora diventano fondamentali, ai genitori, alla nonna in cielo, che sono stati in grado di far rinascere chi si trovava in uno stato di particolare gravità.

Inevitabili, dopo ogni testimonianza, gli applausi prolungati. Cattarina ha ripreso ed opportunamente commentato le parole, le frasi salienti delle testimonianze di giovani e delle relative lettere pervenute dai familiari, dai genitori spesso separati, i quali ammettono d’imparare molto da noi educatori che abbiamo trattato i loro figli come se fossero nostri figli, ma è altrettanto vero che pure noi impariamo da loro. C'è sempre una possibilità infinita, va costantemente sottolineato il valore della comunicazione. Il bene è sempre più grande del male. L’Imprevisto non siamo solo noi, esso ci attende sempre ad ogni passo della nostra vita. La persona è costantemente un testimone.

Come consueto, la mattinata si è conclusa con le parole dell'arcivescovo, monsignor Piero Coccia e del comico Paolo Cevoli. L'arcivescovo ha precisato che sempre accoglie di buon grado quest’invito perché gli consente di prendere coscienza di un'esperienza di vita quanto mai utile a tutti. Attualmente, si ritiene di trovarsi perlopiù succubi dell'immunità, vale a dire del rifiuto del dono, dell'essere prevalentemente in difesa, mentre qui, ora, si è vissuto un momento comunitario che è espressione di una condivisione per avere un fattore indispensabile, per fruire di un'idonea società. In particolare, questa specifica Comunità ha un fine educativo propositivo. Il tutto è in riferimento al mistero, all’alterità elevata. Il giovedì santo è stata effettuata la lavanda dei piedi ai giovani dell’Imprevisto, Comunità che costituisce un esempio di crescita non solo del nostro territorio, ma a tutti i livelli.

Cevoli considera la sua abituale presenza alle dimissioni dei giovani, che hanno effettuato il loro percorso educativo all'Imprevisto, una tappa del suo personale cammino. Il tempo passa, suo nipote Tommaso che non sta mai fermo, cresce ed assomiglia sempre più al nonno. Ora Cevoli è impegnato nello spettacolo teatrale "La sagra famiglia", regia di Daniele Sala, che è già stato presentato in varie città marchigiane. Verte sul suo rapporto con il padre, con i propri maestri, fra cui don Giorgio, ligio alla "Giusta soluzione nel peccato di pantalone". È stato rammentato il comportamento della propria maestra, facile ad alzar le mani e quando ciò capitava, i genitori a casa raddoppiavano la dose, al contrario di quanto sta accadendo, oggi, in cui, invece, quando ciò accade, telefonano subito all'avvocato. Per un intero mese si facevano le aste, per un mese i tondini e così s’imparava a scrivere io. Fra i professori, menzionato il brutto ricordo di quello di filosofia.

Si è fatto riferimento all'esperienza compiuta in un campo profughi del Libano, effettuata su invito della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata dal noto don Oreste Benzi. In un territorio poco più grande delle Marche, vi è 1 milione e mezzo di profughi siriani. Vi sono solo tende, ove vivono le persone, c'è tanta povertà ed una sola costruzione, quella della scuola, ci tengono, in modo particolare, all'educazione dei bambini, dei giovani. Cevoli ha in animo il progetto di raccontare alcune storie di fallimenti e di rinascite, dal titolo "Capriole". Sono già iniziate le interviste effettuate a tante persone. È stato citato il particolare caso di un ragazzo, affetto da una grave forma degenerativa con atroci sofferenze, che è arrivato a dire che questo è il modo con cui Dio mostra di volergli bene. Continua la sua attività nel teatro ed ora pure nei social, tanto per seguire l'evoluzione dei tempi, perché costituisce un'opportunità da non perdere. Gli piace guardare indietro nel passato le proprie origini. È convinto che chi cerca di far ridere, il riso è un frutto dell'intelligenza, sia un benefattore dell'umanità.






Questo è un articolo pubblicato il 18-12-2019 alle 08:26 sul giornale del 19 dicembre 2019 - 1001 letture

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