Gruppo Zero: Pesaro e la mala-urbanistica

3' di lettura 17/12/2019 - I danni provocati dall’uso scriteriato del suolo, imputabile all’espansione urbanistica iniziata negli anni sessanta, li stiamo vivendo da tempo senza nemmeno accorgerci. Nell’intento di porre rimedio agli errori del passato, le Direttive della Unione Europea, la Legge 152/2006, il PTC provinciale, la Legge Regionale 22/2011, hanno introdotto il concetto dello sviluppo sostenibile, capace di limitare l’uso- abuso dei suoli, accrescendo la sicurezza idro-geologica.

Ciononostante la storia recente, specialmente nella nostra città, ci dimostra che gli “addetti ai lavori”, anziché applicare fedelmente le nuove disposizioni urbanistiche, siano impegnati esclusivamente a raggirare gli ostacoli introdotti dalle stesse, con l’aggravante di spostare i problemi anziché risolverli.

Dopo la “Variante Xanitalia” e la “Variante Celletta”, un ulteriore caso emblematico arricchisce il palmares della mala-urbanistica locale: quello conosciuto come “Accordo FME”. Una ditta che commercializza inerti per l’edilizia, collocata in prossimità del Cimitero centrale di Pesaro, manifesta la volontà di delocalizzare la propria attività. A tal fine acquista a peso d’oro, un terreno inedificabile situato su via S.Pertini, interposto tra l’autostrada e l’inter-quartieri: una striscia di terra, alla quale il PRG aveva attribuito la funzione di filtro contro il rumore e le polveri sottili prodotte dagli automezzi, a protezione del vicino quartiere di Villa San Martino.

“L’Accordo di Programma” siglato tra il Comune e la FME, sancisce uno scambio tra le parti con il quale:
- il Comune di Pesaro acquisisce l’area della FME, per realizzare un parcheggio a servizio del Cimitero e del vicino mercato San Decenzio. (Risultato che avrebbe potuto facilmente conseguire, in virtù dei vincoli che gravano sull’area stessa e per i quali la ditta aveva ufficialmente manifestato l’intenzione di spostarsi in altro sito.)
- la Ditta privata ottiene la possibilità di edificare sul terreno acquistato in via S.Pertini, con la prospettiva di trasferire la sede della propria attività di rivendita di materiali edili.
Legittima e condivisibile la volontà della Ditta privata di delocalizzare, ma sicuramente stigmatizzabile l’operato della nostra Amministrazione Comunale.

Al netto di ogni valutazione economica circa l’accordo, argomento sul quale torneremo quanto prima, il problema delle polveri prodotte dall’attività commerciale è stato solamente spostato dal quartiere Pantano a quello di Villa San Martino, privando quest’ultimo di un’importante barriera antinquinamento, già parzialmente compromessa dai vicini e recenti interventi.

Una scelta urbanistica che sostituisce una fascia verde con una “muraglia cinese” di circa 130 ml, ad oggi solo parzialmente edificata. Nel contempo, l’Interquartieri che è nata con la funzione di strada a scorrimento veloce, sta progressivamente perdendo la sua identità, causa i numerosi accessi sulla stessa per i distributori, ristoranti e supermercati sorti recentemente.

A rimarcare “la superficialità” con la quale è stato formulato l’accordo, evidenziamo che, mentre la ditta privata ha appena inaugurato una porzione di commerciale, del tutto estranea alla vendita di materiali edili, il Comune resta in attesa che la stessa delocalizzi per poter disporre dell’area da tempo agognata, ritardo che sta ponendo in discussione la sopravivenza del nostro mercato settimanale.

Nel frattempo, in data 12.07.2018, la FME ha ottenuto dalla Provincia l’Autorizzazione unica Ambientale per svolgere la propria attività di rivendita inerti, per ulteriori 15 anni nello stesso sito. In una sola mossa, sono stati contestualmente calpestati tutti i buoni propositi delle recenti normative urbanistiche volti alla salvaguarda del territorio, al diritto alla salute e di parola di un intero quartiere, alla tutela degli interessi dell’intera comunità.

L’attivazione dell’Accordo di Programma avrebbe dovuto perseguire l’interesse pubblico attraverso la costruzione del parcheggio, ma in questo caso appare del tutto evidente che l’unica parte a trarne vantaggio sia stata quella privata che, anziche delocalizzare l’attività ne ha avviata una’altra.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-12-2019 alle 07:32 sul giornale del 18 dicembre 2019 - 2387 letture

In questo articolo si parla di ospedale unico, Gruppo Zero

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