Miralfiore raso al suolo per debellare lo spaccio: la rabbia degli ambientalisti

parco Miralfiore 6' di lettura 19/10/2019 - Il Miralfiore è un sorvegliato speciale. Come molti hanno potuto vedere ogni giorno ci sono vigili municipali, polizia, carabinieri, guardia di finanza. Questo per contrastare lo spaccio che si effettua nel Parco. Il Miralfiore non è ovviamente l’unico luogo dove questo avviene, ma per la sua prossimità con la stazione ferroviaria si presta meglio di altri luoghi allo scambio merce-danaro.

Su richiesta delle locali Autorità di Pubblica Sicurezza, da circa dieci giorni si sta tagliando il bosco sul lato destro dello stradone di accesso alla villa. L’effetto è profondamente sconcertante. A qualcuno piace. Ai naturalisti, agli amanti e conoscitori del verde, no!

Per capire dobbiamo spiegare alcune cose. Un bosco non è un giardino, non è una coltivazione di abeti rossi in Trentino o di noci e pioppi nella piana del Foglia. Un bosco è una comunità di piante, con una struttura: ha un volta forestale, dove le chiome degli alberi più grandi ed alti chiudono in parte il bosco, quasi un tetto; ha diversi strati, diversi piani dove altri alberi, allargano di tanto o di poco le loro chiome. Tutto questo occupa gran parte dello spazio disponibile, poiché lo scopo delle foglie, portate sui rami, è di intercettare la luce, onde fare fotosintesi. Sul fondo la radiazione luminosa residua serve alla vita di quanti si accontentano o sono specializzati nel “farcela con poco”.

A seconda della tipologia di bosco - e non possiamo fare qui una lezione di scienze naturali e/o forestali - nel tempo si ottengono risultati molto diversi. Da boschi dove gli alberi che sopravvivono alla competizioni sono grandi, distanziati, con o senza sottobosco, con o senza una miriade di alberi più piccoli (perché più giovani, perché cresciuti poco per la poca luce, perché così è la loro specie) - alberi di terza grandezza, cespugli, arbusti – a boschi dove per il momento gli alberi sono coetanei e quindi non ci sono veri dominanti e sono piuttosto fitti. Ma qualunque forma abbia il bosco, lo scopo di ogni individuo vegetale è fare fotosintesi. Dovunque ci sia luce a sufficienza.

Noi sappiamo che il prodotto di scarto della fotosintesi è l’ossigeno. Ergo: quante più foglie tanto più ossigeno. Ed anche, oggi che sappiamo tutti cosa sia l’Effetto Serra, quante più foglie, tanta più anidride carbonica sottratta all’atmosfera. Dunque un bosco come era prima quell’area svolgeva due funzioni fondamentali. Ma c’è di più. La massa di foglie ferma il particolato atmosferico, che sappiamo non essere amico della nostra salute.

Se la massa di foglie intercetta la radiazione solare, comprenidiamo bene che ha anche una funzione climatizzante, come sa bene chi cammini nel parco o anche solo al suo esterno, una notte di agosto: il Mirafiore è di diversi gradi più fresco. Chi ci abita attorno se ne avvantaggia anche se non ci va mai a passeggiare. Il bosco, che piaccia o meno, che risponda o meno alle personale idea di “bello” o “pulito”, è come quello che c’era prima e come ancora sono le parti intoccate. La scienza non è una opinione. Le opinioni possono variare dal “mi piace di più” al “non mi piace per niente”. La scienza racconta la realtà oggettiva dei fatti. Sta sopra le opinioni. Molto sopra.

I fatti comprendono, oltre alle grandiose, gratuite funzione di un bosco, anche l’emergenza spaccio e la sensazione di sicurezza del cittadino. Centinaia di persone sono andate in scoperta dei boschi del parco, comprendendo e apprezzando una volta compreso. Le altre plaudono alla strage. È una strage, non si può dire il contrario. Ma richiesta per “motivi di sicurezza”. Si poteva tagliare meno, si doveva tagliare meno, ma è stata richiesta visibilità e si è concordata una fascia di una ventina di metri.

Siamo certi che non sarà risolutiva, questa operazione. Non si debella lo spaccio radendo al suolo ogni albero. Lo spaccio avviene anche lungo “le vasche”, in centro storico. Esiste una forte domanda, con ogni evidenza, ed è questa che alimenta l’offerta. Un ragazzino, un adolescente, un adulto che dica “no grazie”, questa cosa non mi serve, non alimenta lo spaccio. Come non sono i boschi a crearlo. Lo spacciatore, per quanto vile, dannoso, squallido, criminale, è solo un anello che viene sostituito sempre e subito, perché ci sono domanda ed offerta. Nei parchi e fuori dei parchi.

Ma come movimenti ed associazioni ambientaliste abbiamo dato il nostro consenso ad un intervento. Che speravamo fosse meno drastico, in verità. Ma se questo sacrificio di una parte del bosco serve per rendere le operazioni di contrasto allo spaccio più efficaci, allora anche noi, che abbiamo fino ad oggi difeso il bosco, col cuore che piange, lasciamo che siano eliminati i cespugli, gli alberelli, e si apra uno spazio dove la visuale del carabiniere, del vigile urbano, della guardia di finanza, del poliziotto, possa spaziare di più.

È una attestazione di volontà di collaborare, anche se siamo scettici sul fatto che lo spacciatore non trovi altri modi, altri luoghi. Del resto, per lui lo spaccio è il reddito, pensiamo davvero che rasare ogni cespuglio lo obblighi a cambiare mestiere? Gli ambientalisti sono sempre accusati di dire no a tutto, la dimostrazione che non è vero è anche questa. In questa occasione si è concordato l’intervento con la gestione del parco e col Comune. Contiamo si possa tagliare meno nella prossima sezione del bosco. Visibilità ma senza stravolgere troppo. Certo, sappiamo che le Autorità di P.S. hanno il compito di seguire il loro dettato. Non avremmo potuto fermare il taglio. Lo sappiamo. Abbiamo cercato almeno di salvare il salvabile.

Un sacrificio. Che come sempre, deve fare la natura. Non è paradossale? Il problema è degli umani (legalità, sicurezza, spaccio) ma a pagare è la natura. A pagare è il bosco. Che da intatto ci donava le sue funzioni insostituibili. Gratuite ed invisibili, mentre magari chi crede che bosco sia una piantagione, vedendo tutta quella luce si rallegra. L’ossigeno in meno invece non si vede. La frescura che mancherà l’estate prossima oggi non si vede.

Siamo certi che gestire una città, con le sue diverse esigenze, visioni, necessità, sensibilità, sia esercizio delicatissimo. Il Parco ha donato, dalla sua nascita, una enorme quantità di funzioni positive. Oggi- non per sua colpa- deve subire un sacrificio. Diminuire la sua bellezza, complessità, funzionalità sistemica. Ciò che conta è che si raggiungano gli obiettivi, che si possa proseguire il lavoro di taglio sacrificando meno alberi. E che si comprenda che una città richiede armonia, salubrità, bellezza, allo stesso modo di legalità, sicurezza, tranquillità.

F.I.A.B. Marche – Gruppo Zero G0 – Italia Nostra Pesaro – La Lupus in Fabula – Legambiente Pesaro – LIPU Pesaro – WWF Pesaro






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-10-2019 alle 00:01 sul giornale del 20 ottobre 2019 - 7151 letture

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