Nuovi dati allarmanti sull’economia pesarese

Giovane al lavoro 4' di lettura 06/05/2019 - In tre mesi chiuse 1.049 imprese fronte di 656 nuove attività. Persi oltre mille posti di lavoro. In crisi commercio, mobile, edilizia, tessile Pesaro e Urbino, nuovi dati allarmanti sull’economia della provincia.

Il monito della CNA ai candidati a sindaco: “Ora mettete le imprese al primo posto della vostra agenda politica” PESARO – Arrivano nuovi allarmanti dati sull’economia provinciale e insieme il monito della CNA di Pesaro e Urbino a tutti i candidati a sindaco alle prossime amministrative. Mentre tutti gli aspiranti alla carica di primo cittadino sono impegnati alla conquista dell’ultimo voto, l’associazione che rappresenta gli artigiani e la piccola impresa invita tutti i candidati, nessuno escluso, alla lettura dei nuovi dati che arrivano dal mondo delle imprese ed in particolare dai settori del commercio, dell’agricoltura, del manifatturiero e delle costruzioni. Dopo quello relativo alle under 35 si registra infatti ancora un pessimo segnale per le imprese della provincia di Pesaro e Urbino che tirano di nuovo il freno.

Nel primo trimestre 2019, infatti, il saldo tra aziende che aprono e che chiudono è negativo in ragione di 393 unità. Le imprese cessate nei primi tre mesi dell’anno sono state infatti 1.049 a fronte di 656 nuove attività. Complessivamente le imprese in provincia di Pesaro e Urbino sono ora 39.477, scese per la prima volta sotto la soglia “psicologica” delle 40 mila (erano quasi 44mila nel 2010). Complessivamente si sono persi 1.041 posti di lavori in soli tre mesi.

“Negli ultimi dodici mesi” afferma il segretario Cna di Pesaro e Urbino, Moreno Bordoni “il sistema produttivo provinciale ha perso altre 600 imprese in attività di cui il 40% nel commercio, il 10% in agricoltura, il rimanente 30% nel manifatturiero e il 20% in edilizia. Risultati preoccupanti anche se, va detto, su questi numeri pesa il dato del primo trimestre di quest’anno e ci attendiamo numeri più favorevoli nei trimestri successivi, perché statisticamente in questo periodo si concentra il maggior numero di cessazioni di attività. Ma per la provincia di Pesaro e Urbino e le Marche in generale i numeri sono più negativi rispetto alla media nazionale. Nella nostra regione il calo del numero di imprese è stato dello 0,83 per cento contro lo 0,36 per cento in Italia. Tra le regioni, peggio di noi ha fatto solo il Molise con un calo dello 0,86 per cento”.

Ed è per questo che secondo la CNA l’economia va messa al primo posto dell’agenda politica di ogni candidato. “Non si può pensare ad amministrare un territorio se non si ha il quadro esatto sul sistema delle imprese. Quello della morìa di aziende è diventata una vera e propria emergenza. Non è solo il tessuto imprenditoriale, ma quello sociale che rischia di cambiare per sempre”. E’ vero che guardando all’andamento delle imprese sui territori marchigiani, a registrare il maggior saldo negativo nel primo trimestre 2019, è stata la provincia di Ancona (-402). Ma subito dopo arriva quella di Pesaro e Urbino (-393) poi Macerata (-348). Ad Ascoli Piceno il calo delle imprese è stato di 183 unità e a Fermo di 122 aziende.

Tra le attività manifatturiere, negli ultimi dodici mesi, la crisi è stata pagata a più caro prezzo dalle imprese calzaturiere (-176), dalle imprese del mobile (-114) e dall’abbigliamento (-72). In crescita i servizi in genere e in particolare quelli di supporto alle imprese (+118) e le attività immobiliari (+105).

“Speriamo - dice il presidente della CNA di Pesaro e Urbino - Alberto Barilari “che il decreto Crescita e lo Sblocca Italia sui lavori pubblici rilanciano l’economia e il sistema produttivo ma quello che serve è una politica mirata alle piccole e medie imprese e a rilanciare i consumi interni, altrimenti dalla recessione non si esce neanche quest’anno. Abbattimento del cuneo fiscale e politiche creditizie con il ripristino dell’esclusiva ai Confidi per la garanzia del credito alle imprese sotto i 150 mila euro. Inoltre politiche del lavoro e investimenti sulle piccole e grandi opere pubbliche sono le riforme che servono per far ripartire il nostro sistema produttivo”. Questo sul fronte nazionale. “Ma anche i Comuni - concludono Barilari e Bordoni - possono e debbono fare la loro parte, cercando di ridurre i tributi locali, pensando ad una politica che razionalizzi tariffe e servizi. Inoltre chiediamo da sempre una riduzione della burocrazia e politiche che favoriscano la detassazione per le nuove attività”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-05-2019 alle 10:08 sul giornale del 08 maggio 2019 - 6106 letture

In questo articolo si parla di attualità, lavoro, cna pesaro e urbino

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