Sicurezza, Lanzi sindacato Polizia: "Servono risorse per rassicurare i cittadini, non certo sterili statistiche"

polizia stradale 04/01/2019 - La sera di Natale 2018, nel centro di Pesaro, Marcello BRUZZESE, fratello di un collaboratore di giustizia, è stato ucciso con numerosi colpi d’arma da fuoco. Il Ministro dell’Interno è venuto immediatamente a Pesaro per partecipare a un Comitato straordinario per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

Era un’importante occasione per chiedere risorse al fine di tutelare e proteggere il nostro territorio. Nessuno dei nostri amministratori politici e istituzionali locali ha pubblicamente richiesto dei rinforzi. L’aggregazione, seppur temporanea, di uomini e risorse da destinare alle indagini e soprattutto a un capillare controllo del territorio, era indispensabile. I fatti lo stanno dimostrando. In occasioni così drammatiche e di tale rilevanza criminale avvenute in altre aree del Paese sono state sempre prese misure straordinarie.

Altresì, abbiamo assistito a una conferenza stampa con il solo fine di rassicurare la popolazione e i protagonisti sono stati i dati statistici forniti al Ministro: notevole riduzione dei reati nel corso del 2018, -13% complessivamente e -30% dei furti nelle abitazioni. Riteniamo che al Ministro non siano state fornite tutte le informazioni necessarie.

Innanzitutto, le statistiche devono essere contestualizzate ed hanno comunque un valore relativo: il Sole 24 nel suo ultimo report pubblicato a ottobre 2018, pone la nostra Provincia solo all’81° posto per quanto riguarda la sicurezza, con un aumento complessivo dei reati del 3% nel 2017, mentre il dato relativo agli omicidi, volontari e tentati, mostra un aumento del 700%.

Per questi motivi ogni strumentalizzazione politica dei dati relativi alla criminalità deve essere condannata, soprattutto se parziale e se legata esclusivamente a sterili enunciazioni di numeri.

Se il SIULP avesse avuto la possibilità di incontrare il Ministro gli avremmo rappresentato una realtà completamente diversa, basandoci su relazioni e dati evidenziati da coloro che tutti i giorni, in prima linea, si battono per la sicurezza dei nostri territori: i Magistrati e gli uomini e le donne delle Forze di Polizia.

Già sette anni fa, il 30 giugno 2011, l’allora Procuratore Capo della Repubblica di Pesaro Manfredi Palumbo scrisse una relazione nella quale, elencando nel dettaglio importanti procedimenti penali, affermava che “La Provincia di Pesaro e Urbino non è terra di mafia ma, purtroppo, la presenza di gruppi criminali organizzati nel territorio non può essere più negata. Nel nostro territorio risultano attivi : la mafia siciliana, la mafia calabrese, la camorra campana, le criminalità organizzate di origine albanese, rumena, ex unione sovietica, Nord Africana e nigeriana. Qualora in futuro si registrasse un aumento qualitativo e quantitativo del fenomeno criminoso ovvero una diminuzione nella risposta delle Istituzioni, il declino del territorio sarebbe pressoché inarrestabile.”.

Una relazione ministeriale del 27 ottobre 2017, afferma che, in alcuni comuni della provincia di Pesaro “imprese edili sono nella disponibilità di soggetti legati alla ‘ndrangheta reggina, mentre soggetti collegati alla camorra risultano inseriti nello smaltimento dei rifiuti e nella gestione dei locali notturni.”

Secondo i dati dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati (aggiornati al 31 dicembre 2015), le Marche con 58 beni tra aziende, immobili e terreni confiscati e sottratti alla criminalità organizzata, si piazzano all’undicesimo posto a livello nazionale. Il picco nella provincia di Pesaro – Urbino: nel 2013 nella nostra provincia sono stati sottratti alla mafia 14 beni (tre aziende e 11 immobili) mentre nel 2015 il numero è lievitato a un totale di 40 (tre aziende e 37 immobili), con un aumento del 65%. Il più importante e storico istituto di credito della nostra Regione, Banca Marche, dava fidi ad associazioni criminali: le indagini parlano di 15 calabresi che utilizzavano queste risorse per ricattare imprenditori, anche pesaresi.

La realtà è che, negli ultimi dieci anni, il personale della Polizia di Stato della nostra provincia è calato di circa 50 uomini. Non conosciamo i dati delle altre Forze di Polizia, ma non crediamo di sbagliarci nel ritenere che la tendenza sia simile.

In questi ultimi anni l’emergenza immigrazione e quella legata al terrorismo internazionale hanno, di fatto, assorbito gran parte delle nostre risorse distogliendole dalle attività investigative e di controllo del territorio. Il personale impiegato in servizi di ordine pubblico nell’ultimo anno è più che raddoppiato.

Dire che siamo in continua emergenza è un eufemismo. E’ passato il messaggio che poiché i reati sono in calo la situazione è perfettamente sotto controllo e non servono nuove risorse. Il Sindaco ha semplicemente chiesto di diminuire il numero dei collaboratori presenti sul nostro territorio. Paradossalmente, il giorno dopo, lo stesso Sindaco ha dichiarato “io ascolto la gente e la gente ha paura”. La gente ha paura non solo perché è stato ucciso il fratello di un collaboratore in pieno centro, ma anche perché una banda di professionisti lo scorso 26 novembre ha assaltato un portavalori sparando numerosi colpi di pistola davanti al Trony, in zona Torraccia, in un’ora, le 12,30, di forte affollamento; perché il 14 luglio una donna di 52 anni è stata brutalmente massacrata nella propria abitazione; perché comunque vi sono zone della città dove, nonostante i nostri sforzi, si continua a spacciare droga a ogni ora del giorno.

Noi è da tempo che stiamo dicendo che la gente ha paura e chiede maggiore sicurezza.

E purtroppo, anche questa volta, siamo stati lasciati soli.

Dal giorno di Natale uomini e donne della Polizia e dei Carabinieri stanno facendo turni straordinari per vigilare le abitazioni dei collaboratori e dei loro familiari presenti sul nostro territorio, anche perché quelli di Marcello BRUZZESE non hanno sinora voluto lasciare Pesaro.

E’ come chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi, anche perché sono servizi che svolgiamo senza avere a disposizione auto blindate, talvolta vigilando con una sola pattuglia condominii con molteplici accessi o abitazioni vuote poiché il collaboratore o i suoi familiari sono assenti. Inoltre, se prima nessuno sapeva che in una determinata abitazione ci fosse un collaboratore ora lo sanno tutti.

Inoltre, l’Arma dei Carabinieri per vigilare i vari obiettivi, in sostanza, non manda più uomini in servizio di ordine pubblico: il 26 dicembre per la partita della Vis Pesaro l’aliquota prevista di Carabinieri è stata tolta poche ore prima dell’incontro, per la partita di calcio della squadra di Fano su 29 operatori di servizio vi erano solo due carabinieri, stesse percentuali per le ultime partite di basket della Vuelle e di calcio della Vis. E’ impensabile che tali servizi possano ricadere solo sulla Polizia di Stato.

L’attività di controllo del territorio di tutta la provincia è drasticamente calata nel suo complesso così come ne stanno risentendo tutte le attività investigative e quelle amministrative, anche legate anche ai controlli dei locali.

Solo per fare un esempio, proprio tra Natale e Capodanno, a Gradara, si è verificata una raffica di furti che ha creato allarme tra tutta la popolazione: i Carabinieri, giacché impegnati nei servizi di vigilanza ai collaboratori, non sono stati in grado di fare alcun sopralluogo e hanno invitato i cittadini a fotografare i danni subiti all’interno delle loro abitazioni e a recarsi in caserma per fare la relativa denuncia.

Il Sindaco di Gradara per tranquillizzare i suoi cittadini ha dovuto emettere un comunicato nel quale si legge “esprimiamo profondo dispiacere e vicinanza a chi ha subito un furto, aggravato purtroppo dalla mancata pronta risposta delle nostre forze dell’ordine impegnate a Pesaro proprio in questi giorni.”

Perché non sono stati aggregati rinforzi alla nostra provincia per fronteggiare l’emergenza? Sono stati richiesti?
Perché anche in casi eccezionali come questo, di assoluta rilevanza nazionale, si chiedono enormi sacrifici esclusivamente alle forze di polizia locali, prive di risorse adeguate e dotate di organici assolutamente insufficienti?
Perché cittadini che richiedono l’intervento delle Forze di Polizia devono sentirsi rispondere che non vi sono pattuglie disponibili?

Speriamo che Il Ministro SALVINI, come ha annunciato, ritorni sul nostro territorio per consegnare un bene confiscato alla mafia: in quella occasione avremmo piacere di incontrarlo per consegnarli la relazione del Procuratore Capo Palumbo e una dettagliata descrizione dei reali problemi legati alla sicurezza, vissuti e percepiti dai cittadini e dagli uomini e le donne delle Forze di Polizia.


da Marco Lanzi
Segretario Provinciale Siulp Pesaro 





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-01-2019 alle 17:49 sul giornale del 05 gennaio 2019 - 3860 letture

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