Caporalato pakistani, Lanzi (Siulp): "Occorre ferma reazione da parte delle istituzioni"

12/10/2018 - Quando abbiamo sollevato il problema del massiccio arrivo di cittadini pakistani nel nostro territorio siamo stati addirittura accusati di diffondere dei dati falsi. La nostra era una semplice analisi dei fatti.

E’ evidente che se siamo la sesta città in Italia nelle statistiche relative all’accoglimento di cittadini pakistani con 216 richieste dal 1 gennaio al 20 settembre 2018, con numeri nettamente superiori per esempio a città come Roma (125), Napoli (90), Torino (115), Palermo (77), Genova (15), Bologna (111), Firenze (44), Bari (158), Catania (65), Venezia (17), Verona (63),Messina (100), Padova (45), Trieste (135), qualcosa di anomalo deve pur esserci. All’inizio avevamo ipotizzato che il motivo fondamentale fosse il semplice passa parola tra cittadini pakistani.

Le recenti denunce del responsabile della Cisl Fano Giovanni Giovannelli che ha segnalato il fenomeno di caporalato che riguarda i cittadini pakistani e l’arresto di un imprenditore pakistano eseguito dall’Arma dei Carabinieri mercoledì scorso, altresì aprono scenari ben diversi ed inquietanti. Probabilmente abbiamo sempre guardato con un occhio critico ma distaccato a tanti gravissimi episodi di cronaca come quello avvenuto in provincia di Foggia, ove il 6 agosto scorso 12 braccianti hanno perso la vita in seguito ad uno schianto del furgone a bordo del quale erano trasportati. Ora scopriamo che il fenomeno del caporalato non riguarda solo alcune regioni del sud ma anche la nostra “tranquilla” provincia.

L’imprenditore pakistano di 27 anni arrestato dai Carabinieri è stato arrestato e denunciato per intermediazione e sfruttamento di manodopera in quanto in un vigneto a Isola di Fano faceva lavorare in nero o con contratti irregolari 9 suoi concittadini. Ci poniamo alcune domande.

Tra questi nove pakistani vi erano o no dei richiedenti asilo ossia regolarmente assegnati alle cooperative che dovrebbero indirizzarli in processi di integrazione? Questo fenomeno di sfruttamento dei migranti riguarda solo il settore agricolo o anche altri settori? Vi è una rete od una organizzazione che agisce da intermediario tra questi pakistani e imprenditori locali per farli affluire nella nostra provincia e sfruttarne il lavoro?

Altresì un altro dato è emblematico. L’Ufficio Immigrazione della Questura di Pesaro con un organico di 15 uomini ha accolto 216 richieste di protezione internazionale di cittadini pakistani. La Questura di Roma con un organico di 279 poliziotti e 75 dipendenti amministrativi ne ha accolte nello stesso periodo 125.

E’ evidente che questo afflusso massiccio di richiedenti asilo comporta elevati carichi di lavoro distogliendo importanti risorse dalle attività investigative e di controllo del territorio, che si aggiungono ai numerosi impegni nei servizi di ordine pubblico aumentati in modo esponenziale nel corso dell’ultimo anno.

Fenomeni come quelli del caporalato e dello sfruttamento della manodopera, in questo caso addirittura di migranti, sono vergognose e inaccettabili e hanno di bisogna di una ferma reazione da parte delle istituzioni e di attenzioni investigative appropriate e costanti. Come più volte abbiamo ribadito, i poliziotti devono fare i poliziotti.


da Marco Lanzi
Segretario Provinciale Siulp Pesaro 




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-10-2018 alle 19:23 sul giornale del 13 ottobre 2018 - 1302 letture

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