Lavoro irregolare, contributi non pagati con l'escamotage della sede all’estero

operaio lavoro 3' di lettura 16/07/2018 - Un’importante operazione di vigilanza a contrasto del lavoro irregolare è stata di recente condotta dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro/Urbino, operante all’interno dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Pesaro/Urbino.

Un piede in Italia ed uno all’estero: i controlli effettuati sul conto di un impresa italiana dai Carabinieri ispettori del lavoro, unitamente a personale dell’INPS ed INAIL di Pesaro, hanno consentito di smascherare l’artifizio di rivolgersi ad imprese straniere per eludere l’assoggettamento alla contribuzione sociale obbligatoria italiana. La verifica cominciata nel secondo semestre 2017 è stata di recente chiusa con l’irrogazione di sanzioni amministrative connesse con il distacco transnazionale di lavoratori non genuino.

In particolare sono state controllate due aziende (una italiana ed un'altra straniera operante in Italia) le quali si erano accordate per la somministrazione (fornitura) transnazionale di lavoratori stranieri in Italia. L’azienda straniera autorizzata alla somministrazione/fornitura transnazionale di manodopera, adottava il regime contributivo e fiscale del paese di origine, seppur come accertato dalle indagini svolte dai Carabinieri (coadiuvati dall’INPS ed INAIL), gli operai (la maggior parte reperiti in Italia) secondo la cosiddetta modalità del «distacco», lavoravano stabilmente e da tempo presso ditte italiane (in alcuni casi anche residenti in Italia con la propria famiglia). Il distacco comunitario è espressione della libertà di movimento dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea, ma può essere utilizzato solo in presenza di determinate condizioni e nel rispetto della legge». Più precisamente il distacco è applicabile quando un lavoratore, abitualmente occupato in un altro Stato dell’UE, venga mandato a svolgere le proprie mansioni in Italia, per un periodo limitato, predeterminato e predeterminabile con riferimento a un evento futuro e certo (ad esempio in esecuzione di un appalto di un committente italiano).

Grazie alla loro attività investigativa invece i Carabinieri del NIL di Pesaro hanno scoperto 11 (undici) i lavoratori irregolarmente somministrati poiché assunti dalla ditta distaccante e da considerarsi alle dirette dipendenze del datore di lavoro distaccatario (ditta italiana). Hanno così elevato sanzioni amministrative per un importo totale di euro 40.000 euro circa (euro 20.000 circa per azienda distaccante/distaccataria). Nell’ambito del contesto ispettivo è stata accertata anche un evasione contributiva di circa 200 mila euro.

Si sospetta che questo caso sia la spia di un fenomeno più ampio che genera concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori corretti, ancor più inaccettabile in un periodo di così prolungata crisi. Nello specifico infatti tale fenomeno è stato accertato per la seconda volta nel corso dell’anno. In precedenza le indagini ispettive avevano permesso di accertare un contratto di appalto stipulato tra una ditta italiana ed una ditta straniera per l’esecuzione di lavori di carpenteria. Nella circostanza venne accertata una mera fornitura di manodopera da parte di una ditta straniera priva di qualsiasi autorizzazione, oltre che priva di qualsiasi rischio d’impresa connessa con l’attività imprenditoriale svolta in Italia. Anche in quel caso i lavoratori erano tutti irregolarmente occupati poiché assunti dalla ditta appaltante e da considerarsi alle dirette dipendenze del datore di lavoro appaltatore, per cui ci furono le sanzioni amministrative per un importo totale di euro 40 mila circa ed un’evasione contributiva accertata di euro 225 mila (completamente pagati dalle ditte sanzionate).

Per questo l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Pesaro e Urbino ed i carabinieri del NIL operante al suo interno, continueranno a mantenere alta la guardia sul fenomeno anche in futuro.






Questo è un articolo pubblicato il 16-07-2018 alle 11:44 sul giornale del 17 luglio 2018 - 4355 letture

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