Vivere Critico, la provincia pesarese e l'imprenditorialità giovanile: il lavoro sul territorio di Urbino Contamination Community

5' di lettura 20/04/2018 - Sulla falsariga del discorso che avevo aperto con l’articolo sulla distanza tra mondo scolastico e mondo del lavoro, mi concentro ora su un’altra questione cruciale per l’economia (e non solo) di un Paese: la cultura imprenditoriale.

Se siamo tutti d’accordo nel dire che i laureati, soprattutto in Italia, faticano a trovare a lavoro e percepiscono stipendi irrisori, forse non pensiamo anche all’importanza della figura dell’imprenditore. Il nostro sistema capitalistico, per definizione, è tale in quanto è caratterizzato dalla presenza di imprenditori. La nostra ricchezza, il nostro benessere e le fondamenta del nostro vivere quotidiano, dipendono da questi soggetti intraprendenti. L’imprenditore è colui che si mette in gioco, che rischia, senza essere sicuro se la propria attività possa essere remunerativa. Ed è proprio il rischio il mantra dell’economia, la capacità di andare oltre il semplice compito, la capacità di creare. L’imprenditore è creativo, sperimenta, governa e si occupa di altre mille cose all’interno di un’azienda. Dal suo coraggio dipende il benessere di tutti noi.

In Italia c’è sempre stata una mentalità fortemente imprenditoriale, anche eccessiva. Gli imprenditori nostrani sono gelosi della propria impresa, mantengono la proprietà e sovente si rifiutano di aumentare la dimensione dell’azienda per conservare il vantaggio di mercato guadagnato. Questo ha fatto sì che, soprattutto nei distretti, si sia sviluppata una fittissima rete di tante piccole-medie imprese.

Il mondo cambia continuamente, e le sfide si moltiplicano. L’Italia ha mostrato una sostanziale lentezza nello stare al passo con i tempi, e questo è testimoniato anche dagli insegnamenti universitari. “All’università manca la pratica, c’è solo teoria, nei piani didattici non c’è la cultura all’imprenditoria” dice Davide Monina, un membro di Urbino Contamination Community, nonché studente di economia ad Urbino al terzo anno, appena tornato dall’Erasmus. In Italia manca una vera e propria direttiva centralizzata sull’educazione all’imprenditorialità.

Il problema di una sostanziale mancanza di cultura dell’imprenditoria è stato il punto di partenza per la nascita di Urbino Contamination Community, un gruppo di 12 promoters che si prepone l’obiettivo di colmare questa grave lacuna nel sistema italiano. La loro missione è che educare all’imprenditorialità combinando formazione con divertimento.

Sono in primis ragazzi come Amerigo, Davide e Michele, i fondatori del gruppo, che hanno sentito l’urgente necessità di tornare a “fare impresa”. Il punto centrale della loro attività è proprio la “contaminazione”. Contaminazione significa soprattutto dialogo, scambio, confronto anche tra persone con storie molto diverse. La contaminazione avviene tra diverse facoltà: da lingue a informatica, passando per economia e altri settori, ci dice Davide Monina. Imprenditore può essere chiunque, non solo lo studente di economia, come dimostrato da Michele, uno dei membri del team.

L’idea della Urbino Contamination Community è venuta ad Amerigo e me dal Contamination Lab, con lo sviluppo delle soft skills e del self-empowerment. Con questo bagaglio di conoscenze, vorremmo stimolare tutti quanti ad essere datori di lavoro di sé stessi, per creare il proprio lavoro, per non essere tutti dipendenti” ci dice Michele Mari, ex studente di chimica. Tutti possiamo essere imprenditori, bastano coraggio e spirito d’iniziativa.

La filosofia di Urbino Contamination Community va proprio a scardinare la mentalità del breve termine di tante imprese italiane, incoraggiando a pensare al lungo termine, a costo di sacrifici e tanto lavoro. I ragazzi di Contamination Community per Urbino a tal proposito organizzano eventi con imprenditori, come l’aperitivo alle deliziose follie con il CEO di Happeniness Marco Caverni. “Vedere con i propri occhi un imprenditore e avere un contatto diretto con lui non ha prezzo, al punto da chiedersi perché lui ha avuto successo e io no “ Ci dice Valentino Bianchi, un altro dei ragazzi di Urbino Contamination Community.

Il gruppo si muove ad Urbino, come si evince dal nome, ed in buoni rapporti con l’università. La community è rivolta principalmente agli studenti, oltre che ai neolaureati e agli imprenditori. lascia l’opportunità di farsi rilasciare attestati di frequenza e crediti formativi aggiuntivi partecipando alle proprie iniziative, come i workshops, gli aperitivi con gli imprenditori, i serious game (una chicca questi) lean coffee, elevator pitch, pitch date, quiz game ecc… tutto nell’idea di creare un network in cui studenti, imprenditori, neolaureati e professionisti (coach, consulenti, ecc..) possano interagire tra loro e trarre un beneficio reciproco, nel solco di una generale “contaminazione”.

Una ricerca Ipsos del 2015 ha rilevato come il 64% degli studenti che hanno partecipato a percorsi di alternanza scuola-lavoro abbia una mentalità da imprenditore (fonte: Corriere Della Sera). C’è voglia di rischiare, di essere creativi e soprattutto coraggiosi, serve solo l’ambiente giusto. Urbino Contamination Community ne è uno splendido esempio. Una dimostrazione di come queste iniziative non nascano solo a Milano e nelle altre megalopoli industriali, ma possano nascere anche in piccole (ma ricche) realtà come Urbino. Coraggio e creatività per lo sviluppo di una mentalità imprenditoriale che può fare bene non solo agli imprenditori stessi e a chi si metterà in gioco, ma a tutta la comunità.

Massimiliano Garavalli

Sistema Critico

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Questo è un articolo pubblicato il 20-04-2018 alle 07:53 sul giornale del 21 aprile 2018 - 2597 letture

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