Vivere Critico, una cronaca pesarese (e sul campo) della bomba di Fano: allerta, evacuazione e ritorno alla normalità

4' di lettura 16/03/2018 - Sono le ore 9.00 di martedì 13 marzo. Nei pressi di Viale Ruggeri, sul lungomare Sassonia, viene ritrovato uno strano oggetto di grandi dimensioni durante l’attività di scavo (sono in corso i lavori per la realizzazione dei fossi scolmatori).

La visione dell’oggetto non lascia nessun dubbio a coloro che lo ritrovano: si tratta di una bomba, una bomba piuttosto grande. L’emergenza scatta fin da subito. Vengono chiamati Esercito, Marina Militare, Guardia Costiera, Protezione Civile e un gruppo di artificieri da Bologna.

Alle ore 19.00 dello stesso giorno viene fatta partire l’evacuazione. Circa 23000 persone nel raggio di 1700/1800 metri vengono evacuate dai rispettivi domicili o dagli edifici in cui erano presenti, per essere convogliati nei centri di ritrovo. Le Forze dell’Ordine si sono poi adoperate nella chiusura della zona pericolo, circoscritta tramite cancelli, passando poi casa per casa per controllare se vi fossero ancora dei civili. Il gruppo CB club E. Mattei di Fano ha preso il controllo delle operazioni e ha coordinato l’operato delle squadre della Protezione Civile provenienti da tutte le Marche, che hanno trasportato i civili dai centri di ritrovo alle palestre, dove sono stati allestiti campi per la notte.

La reazione della gente è stata composta e partecipe alle operazioni, fatta eccezione per qualche caso meno gestibile - Riferisce Gabriele Sartori, membro del gruppo della Protezione Civile di Vallefoglia. La popolazione ha collaborato con Protezione Civile e Forze dell’Ordine e si è dimostrata calma e controllata. Sui social non sono mancati i commenti. Non solo da parte della stessa comunità fanese, ma anche da parte della comunità pesarese e di altre zone limitrofe. Un evento di tale portata ha colpito molta gente che ha mostrato sgomento e perplessità riguardo il ritrovamento della bomba. C’è chi ha mostrato solidarietà, c’è chi si è mosso minuto per minuto per informare sull’accaduto, c’è chi ha ironizzato sul fatto che l’evacuazione aveva prodotto “un momento perfetto” per occupare Fano da parte dei pesaresi.

Il caso è subito diventato nazionale. Dalle osservazioni apportate, sembra che la bomba sia risalente alla Seconda Guerra Mondiale, e sia di fabbricazione inglese. Peso di 250 kilogrammi (anche se normalmente le bombe si misurano in libbre) e forma tipica di un’arma da guerra, la bomba sembra essere rimasta inattiva per oltre 70 anni sul lungomare Sassonia, all’insaputa dei fanesi che vi trascorrevano ignari le giornate. Non si sa per certo se la bomba possa esplodere, ma il rischio è troppo grande. L’ordigno ha una struttura per la quale l’innesco avviene tramite una spoletta chimica, che una volta attivata rilascia degli acidi che corrodono l’interno, arrivando a produrre delle polveri che incendiano la bomba e la fanno esplodere. Questo meccanismo prevede uno scoppio ritardato, stimato tra le 6 e le 144 ore. La bomba è stata per tale motivo trasportata dall’Esercito su una zattera della Marina Militare, che l’ha portata a 4 miglia dalla costa e l’ha fatta affondare. L’ordigno verrà fatto brillare non prima di lunedì in mare.

Il lavoro di 2 mesi è stato ultimato in un giorno - Dice il signor Battistelli, un volontario del gruppo CB club di E. Mattei di Fano che è rimasto sveglio per più di 25 ore a coordinare le operazioni. Questo per evidenziare l’importanza e la delicatezza del ritrovamento della bomba a Fano, e di quanto sia stato grande lo sforzo coordinato di Forze dell’Ordine, Esercito, Guardia Costiera, Artificieri e Protezione Civile. L’emergenza è cessata alle 14 del giorno dopo, ma già tutti i campi di evacuazione erano stati sgomberati e smontati dai volontari il mattino stesso e la popolazione è tornata regolarmente nelle proprie abitazioni. Le attività sono riprese normalmente e le scuole sono state aperte. Lo spavento bomba è quindi rientrato e tutto è tornato come prima. Secondo le stime, l’esplosione della bomba non avrà grande impatto dato che è stata collocata in profondità, per la delusione di chi si aspettava uno spettacolo pirotecnico emozionante.

Massimiliano Garavalli

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Questo è un articolo pubblicato il 16-03-2018 alle 10:25 sul giornale del 17 marzo 2018 - 2467 letture

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