Duomo gremito di persone per i funerali di don Giorgio Giorgetti⁩

Duomo Pesaro 3' di lettura 19/08/2017 - "Con la morte di don Giorgio, la situazione legata al numero dei sacerdoti nell'arcidiocesi di Pesaro è drammatica: non ci resta che disperare o sperare''.

E' questo l'appello lanciato dall'arcivescovo di Pesaro mons.Piero Coccia, in occasione dei funerali di don Giorgio Giorgetti, svolti in un Duomo mai visto così affollato di fedeli, tanto che la comunione,la cui distribuzione è durata circa venti minuti, ha messo per un attimo in crisi l'organizzazione cerimoniale per rischio di mancanze di ostie . Un coinvolgimento popolare e non solo della chiesa pesarese. Presenti rappresentanti di comunità ebraiche, membri della comunità peruviana, boliviana e per la Cem delle Marche mons. Orlandoni, vescovo emerito di Senigallia.

Perchè don Giorgio con la sua morte improvvisa ha disorientato non solo la comunità pesarese, rappresentata dal vice sindaco Daniele Vimini, e dall'assessore Luca Bartolucci, ma anche da Silvano Dionigi della Fondazione don Gaudiano, il prof.Marco Cangiotti, i rappresentanti di tutte le associazioni cattoliche ed Emilio Petrelli che sta guidando la caritas diocesana, che per anni diresse con grandi capacità creative lo stesso don Giorgio. Fra i presenti due grandi amici e interlocutori di don Giorgio: Silvio Cattarina, che allora dirigeva la struttura per tossicodipendenti di Gradara, che ha sottolineato come "guardare don Giorgio e ascloltarlo era come stare insieme a don Gaudiano. Era povero tra i poveri e chiedeva tutto non per se ma i più bisognosi. Lui era il bisogno verso il mondo che si alimentava con la sacra scrittura''.

Anche l'ex assessore dei servizi social Marco Savelli, ai tempi di don Giorgio direttore della caritas, nativo di Fossombrone come il sacerdote, ha sottolineato di avere lavorato, stimato don Giorgio su due livelli: quello operativo e organizzativo fra Caritas e comune di Pesaro e dal profilo culturale, in quanto presso la biblioteca Oliveriana, don Giorgio scoprì due preziose bibbie del Soncino. Parola e mani sporche, queste sono state le coordinate resistenziali di don Giorgio. Non pensava per se allora ed oggi la sua casa parrocchiale diverrà un centro d'accoglienza per gli immigrati.

La presenza di varie etnie che vivono in città testimoniano come la Festa dei popoli che lui aveva istituito a Pesaro, era divenuto l'unico punto di riferimento culturale sul significato vero dell'accoglienza. La lettera inviata dalla comunità ebraica italiana testimonia anche che don Giorgio fu uno studioso appassionato delle Sacre Scritture. Aspetti questi evidenziati da mons.Coccia nella sua omelia accanto a tutto il clero della diocesi pesarese. La morte di don Giorgio ha dato vita ad una reazione di impotenza e ha evideniziato i limiti umani.

Don Giorgio aveva un animo puro e genuino. Era un sacerdote dello stupore. Aveva un amore incondizionato per il Signore attraverso la Parola, che ha interiorizzato e fatta carne. E' stato l'uomo dell'ascoltare e dell'aiutare. A questa punto mons.Coccia rivolgendosi ai sacerdoti ha detto che occorre una maggiore corresponsabilità delle parrocchie. La nostra chiesa deve vivere in comunione anche strutturale in una collaborazione attiva.






Questo è un articolo pubblicato il 19-08-2017 alle 11:22 sul giornale del 20 agosto 2017 - 4383 letture

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