Giovanna d'Arco apre il ciclo di conferenze organizzato dal Centro Culturale Santa Maria delle Grazie

3' di lettura 15/02/2017 - È stata una prima lezione molto interessante ed applaudita quella che ha aperto lunedì 13 febbraio il ciclo di conferenze organizzato dal Centro Culturale Santa Maria delle Grazie di Pesaro nella persona del direttore Massimo Baronciani.

Nella accogliente location del Salone del Santuario di Santa Maria delle Grazie, la professoressa Marta Fossa ha introdotto la "lectio magistralis" del dottor Massimo Baronciani, come ella stessa l'ha definita, sulla figura di Giovanna d'Arco, la vergine guerriera, esaltata per la sua poliedricità. Nel corso dei secoli, la Pulzella d'Orlèans ha dato luogo a diverse interpretazioni, spesso contrastanti. Già nel Cinquecento la memoria storica ha lasciato spazio ad una caratterizzazione semplicistica, perché Giovanna d'Arco è stata sentita sempre più come simbolo e sempre meno come persona, fino ad essere denigrata come fece Shakespeare e, successivamente, Voltaire. Nel Settecento illuminista perse di carisma e venne ridotta a mero simbolo di un Medioevo percepito come paradigma di civiltà ignorante e corrotta. Ma il mito di Giovanna riacquistò spessore storico nell'Ottocento romantico, già con Napoleone Bonaparte, fino al processo di beatificazione intrapreso nel 1897 e concluso dal papa Leone X nel 1909 e la canonizzazione nel 1920 ad opera di papa Benedetto XV. La Chiesa già si era occupata di lei, annullando la sentenza della condanna al rogo dopo 25 anni dall'esecuzione, nel 1456.

Massimo Baronciani ha evidenziato con chiarezza espositiva e grande proprietà di linguaggio la complessità della sanguinosissima Guerra dei Cent'Anni in cui si inserisce la vicenda personale e bellica di Giovanna d'Arco. La ragazza era nata nel 1412 in un oscuro villaggio della regione francese dei Vosgi. All'età di tredici anni aveva cominciato a sentire delle voci di tre santi che la chiamavano a compiere una grande impresa: aiutare i Francesi contro il nemico inglese. Intraprese l'ardua impresa qualche anno dopo, pur non sapendo cavalcare e non avendo nozioni belliche, ma il re Carlo VII volle premiare la sua determinazione. Così iniziarono le sue vittorie, lette dai Francesi come il segno di una sovrannaturale invincibilità, dagli Inglesi si trattava invece di una strega mossa da oscure forze demoniache. Tante furono le testimonianze dei contemporanei che la videro salire sul rogo e percepirono da subito la sua santità, persino il boia sentì il desiderio di recarsi in un convento la sera stessa dell'esecuzione per avere ucciso una santa.

Nonostante fosse analfabeta, Giovanna d'Arco aveva risposte fulminee, che denotano grande intelligenza. In particolare, quando venne interrogata dal tribunale ecclesiastico chiedendole se fosse in grazia di Dio oppure no, ella rispose: "Se ci sono, che Dio mi ci mantenga; se non ci sono, che mi ci accolga". Dunque era illuminata da Gesù, che invocò fino alla fine in mezzo alle fiamme. Il mito di Giovanna d'Arco è stato notevolmente celebrato in tanti ambiti, da quello musicale a quello teatrale, dal cinema con numerosissimi film ai fumetti giapponesi fino ai videogiochi.


   

da Marta Fossa





Questo è un articolo pubblicato il 15-02-2017 alle 15:05 sul giornale del 16 febbraio 2017 - 1379 letture

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