Giornata del Ricordo, o revisionismo storico in salsa fascista?

Giorno del Ricordo 3' di lettura 10/02/2017 - La cosiddetta “giornata del ricordo”, istituita dal governo Berlusconi, e che si celebra il 10 febbraio in numerose città italiane tra cui Pesaro e Fano, assomiglia sempre di più alla “giornata del non-ricordo”, o del “ricordo parziale e annebbiato”, poiché si tende a travisare completamente la storia e a distorcere i fatti avvenuti presso il confine orientale durante e dopo la Seconda guerra mondiale, con l’intento malcelato di effettuare un’operazione di revisionismo storico.

Come più volte denunciato dall’ANPI e testimoniato dai militari italiani che hanno svolto il servizio a Zara, la folle decisione del governo fascista di aggredire la Jugoslavia senza alcuna motivazione ha prodotto centinaia di migliaia di morti (Italiani e Slavi), a causa soprattutto dell’operato delle camice nere fasciste che seguivano l’avanzata delle truppe regolari, incendiando villaggi, tagliando teste e uccidendo bambini, tanto che i testimoni hanno riferito le atrocità compiute in quei territori dai fascisti (e non dai nostri militari). Bastava che in un villaggio ci fosse il sospetto della presenza di partigiani che subito essi venivano incendiati. “Le Marzabotto in quelle terre sono state tante!”, raccontano i testimoni oculari. Solo nel campo di concentramento di Arbe c’erano 15000 internati: vecchi, bambini, donne, madri, costretti a dormire nel fango, tanto che ogni giorno morivano persone di fame, freddo o uccisi dalle milizie fasciste. Sono migliaia gli slavi uccisi nei campi di concentramento, tanto che solo nella provincia di Lubiana 50000 slavi vennero strappati dalle loro case e non vi fecero ritorno. Basti pensare che solo in territorio italiano erano presenti 10 lager. Furono proprio i fascisti ad inventare la pulizia etnica in quelle zone e, sempre nella provincia di Lubiana, gli invasori nazifascisti fucilarono 1000 ostaggi, ammazzarono 8000 civili, incendiarono 3000 case e bruciarono 800 villaggi, deportando nei lager 35000 persone. Un vero e proprio genocidio della popolazione slava, a cui va aggiunto la situazione dei campi come quello di Arbe, nel quale il tasso di mortalità era del 19% più alto rispetto a quello del lager nazista di Buchenwald.

Il PCI di Pesaro-Urbino condivide appieno il fatto che sia necessario ricordare, e non cedere all’oblio. Ma l’oblio è costituito proprio dal tacere che sia avvenuta la feroce aggressione nazifascista, le conseguenti stragi degli slavi e che la presunta vicenda delle foibe (lungi dall’essere chiara) va ricondotta all’orrore provocato dall’occupazione fascista di quei territori. Se si vuole veramente coltivare la memoria essa deve in primo luogo partire dall’ammissione delle terribili sofferenze causate alla popolazione slava dall’occupazione; in caso contrario si tratterebbe di una “giornata dell’ipocrisia”, celebrata da chi vuole compiere un’operazione di squallido revisionismo storico in salsa fascista.

Il Partito Comunista Italiano chiede pertanto alle amministrazioni di Pesaro e Fano di evitare di riproporre per il futuro le rievocazioni retoriche, revisioniste e faziose già tristemente viste in passato, e di celebrare tale giornata dedicandola alla memoria storica degli orrori provocati dal fascismo nella ex-Jugoslavia e negli altri territori aggrediti nel corso del secondo conflitto mondiale.


   

da Partito Comunista Italiano
Federazione di Pesaro-Urbino





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-02-2017 alle 06:01 sul giornale del 11 febbraio 2017 - 2760 letture

In questo articolo si parla di politica, giorno del ricordo, partito comunista italiano, Federazione di Pesaro-Urbino

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