"Oscar e la dama rosa": pathos e commozione per il pubblico del Teatro Rossini

"Oscar e la dama rosa" al Teatro Rossini Foto by Marta Fossa 3' di lettura 24/10/2016 - Chi volesse confrontarsi con il teatro di Eric-Emmanuel Schmitt, ha visto OSCAR E LA DAMA IN ROSA, presentato dall'Associazione culturale Teatro Moda di Gardolo in provincia di Trento, nell'ambito del Gad giunto alla 69esima edizione.

Un'opera tratta dall'omonimo romanzo del 2003 che racconta la storia di Oscar un bambino di 10 anni,affetto da una forma leucemica giunta alla fase terminale.

Lo spettatore all'inizio dello spettacolo certamente è stato influenzato dall'ambientazione di Braccialetti rossi, la fiction televisiva tanto popolare. Poi addentrandosi nel monologo scopre la profondità delle tematiche di Schmitt. Una volontaria, chiamata da Oscar, nonna Rosa, gli propone un gioco che consiste nel vivere 10 ANNI IN UN SOLO GIORNO. Seguirà in una successione equilbrata e ben coordinata la vita con le sue situazioni più significative, dall'adolescenza, alla fase matura adulta, all'anzianità. Ci saranno le sue avventure, le sue speranze, le fantasie, l'amore per Peggy Blue, la bambina dell'ultima stanza dell'ospedale. L'ultimo natale e poi dopo 10 giorni, Oscar è ormai stanco di vivere.

Un testo ed uno spettacolo, intrisi di pathos e di commozione, che hanno preso il pubblico del teatro Rossini. Il testo ha avuto il suo primo allestimento teatrale nella stagione 2004-2005 ed un film nel 2009.

Ma chi è Eric - Emmanuel Schmitt? E' uno dei più noti registi teatrali europei, autore di numerose opere intrise di elementi musicali e filosofici. Il tema portante delle opere di Schmidtt è l'indagine su quanto siano complessi i rapporti nella vita privata. In particolare le sue opere hanno un taglio filosofico e religioso. In Oscar e la dama in rosa, la presenza di Dio, la sua ricerca affannosa da parte del protagonista, fa comprendere come il romanziere-drammaturgo abbia un conto aperto con la divinità, nel senso che la ricerca di Dio spesso coincide con il suo silenzio.

Un tema questo che il cineasta e uomo di teatro Ingmar Bergman, ha sviluppato anni prima nei suoi film, come LUCI D'INVERNO, in cui la solitudine di un sacerdote lo pone di fronte al dilemma esistenziale e un confronto con il divino. Anche in Oscar vi è questo dilemma esistenziale, ma il suo è collegato con la sofferenza dovuta alla malattia e alla vicinanza della morte. E' giusto si chiede Schmidtt vivere in poco tempo tanti anni, velocizzare la vita, che ha un significato in sè.

La vita va vissuta per quello che ci viene concessa. Il bambino che muore a due anni, nonostante il dilemma di uno scrittore come Dostojevskji, ha lo stesso valore di quella di un uomo che muore a 100 anni. Altrimenti Dio sarebbe ingiusto, Eppure Schmidtt, vuole superare anche il tema della giustizia divina e nella seconda opera che verrà messa in scena al Gad di Pesaro, IL VISITATORE, martedì 25 ottobre alle ore 21,00 dal gruppo teatrale La Betulla di Nave in provincia di Brescia, vincitore del Premio Moliere.

Il drammaturgo franco-belga, dà vita ad un duello verbale fra il vecchio psicanalista Sigmund Freud e uno sconosciuto con idee contrarie al mestro della psicanalisi. Vi è lo scontro fra razionalità e fantasia esistenziale: un duello di opinioni, pensieri, concetti sull'amore, la religione, la libertà, la storia e il senso della vita. Ma chi è il visitatore, se non un eroe shakesperiano, che a tratti rende anche brillante questa commedia, che supera ogni forma di celebralismo. Se in Oscar e la dama rosa si rasenta a momenti di pathos intimistico, nel Visitatore i sentimenti di allegria e commozione si alternano e creano una unità di valori umani.








Questo è un articolo pubblicato il 24-10-2016 alle 08:57 sul giornale del 25 ottobre 2016 - 1032 letture

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