Quando Borges venne a Pesaro nel 1977, ospite del conte Albani

Jorge Luis Borges 4' di lettura 22/07/2016 - Anche un format, basato sulla bizzaria fantasmagorica come l’Angolo della Poesia, e del suo curatore eccentrico e preparato come Peppino Saponara, offre talvolta delle novità ghiotte per i cronisti che si occupano di cultura.

E certamente quella presentata giovedì sera nel cortile di Rocca Costanza dallo stesso Saponara e come ospite Sandro Giovannini, scrittore, poeta, critico letterario e fondatore del centro Studi Heliopolis, è da prima pagina per le riviste specializzate.

Professor Giovannini, qual è la notizia diffusa all’Angolo della Poesia?

“Nel 1977, dopo lunghe trattative con l’editore Franco Maria Ricci, che era divenuto l’editore italiano di Borges, il grande poeta argentino, con la prestigiosa collana blu di poesia, io ed alcuni amici del Centro Studi Heliopolis a Pesaro nel 1974 e che tutt’ora esiste con una promozione editoriale, decidemmo di contattare, visto l’esito negativo con l’editore di riferimento, direttamente Borges, venuto in Italia, e precisamente a Venezia per un vernissage di presentazione di un suo libro di poesie. Andammo a Venezia ed ebbi l’occasione di parlare con questo mito vivente,della sua poesia, del futuro dell’Argentina ed iniziare una vera e propria diatriba su Ezra Pound. Oggi si vuole ideologizzare un grande poeta americano con movimenti pseudo di destra, ma negli anni Settanta, in cui era forte la contrapposizione ideologica fra Destra e Sinistra, i contrasti erano molto sentiti e dibattuti anche con profonde riflessioni culturali. Vidi in Borges, un intellettuale aperto, e modesto, che ti ascoltava e per me, giovane intellettuale di provincia, questo già era un grande risultato. Poi iniziai a presentarmi e a far sapere al grande Borges, dov’era la città di Pesaro, che diede i natali a Rossini. Borges amava molto la musica lirica e negli anni che coincisero con la sua cecità, ascoltava molto le sinfonie di Rossini, che gli permettevano di vivere nel buoi e nella luce del labirinto umano. A un certo punto vidi che Borges, inizialmente distratto, incominciò a divenire più serio e concentrato ed uscire dalla veste ufficiale del protagonista della serata, in uno dei più favolosi locali veneziani, messo a disposizione da Franco Maria Ricci. Mi chiese di Pesaro e a quel punto mi feci coraggio e lo invitai a ritirare un premio, che già da tempo avevamo pensato di attirbuirgli.’’

Poi cosa successe?

“Passò del tempo ed un giorno decisi di andare a Firenze, dove alloggiava in un importante albergo della città, Jorge Luis Borges, in giro per l’Italia per la presentazione del suo libro. Entrai nella hall dell’albergo e aspettai che il grande maestro, mito per tutti noi, scendesse dalla suite, e lo convinsi a salire in macchina e a portarlo a Pesaro. La nostra conversazione fu in lingua spagnola, francese e italiana. Nel frattempo telefonai agli amici di Heliopolis comunicato la grande notizia e in un batter d’occhio, la città fu tappezzata, con manifesti BORGES A PESARO. Fu un evento unico, per la sede di Heliopolis, che si distingueva rispetto alle altre sedi culturali, che facevano capo a librerie, per la sua signorilità pur nella modestia dei mezzi. Mezza Pesaro, con intellettuali di sinistra e destra, furono presenti all’assegnazione del Premio Labirinto d’Argento che poi dall’anno successivo venne assegnato dal comune di Palermo. Borges era emozionato e sicuramente faceva trapelare dei sentimenti sinceri. Il premio di Pesaro, valeva più di tante manifestazioni culturali mondane, in cui lui, il poeta era solo lo strumento di un meccanismo editoriale.’’

Ci racconti dell’emozione di Borges di fronte alla tomba di Dante a Ravenna…

“Riuscimmo a far alloggiare il poeta nell’abitazione del conte Albani, un uomo entusiasta della cultura che superava le frontiere di destra e di sinistra. Il giorno dopo accompagnai Borges, da solo a Ravenna per visitare la tomba di Dante. Il poeta argentino di fronte alla tomba del Sommo Poeta, citò una frase che voleva coinvolgere l’esistenza di Dio. << Di fronte a Dante alla sua Commedia, mi pongo per l’ennesima volta il significato della morte e nella mia fede in un iddio personalissimo; ma non sono così orgoglioso. Dio è per me l’infinito, o l’antica anànche, il Caso. E’ colui che, in una biblioteca infinitamente grande,illimitata e aperiodica, detiene il catalogo dei cataloghi".

Poi ebbe più la possibilità di riincontrare Borges?

“No, se non sulla sua tomba in Svizzera, ma quel incontro pesarese e poi sulla tomba di Dante, a cui dedicò nove saggi danteschi, rimangono tutt’ora nella mia mente in maniera indelebile. Così scriveva della Commedia, Jorges Luis Borges: " La Commedia è un libro che tutti dobbiamo leggere. Non farlo significa privarci del dono più grande che la letteratura può offrirci, significa condannarci a uno strano ascetismo". Questo è stato Borges’’.


   

da Paolo Montanari





Questo è un articolo pubblicato il 22-07-2016 alle 08:40 sul giornale del 23 luglio 2016 - 1781 letture

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