Intervista a Emanuele Bevilacqua, giornalista, scrittore e profondo conoscitore della Beat Generation

Beat Generation 3' di lettura 22/07/2016 - "Una Bibbia del beat o manuale di esperienze possibili: quelle di vita e quelle letterarie di una generazione che ha voluto opporsi alla “meccanizzazione delle anime’’ (Ginsberg)". E’ un passaggio del libro di Emanuele Bevilacqua dal titolo “Guida alla Beat Generation: Kerouac e il Rinascimento interrotto’’.

Emanuele Bevilacqua, che venerdì 22 luglio sarà ospite all’Angolo della poesia nel cortile di Rocca Costanza, è uno scrittore, giornalista, esperto di beat generation. La sua passione per il giornalismo, si è diplomato alla Scuola di Giornalismo di Urbino, lo ha portato ad avere una carriera folgorante nella comunicazione. Progetti editoriali di National Geographic, Darwin, Limes, Colors, Micromega.

Attualmente è docente di Marketing dei media presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione di Lugano. E’ autore di sette volumi e di due docufiction.

Abbiamo incontrato il prof.Bevilacqua e gli abbiamo richiesto una intervista.

Professor Bevilacqua, perché con il suo libro, Guida alla beat generation, a trent’anni dalla scomparsa di Jack Kerouac, vuole essere una specie di enciclopedia multi uso, un repertorio – database sulla beat generation. Che ruolo svolge G. Corso, in questo percorso?
Vede il libro vuole raccontare un’epopea fatta di viaggi, avventure, scoperte di nuove religioni, di nuovi stili narrativi e, naturalmente tanta musica. Corso insieme a Ginsberg, Burroughs, hanno segnato un’epoca con le loro invenzioni, poesie. Con i miti non occorre avere fretta, ha sottolineato Italo Calvino, in “Lezioni Americane’’. Quindi quando ci troviamo di fronte ad un poeta come Corso, e stasera ne rifletteremo insieme a Peppino Saponara, occorre evidenziare la sua opera soprattutto nei dettagli, perché non vi è una definizione di Corso. Fu un poeta punto e basta. Lo stesso Corso così definiva beat: “Noi abbiamo creato il cambiamento senza versare una goccia di sangue". Corso si è guadagnato la fama con Bomb,poesie contro le guerre fredde e calde : con una trovata grafica di stampo futurista il testo riproduceva la sagoma del fungo atomico".

Ma chi era G.Corso per gli altri esponenti della Beat generation?
Una bella definizione di Corso l ‘esprime, Keurac. "E’ un ragazzino duro del Lower East Side che si è elevato come un angelo fino al soffitto. Dunque un giano bifronte: persona di animo gentile in un aspetto di criminale incallito". Tutto ciò l’ha portato l’ha portato ad imparare in fretta a vivere: abbandonato dalla madre, quando aveva 1 anno e affidato dal padr e ad un orfanatrofio, dove vi uscì dopo tredici anni. Dall’orfanatrofio al manicomio, il passo è breve. Poi la sua casa diviene la strada. Nel 2000 Corso lascia New York e l’anno dopo il 17 gennaio 2001, muore a Minneapolis in casa della figlia. Nel 1996 Corso dichiarò alla giornalista Dianne Jones: "Non perdete il senso dell’umorismo. L’umorismo è un dono divino, spazza via tutte le stronzate e se riesci a ridere di un problema serio allora il problema , scompare, è finito, se riesci a riderci sopra. Parlo di umorismo di alto livello, e poi ce’ la bellezza".


   

da Paolo Montanari





Questa è un'intervista pubblicata il 22-07-2016 alle 12:29 sul giornale del 23 luglio 2016 - 1829 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, Paolo Montanari, Beat Generation

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