"Matteo e il tappo", la favola per adulti della scrittrice pesarese Caterina Felici

"Matteo e il tappo", la favola per adulti della scrittrice pesarese Caterina Felici 2' di lettura 21/07/2016 - E’ uscita in libreria una favola per adulti, MATTEO E IL TAPPO (ed. Italic), della scrittrice e poetessa pesarese Caterina Felici.

In questa favola, la prima della nota poetessa, considerata da Maria Luisa Spaziani, la sua erede spirituale; una voce nel panorama poetico italiano unica nel suo genere naturalistico, in cui i sentimenti umani, i paesaggi e i ricordi, costituiscono stelle raggiungibili, di un firmamento che la Felici vuole raggiungere e sfiorare. Le favole classiche si chiudono con una morale. In Matteo e il tappo, la Felici connatura la morale alla favola. Un tappo, come il grillo parlante delle avventure di Pinocchio, diviene la coscienza di un travet Matteo, che cerca nel lavoro a tempo pieno, la sua realizzazione. Lavoro e guadagno, sopra di tutto, sopra l’amore, la cultura e l’arte. L’acquisto di una ambita villetta e il suo stacco dai genitori, sembra per Matteo, il raggiungimento della sua esistenza. Ma una sera la sorpresa, dadaistica: il tappo della bottiglia dello spumante, con cui aveva fatto un auto brindisi, incomincia a prendere vita e rivoluziona la felicità, cioè la routine e schiavitù dal lavoro di Matteo. Il tappo, come La Pallina, titolo di un romanzo simbolo contro l’ausseffazione dalla droga, diviene l’alter ego del protagonista. E qui viene fuori il lirismo di Caterina Felici, in un romanzo definito dal critico letterario Giorgio Barberi Squarotti, “un romanzo, tanto avventuroso e giocos ed elegante’’ e lo studioso Roberto Pazzi , ha definito “Matteo e il tappo, un racconto dove la leggerezza e vivacità, allietano la lettura estiva’’.

Così scrive la Felici, autore di numerose raccolte di poesie, da ultimo Fogli di vita, in Matteo e il tappo: “Salendo sulla collina, contemplava da questa il verde di varie gradazioni, chiazzato dal giallo delle ginestre e dalle rosse distese di papaveri splendenti al sole’’.

Rimase a guardare le stelle; da moltissimo tempo non le contemplava. Osservò la luna, che era in parte velata da una nuvola’’, “il tappo piroettò nell’aria, facendo udire il suo riso argentino, si diresse verso l’alto e sparì, come inghiottito dall’argento ossidato della sera’’. E come ogni favola, anche questa, Matteo e il tappo, ha un esito felice, con una fluidità espressiva e coinvolgimento interiore, che provengono dalla penna di Caterina Felici.


   

da Paolo Montanari





Questo è un articolo pubblicato il 21-07-2016 alle 05:08 sul giornale del 22 luglio 2016 - 1277 letture

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