Intervista al filosofo Remo Bodei ospite a Popsophia

filosofo Remo Bodei 5' di lettura 14/07/2016 - Remo Bodei, certamente uno dei più importanti filosofi italiani e ricercatore presso l’Università Normale di Pisa, autore di numerose pubblicazioni da ultimo il saggio Limite, è di nuovo a Pesaro, ospite venerdì 15 luglio alle ore 18,30 a Popsophia a Rocca Costanza, in una specie di tavola rotonda insieme ad altri studiosi, che è un nuovo format denominato TED talks filosofici, una performance filosofica con lo scopo di proporre idee e suggestioni per indagare le “vie della Forza’’ del mondo contemporaneo.

Prof.Bodei, quest’anno Popsophia dedica al “Ritorno della Forza’’,la sua VI edizione. Il filosofo al limite della conoscenza del mondo contemporaneo? Si sente uno Jedi?

“Il tema di Popsophia è affascinante anche se è al limite con la fantascienza, mentre il filosofo indaga nell’ambito della realtà, per cui non mi sento uno Jedi. Per Aristotele il limite è il punto estremo di ogni cosa; il punto, cioè, al di là del quale c’è il nulla della cosa e al di qua del quale c’è il tutto di essa. Il limite delimita ogni ente, animale umano, che è segnato da limiti ineliminabili (il corpo, la nascita e la morte, ma anche la necessità di nutrirsi e respirare), dall’altro, e qui si avvicina alla tematica di Popsophia, l’uomo contemporaneo è incessantemente spinto a una sorta di guerra, (star wars del quotidiano- conflitti famigliari, religiosi, sociali, politici) contro i propri limiti costitutivi, nel tentativo di spostarli sempre più in là, di trasformarli e padroneggiarli in vista di un incremento continuo di essere".

Da qui, professor Bodei, la paura della morte nella nostra società occidentale e fronteggiarla o melio allontanarla per una paura collettiva, in una sorta di lotta personificata fra il Bene e il Male?

“Si vuole allontanare il limite della Morte, ma è un paletto ineliminabile e allora si crea una letteratura cinematografica e musicale che ha in John Williams, il suo principale protagonista.In questa sfida con il limite c’è evidentemente, per l’uomo contemporaneo, il pericolo estremo. Il tentativo di andare oltre il limite espone al rischio della perdita di sé, dell’annullamento del proprio esserci, dello svaporare del modo d’essere stesso che lo costituisce in quanto umano. Già i Greci avevano capito questo limite e lo chiamarono tracotanza, la pretesa di essere altro da ciò che si è, il voler infrangere il limite che ci costituisce e di modificare, attraverso lo sfondamento dei limiti dati, lo stato delle cose stabilito dagli dei. D’altra parte l’idea del limite è uno dei temi che caratterizzano, nelle sue varie espressioni, dall’arte alla politica, tutta la cultura classica greca e romana. Nel Simposio Platone mette in bocca ad Aristofane, quello che potrebbe essere definito il nostro modo d’essere concreto, la nostra esistenza in quanto essere finiti che abitano il mondo, una superbia o tracotanza, per cui l’uomo voleva essere come gli dei e viene punito dallo stesso Zeus che crea un confine".

Ma professor Bodei, lei parla nel suo libro di un’idea mobile del limite. Perché?

"Perché la cultura moderna, la riforma protestante, Galileo Galilei, la rivoluzione scintifica, hanno in parte eroso i limiti degli antichi. In altre parole: laddove nella cultura classica il limite è qualcosa di dato e oggettivo, che non può essere spostato o modificato, in quanto depositato nella cosa stessa, in quanto segno di un ordine che non può essere manipolato dall’azione degli uomini, nel moderno il limite diventa qualcosa di posto più che di dato. Il moderno vuole cancellare il peccato della tracotanza dei greci, ma che però espone al rischio estremo, espone alla possibilità della distruzione di sé, della deflagrazione dell’umano a opera dell’umano stesso. Pensiamo agli ordigni nucleari che possono distruggere i pianeti. Ma il limite,,ed anche questo è un rischio, può creare confini porosi, in cui sono possibili contrattazioni estemporanee che fanno venire meno le libertà individuali’’.

Dunque le tematiche presentate da Popsophia, pongono gli spettatori di fronte ad una realtà sradicata da questi limiti e quindi fuori da una prospettiva antropologica?

“Certamente, ma apre nuove prospettive, che io ho cercato di analizzare nel mio libro IMMAGINARE ALTRE VITE. Riprendendo da una massima di Montaigne, la nostra vita è simile a una corda formata dall’intreccio di tanti fili che sono le vite che abbiamo frequentato, e non solo vivendo e agendo, ma anche leggendo e pensando. Inoltre siamo anelli di una lunghissima catena di morti, i nostri innumerevoli antenati, e compartecipi dei vivi nel prolungare la nostra storia nel futuro. Bisogna recuperare la forza ascetica e qui mi collego al tema di Popsophia, che la società capitalistica occidentale ha condannato e vuole nascondere come la morte. Gli esercizi spirituali e fisici, dell’ascesi pagana e di quella cristiana vengono sostituiti dalla droga, dall’alcool, dall’orgasmo, elementi che, nel loro insistito perseguimento, nascondono l’istinto della morte. Ma attenzione vi è un rischio anche nell’ascesi, anche Harry Potter sogna una sua ascesi; ed è la caduta precipitosa a capofitto. L’esempio più celebre è quella di Don Chisciotte,ma vi sono poi anche esempi rendentivi di cui l’uomo ha bisogno, la Buona Novella di Cristo e la letteratura classica della seconda metà dell’Ottocento. Ma nella modernità secolarizzata la redenzione ha assunto un carattere non solo individuale, ma anche sociale, in una realtà sempre più complessa e globale che crea anche nuove creature e forze palliativi della fragilità umana’’.


   

da Paolo Montanari





Questa è un'intervista pubblicata il 14-07-2016 alle 16:46 sul giornale del 15 luglio 2016 - 1317 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, filosofo, remo bodei, Paolo Montanari

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