Assemblea sindacale Slp-Cisl: "Privatizzazione Poste: gravi ripercussioni sui servizi, a rischio 20 mila posti di lavoro"

ufficio postale generico - 650px 3' di lettura 13/07/2016 - In riferimento all'articolo "Poste,1° del mese, Sospeso pagamento pensioni per assemblea sindacale" pubblicato su Vivere Pesaro, comprendiamo ma condividiamo solo in parte l'opinione del Sig. Taronna.

Non siamo noi coloro che utilizzano come arma di ricatto per lo Stato i meno forti. Non ci appartiene e nello specifico Poste è una azienda privata, fra i cui azionisti c'è anche lo Stato, anche se sembra abbia deciso di esserlo ancora per poco.

A questo servono le assemblee e le manifestazioni come quella di Ancona del 2 luglio scorso. Teniamo particolarmente a chiarire quanto sta accadendo ai cittadini, ai pensionati e ai lavoratori, prima che sia troppo tardi. Lo abbiamo fatto anche con il seguente comunicato unitario:

Gentili Cittadini e Pensionati delle Marche; in un assordante silenzio, e con una preoccupante accelerazione, il Capo del Governo e l’Amministratore delegato di Poste Italiane Spa stanno completando un miope percorso di privatizzazione, anzi sarebbe più corretto dire di completo collocamento in borsa del Gruppo Poste.

Le manifestazioni che i sindacati di categoria stanno organizzando su tutto il territorio nazionale e quella che abbiamo programmato il prossimo 2 luglio ad Ancona, hanno lo scopo di informarvi su quanto sta accadendo, che riteniamo vada decisamente contrastato per le gravi motivazioni che tenteremo di spiegarvi.

Innanzitutto come rappresentanti dei lavoratori siamo preoccupati per lo smembramento della azienda e per le conseguenti ricadute sul piano occupazionale. Sono a rischio almeno 20.000 posti di lavoro! altro che le 8.000 assunzioni narrate nel piano industriale. Il progetto che stiamo tentando di fermare non ha motivazioni industriali. Consentirà solo ed esclusivamente a raccogliere denari, pochi per l’esattezza, a fare cassa per contrastare il crescente debito pubblico del paese.

Gli altri effetti che si produrranno, invece, saranno gravi ripercussioni sui servizi resi alla cittadinanza oltre che come abbiamo detto sulle famiglie dei dipendenti. L’azienda Poste, sinora caratterizzata per la sua capacità di coniugare la vocazione al mercato ed il suo ruolo universale, a seguito della totale dismissione da parte dello Stato delle azioni di sua proprietà perderà, senza dubbio, la propria missione sociale.

All’orizzonte si profila una “proprietà privata” avida di crescenti guadagni, controllata da Fondi Sovrani di paesi esteri, a cui poco importa del servizio pubblico, della trasparenza e della sicurezza del risparmio postale. Tale proprietà punterà ad una sempre più marcata finanziarizzazione del Gruppo. Vale a dire massimizzazione degli utili da distribuire agli investitori.

A tutti noi rimarranno invece: - servizi di peggiore qualità; - minore presenza nelle periferie; - maggiori costi, complessità e rischio sui prodotti finanziari offerti al posto del tradizionale risparmio postale.

Stiamo cercando di contrastare tutto questo e vi chiediamo di sostenere le nostre iniziative per il bene di tutti. Poste Italiane sono patrimonio del Paese: dei cittadini, dei pensionati e dei lavoratori.


   

da Dario Dominici
Segretario Regionale Slp-Cisl Marche





Questo è un articolo pubblicato il 13-07-2016 alle 08:09 sul giornale del 14 luglio 2016 - 2421 letture

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