Interludio 2016 a Rocca Costanza, buon inizio con la Filarmonica Arturo Toscanini

Filarmonica Arturo Toscanini (foto di Marta Fossa) 5' di lettura 08/07/2016 - Non poteva esserci inizio migliore per Interludio 2016 a Rocca Costanza, organizzato dall’Ente Concerti di Pesaro. Di scena, giovedì 7 luglio alle ore 21,15, la Filarmonica Arturo Toscanini, una delle migliori orchestre europee diretta da Alpesh Chauhan.

Un programma basato sul repertorio classico con musiche di Rossini, Verdi, Brahms e Beetoven. La Filarmonica Arturo Toscanini si è esibita sotto la guida di prestigiosi direttori come Eliahu Inbal, Gianluigi Gelmetti, Michail Jurowski, Lorin Mazael, Kurt Masur, Zubin Mehta, Georges Pretre, Mstislav Rostropovich, Jeffrey Tate ottenendo consensi di pubblico e critica. Ha collaborato con Salvatore Accardo, Anna Caterina Anonacci, Ramin Bahrami, Stefano Bollani, Mario Brunello, Lucio Dalla, Mariella Devia, Placido Domingo, Juan Diego Florez, Natalia Gutman, Sonia Ganassi, Ton Koopman,Uto Ughi.

Negli ultimi anni la Filarmonica Toscanini è stata in Tournee in Cina, Svizzera, Germania. Il 27 gennaio 2016, la Filarmonica Toscanini, presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma e in diretta su RAI5, ha tenuto, il concerto nazionale a ricordo della Giornata della Memoria.Alpesh Chauhan è direttore Assistente dell’Orchestra Sinfonica di Birmingham dal 2014. Ha allacciato importanti relazioni con le principali orchestre europee; nel corso della sua carriera ha diretto la Netherlands Symphony Orchestra, la Kymi Sinfonietta e la Filarmonica Toscanini. Ha realizzato un progetto con gli studenti del College of Music di Sinfonia è stata molto equilibrata nei vari organici orchestrali.

Per quanto riguarda la sinfonia della Forza del destino di Verdi, l’orchestra Toscanini, ci ha introdotto in un altro mondo melodrammatico, che in certe melodie anticipa Traviata. Opera in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave, la Forza del destino è tratta da Alvaro o la forza del destino di Angel de Saavedra. La prima rappresentazione assoluta ebbe luogo al Teatro Imperiale di San Pietroburgo, il 10 novembre 1862. Successivamente vi sono state due importanti versioni: la prima al Teatro Apollo a Roma il 7 febbraio 1863, con il titolo Don Alvaro e al Teatro alla Scala a Milano il 27 febbraio 1869. E nella seconda versione che Verdi aggiunse la celebre sinfonia e compose un nuovo finale e che andò in scena alla Scala. Il terzo brano in programma sono state le Variazioni in si bemolle maggiore per orchestra, op.56° di Brahms, su un tema dal Chorale S.Antonii della Feldparthie n.6, Hob: II: 46 di Haydn.

All’interno della produzione sinfonica di Brahnms, le Variazioni su un tema di Hayd, composte nell’estate 1873, rivestono un ruolo chiave, quello di una sorta di prova generale rispetto alla Prima sinfonia, eseguita nel 1876. In questa composizione si vede chiaramente la forte propensione brahmsiana per la musica sinfonica, anche se nel suo iter musicale, la scrittura sinfonica fu estremamente sofferta, sia per il confronto con il classicismo sinfonico sia per una definizione personale, che spesso non era sicura, in un momento in cui si contrapponeva la corrente wagneriana a cui aveva aderito Bruckner e quella appunto brahmsiana, più aperto alla cosiddetta nuova musica. Ma se le esitazioni si fecero sentire per molti anni è proprio con le Variazioni che Brahms supera ogni esitazione e nella partitura si evidenziano due elementi che si imporranno come centrali nel sinfonismo di Brahms: l’attitudine storicistica e la tecnica della variazione. Il suo ritorno al passat, a Palestrina, Orlando di Lasso, Bach, Handel, significa recuperare il polifonismo e reintrodurlo nella sua opera corale. Scriveva a proposito delle Variazioni lo stesso Brahms: “e’ indispensabile scegliere un tema il cui basso abbia un solido peso: per me il basso è più importante della stessa melodia’’.

Nell’esecuzione dell’Orchestra Toscanini, i fiati evidenziano inizialmente il carattere corale della composizione, seguita dalla prima variazione basata sui rintocchi scanditi dagli stessi, su cui gli archi costruiscono un fluido melodizzare; la seconda variazione in mi minore evidenzia la netta contrapposizione fra archi e fiati. La terza ha il carattere di corale figurato. La quarta in mi minore evidenzia la polifonia barocca. La quinta risente del gioco ludico musicale. La quinta ha il carattere dello scherzo mendelissohniano. La sesta è una sorta di marcia e la settima è una parentesi contemplativa basata sul movimento alla siciliana. Con l’ottava si dipana un misterioso nmoto perpetuo. Infine la Sinfonia n.5 in do minore op.67 di Beethoven. La stesura di questa sinfonia occupa un periodo di tempo assi lungo e sol nella primavera del 1808 venne completata dal compositore tedesco. Come nella terza sinfonia vi sono dei riferimenti allegorici e morali. Il repentino attacco iniziale sta a significare “il destino che bussa alla porta’’.


   

da Paolo Montanari e Marta Fossa





Questo è un articolo pubblicato il 08-07-2016 alle 06:35 sul giornale del 09 luglio 2016 - 1321 letture

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