Pesaresi a San Siro da Bruce Springsteen

Pesaresi a San Siro da Bruce Springsteen 3' di lettura 05/07/2016 - Luglio 2016 è il mese di Bruce. Se non per tutti, per tanti (si stima che in tre concerti lo vedremo in 180mila, anche se è vero che qualcuno, tornando due o anche tre volte in realtà inganna la stima…). Da Pesaro, come tradizione, in tanti. Alcuni in gruppo, altri sparsi.

Io, alla fine, dopo molti tentennamenti, ci sono andato. Alla prima di Milano, domenica 3 luglio. Tentennavo, perché decisamente non sono più un ragazzino, perché ormai un concerto in due ti costa come una vacanza, perché l’ho già visto 24 volte… (in 35 anni non sono poi così tante…)…

Del fatto che probabilmente la metà dei 60mila presenti, quando io ho visto il mio primo concerto di Bruce nell’81 non era nemmeno nata, mi sento certamente un po’ orgoglioso; ma al contempo mi sembra di essere anacronistico… Anche perché la stanchezza fisica dell’attesa si fa sentire sulle gambe e sulla schiena, e mi trovo a domandarmi: cosa ci faccio, cosa ci facciamo io e la Sabri qui?
Basta, però! Ormai ci sono e allora è meglio che me lo goda!

Poi all’improvviso COMINCIA!

E alla seconda canzone ho già dimenticato tutto, e quasi quasi penso già a come fare per essere qui anche martedì! E il concerto cresce, e Bruce ci fa i complimenti, e il rito collettivo fatto di tanti riti individuali, corre sulle strade del rock. Però poi mi distraggo un po’, guardo l’ora e non sono neppure le 10. Bruce canta, suona e ci guarda e capisce umori, stanchezze e fatiche, e tutto quello che abbiamo in testa, tutto quello che pensa ognuno di noi, e si va avanti e avanti, fino a quando si accendono le luci, quelle bianche dello stadio, quelle che normalmente sono il segnale che un concerto è finito.
Ma questo è Bruce e lo stadio è prenotato fino a martedì notte… E allora invece di finire è ADESSO che inizia un altro (il mio) concerto! Passato e presente si mescolano. Il rito adesso è tutto mio. Sono qui, ho 59 anni, ma ne ho anche 24 e 45 o forse ne ho già 67 come lui, che fa quella faccia, quella che so io, quella che mi dice “ma veramente, ma sul serio? Ma qualcuno può veramente pensare di non essere qui oggi, qui con me?”

Altri 40 minuti, poi finisce ma non finisce. “Thunder Road” è ancora tutta da percorrere. Sono qui, siamo qui, siamo tutti qui ancora una volta, per andarcene via dalla città dei perdenti, per andare a vincere il nostro pezzetto di vita vera! Un concerto dopo l’altro, un giorno dopo l’altro. Ogni concerto, ogni giorno un’occasione per avverare i nostri sogni.


   

da Paolo Pagnini





Questo è un articolo pubblicato il 05-07-2016 alle 16:39 sul giornale del 06 luglio 2016 - 3151 letture

In questo articolo si parla di attualità, pesaro, concerto, bruce springsteen, paolo pagnini, articolo, san siro

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve ? https://vivere.me/ayRW







.