Intervista ad Arnaldo Pomodoro, autore della "Palla" di Piazzale della Libertà

arnaldo pomodoro 3' di lettura 04/07/2016 - È difficile farsi concedere un’intervista da Arnaldo Pomodoro,sempre in giro per il mondo, ma il grande scultore romagnolo,ha compiuto 90 anni il 23 giugno ,essendo nato a Morciano di Romagna il 23 giugno 1926, è legato a Pesaro, dove ha studiato e a Orciano paese del fratello Giò,e non si lascia sfuggire l’ occasione di poter parlare della sua città e dell’alto Montefeltro.

Maestro Pomodoro, a 90 anni si può fare un bilancio della sua attività artistica. Che cosa rifarebbe e non rifarebbe in questo lungo arco esistenziale?
Rifarrei tutto quello che ho realizzato. Mi considero un uomo fortunato. Certo Milano, che è divenuta la mia seconda città di orgine, mi ha dato tanto, ma ricordo con nostalgia anche la mia Morciano di Romagna, dove si trova una mia scultura vicino a quella di uno dei più grandi artisti del Novecento,Umberto Boccioni".

E Pesaro, che posto ha nel suo cuore?
Pesaro è stata la città dove ho studiato da geometra. Ho trovato il mio primo lavoro. Poi dalla provincia, con l’amore innato che avevo per la scultura, ho sentito la necessità di andare in una grande città e sperimentare a contatto di grandi uomini di cultura. Mi riferisco a Milano, dove ho conosciuto Antonioni, Lucio Fontana, ho approfondito l’amicizia con un mio conterraneo, Tonino Guerra, ma anche a Roma. Lentamente il mio linguaggio caratteristico, informale, si è andato evolvendo e si è adattato di volta in volta alle caratteristiche del materiale usato: prima l’oro e l’argento, per i monili, poi il ferro, il legno, il cemento e il bronzo, che diverrà la sua materia base per opere di piccole dimensioni e per le sculture monumentali che lo hanno reso celebre".

Lei è famoso per una celebre frase: Tutto è stato mercificato. La gente con i soldi vuole comprare l’arte mentre l’arte non si compra. Rapportando al suo lavoro e collocazioni delle sue sfere, l’opera più importante, che cosa si sentirebbe di dire?
Lei mi ha fatto una domanda, che le avrei chiesto io di farmi. Purtroppo alcune mie sfere, hanno perso il significato e la poesia perché sono state mercificate. Pensiamo a quella di piazzale della Libertà, che fin dall’inizio doveva essere un simbolo forte come luogo di incontro per la gente di Pesaro, un collegamento fra il centro, la polis e il mare. Con questo nuovo allestimento di una pista da ballo,sagre paesane continue, sedili che contrastano con lo stile Liberty del villino Ruggeri, che è in tutti i libri d’arte, non ci troviamo ad un travisamento dell’arte e della funzionalità originaria dell’opera d’arte e della sua collocazione? Le mie sfere si trovano a Montreal, a Roma a Rio de Janeiro, ma non hanno subito un travisamento come quella di Pesaro, chiamata Palla di Pomodoro. Quando la scultura fu fusa in bronzo nel 1998 e posta in quel cerchio d’acqua, mi sembrava di aver lasciato alla città, un’opera immortale. Ora ho saputo che il piazzale della Libertà è una fiera continua, di baccano, frastuoni. Ma perché l’Arte deve rimetterci rispetto allo spettacolo di massa? Purtroppo Pesaro è una città delle grandi incompiute: Rocca Costanza, il più grande, importante e misterioso monumento della città. Non è neanche un contenitore d’arte, come nel suo piccolo le scalinate di Perugia, che contengono nei sotterranei una grande opera di Burri e mostre d’arte contemporanea in estate e inverno. Poi i mosaici del Duomo. Perché tenerli così nascosti dalla gente. L’opera d’arte deve respirare. Quando vengo a sapere di queste cose, mi rattristo, perché capisco come la cultura perda quel valore universale, quel linguaggio simbolico e ancestrale che ritroviamo nelle torri e nelle chiese dell’Alto Montefeltro, anch’esse abbandonate per la mercificazione di massa".


   

da Paolo Montanari





Questa è un'intervista pubblicata il 04-07-2016 alle 17:04 sul giornale del 05 luglio 2016 - 23100 letture

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