Una enigmatica Vuelle batte Capo d'Orlando al fotofinish

Stoppata di Daye 4' di lettura 21/12/2015 - Dalle stelle alle stalle e ritorno. Ecco l’itinerario che ha segnato la sofferta vittoria della VL Consultinvest contro Capo d’Orlando. La prima affermazione in trasferta della squadra biancorossa è stata infatti caratterizzata da una incredibile serie di alti e bassi, che hanno portato la Vuelle anche avanti di 18 punti (32-50 al 22’), per poi finire addirittura sotto nel punteggio nel giro di appena una decina di minuti (67-66 al 34’).

Lo spettro di una amarissima sconfitta è stato però scacciato dai biancorossi nell’incandescente finale, grazie ad una difesa finalmente ricompattata dopo disastrose cadute di concentrazione e ad un Christon che mette a segno il colpo vincente a fil di sirena, intercettando fulmineamente un passaggio diretto a Bowers e andando a segnare in contropiede il canestro decisivo.

Il vero problema in casa Vuelle sembra ora quello di riuscire a comprendere le reali motivazioni di questo rendimento così assurdamente altalenante della squadra. Se si tratti cioè di conseguenze puramente tecniche, come l’ancora scarsa consistenza sotto canestro e la difficoltà a gestire palla in attacco con la dovuta lucidità di manovra, o se la solidità e l’affiatamento del roster siano compromessi da disagi soprattutto psicologici, leggi la difficile convivenza fra soggetti abituati a far la parte del leader come Daye e Christon.

Una questione non facile da gestire per coach Paolini, anche perché, stando almeno a quanto si legge dai giudizi pubblicati on-line, la tifoseria biancorossa sembra aspramente divisa fra quanti ritengono che il vero problema sia l’eccessivo individualismo di Christon, che addirittura starebbe “giocando contro” la sua squadra, o comunque pensando solo al suo tabellino anziché alle esigenze del collettivo, e chi invece sottolinea come la vittoria a Capo d’Orlando sia stata firmata proprio da Semaj, dopo il calo di rendimento di Austin Daye nel finale.

In questo quadro non facile da interpretare, la strada giusta da percorrere non può essere che una: dare tempo al tempo. Sia per consentire ai nuovi acquisti Daye e Shepherd di integrarsi al meglio nei meccanismi di gioco della squadra, entrando in sintonia, mentale oltre che tecnica, col resto del gruppo, sia per permettere alla società di mandare a segno un ulteriore colpo di mercato assolutamente indispensabile, e cioè l’acquisto di un vero pivot al posto della comparsa Walker.

Tornando alla partita vinta dai nostri al PalaFantozzi, che ha permesso alla Vuelle di rimanere nel gruppo delle squadre a 8 punti in classifica e di lasciare il fanalino di coda in mano a Torino, vanno sottolineate la nuova bella prestazione di Daye, che ha segnato 28 punti e catturato ben 16 rimbalzi, anche se è poi calato nel finale, e quella comunque convincente di Shepherd, che in 23 minuti sul parquet ha realizzato 9 punti (3/4 da due e 1/2 da tre) e si è fatto apprezzare soprattutto in difesa. Segno evidente che si tratta di certo di due nuovi acquisti azzeccati, in grado di alzare decisamente il livello di competitività della squadra, che contro l’Orlandina ha avuto comunque un buon contributo anche da Lacey (15 punti, con 4/6 da due e 2/3 da tre) e dal tanto discusso Christon, che ha firmato 12 punti, 4 palle recuperate contro una sola persa e 5 assits.

Poco convincenti invece le prestazioni del gruppo degli italiani, che pure contro Venezia erano stati i punti di forza della squadra: nessun punto realizzato infatti da Candussi e Gazzotti, mentre Ceron e Basile hanno infilato un solo canestro ciascuno, sia pure con tiri pesanti. Attese da tutti e quattro i “tricolori” urgenti conferme in positivo.

E adesso, dopo le due vittorie consecutive che sembrano aver decisamente rialzato le quotazioni dei biancorossi nella contesa per la salvezza, la Vuelle è attesa dalla sfida impervia contro Milano, mercoledì sera all’Adriatic Arena. Per provare a fare l’impresa contro la corazzata lombarda, la formazione di coach Paolini dovrà porre rimedio soprattutto a due punti deboli del suo gioco, chiaramente emersi anche nella gara di Capo d’Orlando. Parliamo della scarsa reattività della difesa sotto canestro, con troppi passaggi facili concessi agli avversari ed eccessiva lentezza nei raddoppi e nei cambi difensivi, e dell’eccessivo individualismo nei giochi d’attacco, senza un lucido movimento della palla che consenta a tutti di sfruttare buoni tiri aperti o efficaci attacchi in penetrazione.

Ci sarà quindi da lavorare duro in allenamento su questi fondamentali aspetti del gioco. In attesa, ovviamente, dell’arrivo in biancorosso dell’indispensabile rinforzo nel ruolo di centro.






Questo è un articolo pubblicato il 21-12-2015 alle 08:51 sul giornale del 22 dicembre 2015 - 1049 letture

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