Associazione Fenice Pesaro: "Situazione Banca delle Marche nel più totale caos"

Banca Marche 8' di lettura 11/12/2015 - Ciò che è successo recentemente alla Banca delle Marche sta suscitando molte preoccupazioni sia nei piccoli risparmiatori, sia nei correntisti, sia in tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, sono entrati in rapporti con tale Istituto di credito.

La situazione è ancora troppo recente per poter fare valutazioni corrette. In quanto Associazione che si occupa anche di problematiche bancarie, vogliamo rendere pubbliche le nostre riflessioni, senza eccessive pretese di completezza, allo scopo di aiutare coloro che stanno vivendo momenti di ansia.

Cominciamo fornendo la nostra ricostruzione dei fatti, sulla base di quello che anche noi abbiamo letto sui giornali. Era da tempo nota la situazione di crisi che ha coinvolto quattro banche locali, e più precisamente la "nostra" Banca delle Marche, la Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, la Cassa di Risparmio di Ferrara e la CariChieti. La Banca d'Italia ha dovuto gestire tale crisi. Tuttavia, la situazione si è dovuta gestire sulla base delle norme di cui alla recente Direttiva dell'Unione Europea 2014/59/UE del 15 maggio 2014, che è stata recepita in Italia appena una settimana fa, tramite i Decreti Legislativi n. 180 e 181 del 16 novembre 2015, il cui effetto è stato quello di vietare l'intervento dello Stato per risanare le perdite degli Istituti di credito coinvolti.

La soluzione si è così articolata:

1) per tutte e quattro le banche coinvolte si è separata la parte "buona" dalla parte "cattiva". Nella parte "buona" sono finite le attività diverse dai crediti in sofferenza (ad esempio i depositi bancari, ma anche tutti i crediti non in sofferenza, come i mutui che sono stati regolarmente pagati dai rispettivi mutuatari). Nella parte "cattiva" sono finiti, per quel che ci interessa, i crediti in sofferenza, ovvero i finanziamenti che non sono stati pagati regolarmente dai debitori e che sono stati posti in sofferenza;

2) per la parte "buona" di ogni banca si è creato un nuovo istituto di credito, chiamato "banca ponte", che continuerà ad operare con le stesse strutture e lo stesso personale della banca precedente. Si avranno quindi una "Nuova Banca delle Marche", una "Nuova Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio", una "Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara", una "Nuova CariChieti" che, sebbene siano in tutto e per tutto simili alle "vecchie", di fatto sono enti nuovi (ad esempio, avranno una nuova partita iva). Sono chiamate "banche ponte" perché sono gestite sotto la supervisione della Banca d'Italia da un amministratore da questa nominato, e la gestione è finalizzata unicamente alla loro vendita. In pratica, il loro scopo è quello di essere comprate da altri che poi ne assumeranno la gestione;

3) per la parte "cattiva" verrà creato un unico ente per tutte e quattro, chiamato appunto "banca cattiva" (bad bank), che servirà solo ad assorbirne le perdite. Non si hanno ancora dati precisi su cosa sarà tale ente. Ciò che si sa è che tra i suoi scopi principali vi sarà quello di affidare i crediti in sofferenza delle quattro banche originarie a soggetti esperti nel recupero dei crediti;

4) per tutte e quattro le banche sono state azzerate le azioni e le obbligazioni secondarie: questo significa che le azioni e le obbligazioni secondarie non hanno più alcun valore ed i relativi titolari avranno perso interamente il loro investimento. Attenzione però: si tratta delle azioni e delle obbligazioni secondarie, non delle obbligazioni ordinarie.

Proviamo a chiarire gli effetti pratici della ricostruzione che abbiamo fatto:

1) nulla dovrebbe cambiare per coloro che hanno dei depositi bancari presso la Banca delle Marche, o che hanno un mutuo od un finanziamento non in sofferenza. Per loro cambierà, perlomeno al momento, solo la denominazione della banca (da "Banca delle Marche" a "Nuova Banca delle Marche") e la partita iva dell'istituto di credito. Nient'altro (perlomeno stando alle informazioni disponibili al momento);

2) coloro che abbiano invece dei mutui o dei finanziamenti segnalati in sofferenza non si troveranno più debitori della Banca delle Marche, ma di questa "banca cattiva" di cui al momento, tuttavia, non si hanno molti dettagli. Questo ente, come si è detto, avrà tra i suoi scopi quello di ricavare quanto possibile dai crediti in sofferenza. Tutti coloro che hanno debiti in sofferenza, pertanto, verranno probabilmente contattati nei prossimi mesi da soggetti incaricati del recupero dei crediti per conto di questa "banca cattiva";

3) più complessa la situazione per quanto riguarda gli investitori che possiedano titoli della Banca delle Marche. Occorre ribadire ancora una volta che l'azzeramento riguarda le azioni e le obbligazioni subordinate. Quindi il primo passo da fare è quello di verificare quali siano i titoli acquistati, specie se si sono acquistate delle obbligazioni. La differenza tra obbligazioni ordinarie ed obbligazioni secondarie, in termini molto generici, è che queste ultime sono più rischiose in quanto normalmente vengono rimborsate dopo quelle ordinarie. In pratica, siccome la disciplina delle obbligazioni è molto complessa, per capire esattamente cosa si è acquistato si consiglia di rivolgersi al proprio consulente finanziario, o comunque ad un esperto di propria fiducia in materia, e di verificare con lui la situazione.

E se si sono acquistate azioni od obbligazioni secondarie di Banca Marche?

Al momento anche noi de La Fenice, preferiamo fare appello alla prudenza: la disciplina in materia è molto complessa e la crisi è stata gestita sulla base di una normativa entrata in vigore appena la scorsa settimana, pertanto è ancora troppo presto perché dei Giudici si siano pronunciati. Si stanno certamente analizzando le possibili soluzioni giuridiche, ma per il momento è bene mantenersi prudenti.

Il primo e più importante passo è quello di verificare la propria situazione e cercare di comprenderne bene i possibili effetti. Confidiamo che questa guida, certamente incompleta ma speriamo corretta, possa aiutarvi a tale scopo.

Abbiamo già fornito alcuni appunti per la ricostruzione di quanto avvenuto nel nostro post precedente ed ora, anche alla luce delle recenti tragiche notizie di cronaca, vorremmo tentare, nel nostro piccolo, di diffondere qualche parola di cauta speranza. Anche se avete acquistato azioni ed obbligazioni secondarie di Banca Marche (che, come abbiamo spiegato nel nostro post precedente, sono quei titoli il cui valore è stato azzerato), non tutto è perduto.
In primo luogo, il Governo sembrerebbe intenzionato ad emanare un decreto che consenta agli investitori di ottenere quantomeno un indennizzo per il capitale perduto. E’ troppo presto per fare valutazioni, le notizie in merito sono troppo vaghe e la strada intrapresa appare in salita. Tuttavia, il consiglio è quello di prestare molta attenzione alle notizie economiche dei prossimi giorni, in quanto la situazione è molto "calda", i vari schieramenti politici sembrerebbero aver compreso la gravità della situazione e sono quindi possibili nuovi sviluppi. Noi, ad ogni buon conto, lo faremo per voi.
A prescindere dall’approvazione di tale decreto, ci sono comunque alcune accortezze che si possono suggerire per valutare eventuali iniziative, anche di tipo legale.
Il primo e più importante accorgimento è quello di recuperare la copia di tutta la documentazione relativa all’investimento effettuato. Qualsiasi esperto (legale o finanziario) che si intenda consultare avrà infatti bisogno di vedere che accordi si sono presi con la banca, quindi è fondamentale avere una copia dei contratti sottoscritti, delle eventuali condizioni generali che erano richiamate, delle informative ricevute, etc. In pratica, tutta la carta che si è firmata o che la banca ha inviato (o, se del caso, tutto ciò che è arrivato via email o sul proprio home banking). Maggiore sarà la completezza di tale documentazione, più agevole sarà il compito del professionista incaricato. Lo ripetiamo: tale accorgimento è il primo e fondamentale passo da intraprendere.
Se non si è conservata tale documentazione, occorrerà chiederne copia alla banca. Si deve segnalare che gli istituti di credito spesso sono piuttosto restii a fornire copie, perché sanno che è il preludio ad un contenzioso, ma occorre insistere. Se del caso, la legge fornisce degli strumenti che, ricorrendone i presupposti, possono essere utilizzati per vincere eventuali resistenze.
A questo punto, occorre verificare con attenzione il livello di rischio che l’istituto di credito era autorizzato a tenere in considerazione al momento dell’impiego del capitale investito. In pratica, occorre vedere se si è data carta bianca, ovvero se si sono posti dei paletti. Bisognerà dunque verificare se l’informazione ricevuta è stata corretta e completa, nonché se eventuali paletti sono stati aggirati o violati.
Pur continuando a raccomandare la massima prudenza, perché la situazione è ancora in evoluzione e perché comunque non ha precedenti in Italia, non è dunque ancora detta l’ultima parola.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-12-2015 alle 08:05 sul giornale del 12 dicembre 2015 - 2644 letture

In questo articolo si parla di attualità, Associazione Fenice Pesaro

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/arxn





logoEV
logoEV