Una lettera contro la guerra, la voce di una studentessa pesarese

Guerra 2' di lettura 10/12/2015 - Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Giorgia Righi, una ragazza di 17 anni della provincia di Pesaro che frequenta il liceo musicale di Pesaro.

E’ giusto vivere seguendo la ragione. La ragione è la capacità di prendere decisioni in autonomia, al fine di raggiungere la felicità. La felicità individuale non si può raggiungere se non vi è una felicità collettiva.

Questa è la corrente di pensiero dell’Iluminismo, che regnò nel Settecento. Ecco, nel 1700, più di 300 anni fa. E’ buffo come in poche decine di anni siamo riusciti a fare un salto indietro di centinaia di anni. Ora sembra che la felicità si possa raggiungere uccidendo qualcuno per vendetta, reclutando uomini al fine di costituire un esercito pronto ad uccidere chiunque e istruendo i bambini a tenere in mano un fucile. Non esiste più la serenità, la pace, la fratellanza, l’altruismo o il pentimento.

Pian piano si sta distruggendo ogni tipo di sentimento si possa provare. E dopo? Che senso avrà la vita quando saremo tutti come marionette che non riesco né a sentire né a provare niente?

In effetti non è tanto diverso dall’essere morti; cambia solo il fatto che possiamo respirare, ascoltare e guardare; ma l’aria che respiriamo non è pulita, è intossicata dal fumo delle granate, le nostre orecchie non possono ascoltare musica perchè il rumore delle sirene dei poliziotti che accorono sul posto è troppo assorante, e non siamo più nemmeno in grado di ammirare l’alba o il tramonto perchè i nostri occhi sono pieni di orrore delle stragi degli attentati terroristici. Ci stiamo riducendo a questo. Certo non tutti, ci sono tantissime persone che ancora lottano per la pace nel mondo, persone che si comportano come fratelli e persone che amano la vita.

La vita è bella. E’ magnifico il sole che arriva dopo la notte, due bambini che giocano insieme, le nuvole nel cielo, un ragazzo che bacia una ragazza, la pioggia che bagna la terra, uno scienziato che raggiunge una scoperta, l’arcobaleno...e mille altre cose. Ma la vita sarebbe ancor più bella se nel mondo ci fosse più amore, se la gente riflettesse sulle azioni prima di commetterle, se i giornali non fossero pieni di notizie di attentati, uccisioni e stragi. I recenti attacchi di Parigi sono stati molto gravi, ma non devono oscurare le stragi in Kenya o in altri paesi meno conosciuti.

Bisogna imparare a tollerare, mettere tutti sullo stesso piano, stare insieme ed imparare ad amare. L’odio non ci porta da nessuna parte se non indietro.


Giorgia Righi






Questo è un articolo pubblicato il 10-12-2015 alle 11:24 sul giornale del 11 dicembre 2015 - 1842 letture

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