Prigionie (in)visibili, il teatro di Samuel Beckett e il mondo contemporaneo

mostra Prigionie  (in)visibili - il teatro di Samuel Beckett e il mondo contemporaneo, a cura di   Yosuke Taki, 2' di lettura 08/12/2015 - Dal 7 al 13 dicembre, allo Scalone Vanvitelliano a Pesaro, la mostra Prigionie (in)visibili - il teatro di Samuel Beckett e il mondo contemporaneo, a cura di Yosuke Taki, inaugura il Festival Destini Incrociati, una 3 giorni di spettacoli, esiti di laboratorio, video, incontri di approfondimento, conferenze, mostre, convegni dedicati al teatro in carcere che si svolgerà dall'11 al 13 dicembre, in diversi spazi della città.

La mostra è gentilmente messa a disposizione dal Dipartimento Cultura di Roma Capitale, Servizio Spazi Culturali.

Prigionie (in)visibili: la sensibilità di un artista come Yosuke Taki, regista teatrale, artista e scrittore, fa sì che lui dedichi a Samuel Beckett una mostra multimediale, composta da immagini fisse e in movimento. L'interpretazione delle opere di Beckett ha subito forti cambiamenti: dopo la sua morte, infatti, la stessa Aspettando Godot ha dimostrato di essere un'opera in grado di stimolare sensibilità reali (sociali, politiche, psicologiche) capace di respirare nel presente della Storia, un po’ come Godot all’origine.
"La mostra percorre cambiamenti ed elementi costanti nell’approccio alle opere di Beckett, - afferma lo stesso Yosuke - invitando i visitatori a interrogarsi sul rapporto tra il teatro e il mondo, nel periodo a cavallo tra il XX e il XXI secolo”.

Yosuke sostiene che “a capire subito e da sempre il vero senso della drammaturgia di Beckett sono stati i carcerati. A cominciare dal prigioniero di un carcere tedesco, che tradusse e mise in scena Godot pochi mesi dopo la sua prima mondiale. Fino a oggi, moltissimi carcerati in tutto il mondo, nei laboratori teatrali, hanno continuato a mettere in scena Godot e altre opere beckettiane". Come mai quest’affinità tra Beckett e la prigione? “Perché i reclusi hanno sempre riconosciuto una forte corrispondenza tra la loro condizione e le opere di Beckett. Vi leggevano il vero senso della prigionia. Beckett non descriveva la vita dei carcerati. Semplicemente, è così che vedeva l’umanità. L’umanità, per lui, è sempre inconsapevolmente imprigionata, seppure comicamente”.

La mostra sarà aperta dal 7 al 13 dicembre, dalle 16.30 alle 19.30

Ingresso libero con Card Pesaro Cult.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-12-2015 alle 11:32 sul giornale del 09 dicembre 2015 - 994 letture

In questo articolo si parla di cultura, mostra, Prigionie (in)visibili, Samuel Beckett, Yosuke Taki

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