Eremita da 17 anni, la testimonianza di Francesco

chiesa di Santa Lucia nel castello di Candelara alla pieve di Santo Stefano 3' di lettura 30/11/2015 - E’ stata una serata all’insegna della Misericordia, quella che si è svolta nella Pieve di santo Stefano a Candelara, organizzata dal parroco don Giampiero Cernuschi e dal consiglio parrocchiale, che ha invitato per l’occasione l’eremita Francesco, da 17 anni ritiratosi vicino a villa Ugolini e il Coro Jubilate di Candelara.

“Abbiamo organizzato una serata, che anticipa la prima domenica di Avvento, ha sottolineato don Giampiero, proprio per entrare nell’atmosfera giubilare e natalizia. L’incontro con l’eremita pesarese Francesco, è una testimonianza diretta del rapporto fra l’uomo e Dio’.’

Il monaco Francesco, alias Francesco Stefanini, con il passato giornalistico, ha voluto portare la sua testimonianza e la vocazione per una vita solitaria, che attualmente sta condividendo con un’altra persona, fatta di preghiera, studio e lavoro in un piccolo orto.

“Studiavo all’Università, ma più andavo a vanti e più accorgevo che ciò che stavo vivendo non mi soddisfaceva. Finché un giorno la voce del Signore, è entrata in me e l’idea della vita da eremita, nonostante la mia reazione negativa, diventava ogni giorno più forte. Finché ho ceduto, e devo ringraziare Dio, che ha insistito permettendomi di vivere da 17 anni una vita di dialogo quotidiano con il Signore. Anche quando studio, lavoro, continuo a pregare. Ma non è una forma nevrotica; è un atteggiamento spontaneo nei confronti di me stesso e degli altri".

Che cos’è la preghiera, è stato chiesto dal pubblico presente in chiesa. “La preghiera è una forma di dialogo e comunicazione con Dio, che facciamo innanzitutto per noi stessi e per gli altri’’.

L’eremita Francesco ha voluto intrecciare la sua testimonianza con le immagini di dipinti celebri, ed in particolare il Ritorno del Figliol Prodigo del 1666 di Rembrandt. Il quadro risente anche dell’esperienza drammatica e di sofferenza del grande pittore olandese. Dopo la morte dei figli della moglie e nel 1666 del figlio Tito, Rembrandt sprofonda nell’abisso della solitudine e si tuffa nella pittura, negli autoritratti. Ma il Padre, del Ritorno del figliol prodigo non è un autoritratto nel senso delle sembianze somatiche; è il volto di un uomo che nella vita ha fatto una immensa esperienza di sofferenza e solitudine al punto che le lacrime versate l’hanno reso cieco. “E’ un ritratto, ha commentato don Giampiero, della propria esperienza umana esistenziale’’. A questo proposito Van Gogh affermò su questo celebre dipinto: “Si può dipingere un quadro così solo dopo essere morti tante volte’’. Rembrandt morì nel 1669 nel silenzio e nell’isolamento e la sua vecchiaia è parallela a quella di Tiziano. In entrambi questi due geni della pittura le tele sembrano no finite. “Anche il nostro rapporto quotidiano con il signore, ha commentato l’eremita Francesco, non finisce e non si completa ogni giorno. La parabola del figliol prodigo è certamente una lezione di vita, che nelle mani del Padre che accoglie con Misericordia il figlio che ha venduto l’anello, si veste di stracci e ha la testa rasata, in segno di perdono, ritroviamo i valori del Perdono, della Riconciliazione".

Nell’ultima parte della parabola è scritto : “Partì e si incamminò verso suo padre…’’.” La convinzione di poter essere perdonati e la forza di chiedere perdono, ha sottolineato l’eremita Francesco, non arrivano subito perché ci sono di mezzo l’orgoglio e il pudore.’’ C’è una schizofrenia moderna per la quale accanto a un severo rigorismo pubblico – tutti denunciano tutto e tutti – coesiste il permissivismo individuale , per il quale ciascuno fa quello che vuole. Oggi si è perso il senso del peccato personale e si è molto attenti dei peccati degli altri’’.

La serata di riflessione è stata accompagnata da pause musicali con il coro Jubilate di Candlara, diretto dal maestro Willem Peerik, che ha eseguito pagine di polifonia sacra e natalizia.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11-2015 alle 10:13 sul giornale del 01 dicembre 2015 - 2081 letture

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