Intervista a Massimo Introvigne, il più grande esperto sul fondamentalismo e Isis

Massimo Introvigne, il più grande esperto sul fondamentalismo e Isis 4' di lettura 18/11/2015 - Intervista a Massimo Introvigne: il più grande esperto sul fondamentalismo e Isis, si confronta anche sulla situazione di insicurezza in città di provincia come Pesaro, Fano e Urbino.

“Non c’è più religione’? Non è vero. La fede, tante volte data per morta, resiste, e la società pluralista e multireligiosa può perfino favorire un risveglio delle religioni. Ma quale tipo di religione resiste? E, quale, invece, declina e rischia di scomparire?. Questi ed altri dubbi legati più a problematiche, di città di provincia come Pesaro, Fano, Urbino e la vicina Rimini, sono alla base di questa intervista esclusiva con Massimo Introvigne, uno dei più noti sociologi delle religioni contemporanei e alla pubblicazione del suo saggio, scritto nel 2015, ma prima degli ultimi fatti di sangue di Parigi: IL FONDAMENTALISMO DALLE ORIGINI ALL’ISIS’’ (SugarCo edizioni).

Professor Introvigne, lei è docente di Sociologia delle religioni presso l’Università Pontificia Salesiana di Torino ed ha fondato e dirige il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), come vive questa nuova recrudescenza terroristica, definita da molti giornali, l’11 settembre della vecchia Europa?

“La vivo con molta preoccupazione e nello stesso tempo, cerco di distinguere l’aspetto buonista in cui vengono accolti i mussulmani, nelle nostre città italiane , grandi come Roma, Milano ecc. ma anche piccole come Pesaro, dove sono stato a tenere delle conferenze e dove ho conosciuto l’arcivescovo mons.Angelo Bagnasco, attualmente Presidente della Cei, dall’aspetto cattivista. Sia il buonismo che il cattivismo, sono fenomeni o meglio atteggiamenti socio-popolari,negativi. Oggi si dà la caccia al terrorista spesso anche kamikaze; ma non dobbiamo dimenticarci che i terroristi sono una componente dell’Islam, come i preti pedofili fanno parte della Chiesa Cattolica. Per cui sentire per le strade che vi sono anche ragazzi islamici legati al fenomeno del fondamentalismo, non và inteso in maniera semplicistica, perché dietro ad ogni Imam, come nel caso dei giorni scorsi, che si recano nelle scuole cattoliche a Pesaro, anche a chiedere scusa per la morte di centinaia di morti, si può trovare spesso una strategia di pubblicità di dottrine, che sanno, come mi ha ripetuto più volte il cardinale Antonio Maria Vegliò, imprigionare menti deboli di giovani, dove il fanatismo religioso può far da padrone. Ma anche il cattivismo è un fenomeno negativo, perché non si può far di tutt’un’erba un fascio. In Europa attualmente vivono 20 milioni di mussulmani, e molti di questi spingono il motore economico del vecchio continente. In Italia ve ne sono un milione e 800 mila e in base agli studi condotti dal mio centro studi, non fanno parte tutti a cellule terroristiche.’’

L’8 dicembre, verrà inaugurato il Giubileo. Si parla di grandi rischi soprattutto a Roma, capitale mondiale della cattolicità. Cosa ne pensa?

“In italia secondo un recente monitoraggio sono solo qualche migliaio di persone che hanno aderito all’organizzazione del Califfato vicino all’Isis. Noi sappiamo benissimo, che non sarà a rischio solo Roma, ma anche la vicina Bologna, un obbiettivo costante dell’Isis, che possiede le cartine più particolareggiate della città, dove la strage ferroviaria è stata dimenticata dagli italiani ma è sempre presente nelle disegni terroristici del Califfato.’’

Professore il suo rapporto con il cardinale Bagnasco, che ha più volte condannato le città di provincia, come città in mezzo al guado…

“Più volte ho sentito pronunciare la parola guado al cardinale Bagnasco, perché in realtà città apparentemente tranquille dell’Italia centrale, come Pesaro, Fano, Urbino e la vicina Romagna, nascondono sotto culture, in cui si intrappolano molti giovani, che purtroppo non hanno un bagaglio culturale e divengono soldatini o sudditi di menti criminali, sette fondamentalistiche, capeggiate invece da persone molto colte, e che sono passate dalla strategia della pubblicità, che giornali, libri, hanno portato avanti fino alla fine del febbraio 2015, alla strategia del luglio 2015, in cui si vuol provocare il caos urbano e delle periferie’’.


   

da Paolo Montanari





Questo è un articolo pubblicato il 18-11-2015 alle 09:14 sul giornale del 19 novembre 2015 - 2567 letture

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