Attentati Parigi, parlano gli studenti del Bramante-Genga

Attentati Parigi, parlano gli studenti del Bramante-Genga 4' di lettura 17/11/2015 - Amiche e amici, come molti di voi già sapranno venerdì sera a Parigi si sono consumati dei tremendi attacchi terroristici in diversi punti della città. A distanza di circa un anno dall’attentato a Charlie Hebdo, ci ritroviamo qui per commemorare un altro tragico evento che infligge un duro colpo non solo a Parigi, non solo alla Francia e all’Europa, ma all’intera umanità.

I quotidiani parlano di almeno sei sparatorie e tre esplosioni, almeno 158 morti. I terroristi hanno colpito i principali luoghi di aggregazione, i luoghi che rappresentano uno strumento di coesione sociale e di spensieratezza dei cittadini in un venerdì sera come tanti altri; è stato attaccato lo stadio, dal quale il presidente Hollande è stato evacuato, è stato attaccato un teatro, sono stati attaccati dei ristoranti. Le figaro riporta il titolo “La guerra in piena Parigi”, l’inglese “Times” lo definisce un massacro. Il Presidente della Repubblica Hollande ha dichiarato venerdì sera, visibilmente scosso, lo stato di emergenza su tutto il territorio francese, i cittadini sono invitati a non uscire di casa, le scuole saranno chiuse in tutto l’Ile de France. La Francia ha chiuso le frontiere. In pochi minuti ci siamo ritrovati in una condizione di guerra, perché uno stato in condizione di emergenza, con le frontiere chiuse, non ci può far pensare ad altro.

I terroristi islamici hanno rivendicato l’attacco come “L’11 settembre della Francia” e hanno annunciato che le prossime città della loro lista sono Roma, Londra e Washington.

Ma non siamo qui per dirci di avere paura, di stare attenti a chi ci circonda, non siamo qui per fare propaganda e nemmeno per perdere una lezione, siamo qui per dirci di non farci prendere dal panico, perché se noi veniamo contagiati dal terrore, se le nostre vite vengono condizionate dalla paura, i terroristi avranno vinto in partenza, avranno rovinato noi e la nostra cultura.

Siamo qui per dirci anche di non aver paura dei nostri fratelli musulmani, perché questi che vengono definiti terroristi islamici, in realtà non hanno niente di islamico, niente di religioso, niente di umano. Questi soggetti, non dico uomini perché non li ritengo degni di tale nome, sfruttano l’ignoranza, la disperazione e la debolezza di alcune persone per trasformarle in loro pedine in un gioco senza senso e senza dignità, nascondendosi dietro il velo dell’estremismo religioso.

Vorremmo riportare degli straordinari esempi di solidarietà che i nostri fratelli francesi, nonostante la tragica situazione hanno saputo donare. Poco dopo le sparatorie infatti, tutti i parigini (e non) sono stati costretti a rimanere nel luogo in cui si trovavano, a causa dello stato di assedio nel quale si trovava la città e a causa dei blocchi delle forze dell’ordine. Molti uomini, donne e bambini si sono trovati nell’impossibilità di tornare a casa per la notte. Ebbene i parigini hanno aperto le porte delle loro case, sfidando la paura e hanno accolto gli sfortunati che altrimenti avrebbero passato la notte in giro per le strade, ospitandoli. Inoltre, poco dopo i diversi attacchi, i cittadini che dalle finestre vedevano decine e decine di cadaveri sparsi per le vie, hanno lanciato teli, lenzuola, tende ai poliziotti che erano in strada per coprire i cadaveri, come a voler dare una dignità, a coloro che per colpa di chi non l’ha avuta hanno perso la vita.

In definitiva, siamo in una condizione tremenda, siamo in un mondo dove i valori si stanno perdendo, dove il razzismo e l’ignoranza stanno avendo la meglio sulla cultura e la fratellanza, sul buon senso e sulla pace. Ogni giorno in giro per il mondo muoiono uomini, donne e anche bambini a nostra insaputa, e noi non facciamo niente per impedirlo. Il nostro invito è a riflettere. Il nostro augurio è in un futuro migliore per tutti noi, nel quale non dover avere paura di uscire di casa o di prendere un aereo.

Ma tutto questo parte da noi, perché se noi non siamo i primi portatori di questi valori, di questo messaggio di pace, non possiamo sperare che parta da altri. Se tutti noi crediamo che nel nostro piccolo non possiamo fare niente per cambiare questo mondo, sbagliamo. Se tutti noi crediamo che non c’è bisogno di tutto questo nella nostra città, mentiamo. Se tutti noi chiudiamo gli occhi davanti all’attualità, siamo come loro.

Riflettiamo quindi su quanto accaduto e smettiamo di stare con le mani in mano, anzi consentitemi di usare un termine inesistente, smettiamo di stare con la lingua in bocca.

PARLIAMO, DENUNCIAMO, AGIAMO, COLLABORIAMO, CAMBIAMO.

Vorremmo concludere con il motto della repubblica francese, cosi duramente colpita da queste barbarie. Libertè Egalitè Fraternitè. Libertà Uguaglianza Fratellanza.

Grazie e buon futuro a tutti.


gli studenti del “Bramante-Genga”







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-11-2015 alle 09:57 sul giornale del 18 novembre 2015 - 2734 letture

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