La struttura delle Ancelle del S.Cuore apre le porte a 20 rifugiati

Rifugiati 3' di lettura 27/10/2015 - “E’ un procedimento laborioso mettere in pratica il vademecum della Cei (Conferenza episcopale italiana), uscito recentemente. Nella nostra Arcidiocesi, vi è molto fermento negli ambienti della Caritas e a Migrantes a livello regionale e locale".

Don Giorgio Giorgetti, dell’Osservatorio permanente delle povertà e di Migrantes, analizza il primo caso concreto che presto si realizzerà nell’arcidiocesi di Pesaro.

Nel giro di pochi giorni, sarà pronta una nuova struttura, quella delle Ancelle del S.Cuore di Viale Cesare Battisti, angolo via Verdi, che essendo una scuola parificata, ha chiuso i battenti. La casa generale delle Suore del Sacro cuore in Roma, ha deciso, di dare per sei mesi, la struttura, che può ospitare circa 20 persone, rifugiati, già passati al vaglio della Prefettura di Pesaro.

E già all’interno dell’ex scuola d’asilo ed elementare si sta lavorando intensamente, con operai, elettricisti e idraulici che stanno facendo una corsa contro il tempo.

Ma qui vi è già il primo ostacolo, perché la prefettura di Pesaro, ancora deve completare la procedura di gara, fra le due richiedenti all’appalto: la cooperativa Labirinto e Incontro per la democrazia.

“Dopo questo iter, ha sottolineato il funzionario prefettizio addetto, il dottor Soloperto, dovremmo verificare l’idoneità dei locali".

Ma il vademecum, don Giorgio, non è chiaro su questo punto, di dove accoglierai rifugiati? “Certamente, perché afferma che possono essere accolti in alcuni locali della parrocchia o in un appartamento in affitto o in uso gratuito, presso alcune famiglie, in una casa religiosa, come nel caso di Pesaro, o un monastero, negli spazi legati a un santuario, che spesso tradizionalmente hanno un hospitium o luogo di accoglienza dei pellegrini, come il Beato Sante di Mombaroccio, acquisite le autorizzazioni canoniche ove prescritte. Nella nostra Arcidiocesi vi sono strutture ormai abbandonate come quelle della chiesa e monastero di clausura del San Bartolo. Perché non mettersi in moto per aprirle ai poveri, come afferma Papa Francesco’’.

Su circa 95.000 persone migranti presenti in Italia, già oggi diocesi e parrocchie, famiglie e comunità religiose, ne accolgono in circa 1600 strutture oltre 22.000. “Certamente, ha proseguito don Giorgio, questo è un segnale positivo, ma non bisogna fermarsi, perché l’accoglienza va allargata a favore anche dei nuovi poveri: i disoccupati, le famiglie in difficoltà, gli anziani soli, i minori non accompagnati, diversamente abili, vittime di tratta, senza dimora. Hanno ragione i Vescovi quando scrivono, che occorre: “un supplemento di umanità, anche per vincere la paura e i pregiudizi’’. E i pregiudizi ve ne sono ancora molti, anche nei nostri ambienti cattolici, soprattutto nelle piccole realtà parrocchiali, in cui si discrimina il diverso’’.

Ma qual è il ruolo delle istituzioni, in particolare della Prefettura di Pesaro e Urbino, per il caso che stiamo esaminando, rispetto alle direttive della Cei? “Il vademecum è chiaro su questo punto. Pare sconsigliabile il semplice affidamento alle Prefetture di immobili di proprietà di un ente ecclesiastico, un ordine religiso, come nel caso delle ancelle del S.Cuore, per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, per le problematicità e responsabilità che potrebbero sorgere nell’affidamento a terzi di una struttura ecclesiale senza l’impegno diretto della comunità cristiana. Nel caso specifico,essendo queste persone rifugiati, scelti dal Ministero dell’Interno, saranno inseriti in una struttura religiosa con un appalto di una cooperativa. Ma questo nulla toglie alla comunità cristiana locale di controllare, le condizioni di vita degli ospiti’’.






Questo è un articolo pubblicato il 27-10-2015 alle 09:09 sul giornale del 28 ottobre 2015 - 1012 letture

In questo articolo si parla di attualità, profughi, rifugiato, Paolo Montanari, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/apIN





logoEV
logoEV