'Un matto sempre di corsa'. Ecco come studenti e colleghi di PesaroStudi ricordano Bevacqua, il prof morto in Tunisia

Massimo Bevacqua 4' di lettura 18/02/2015 - Un uomo pieno di gioia di vivere, sempre di corsa, sempre in viaggio. Un insegnante ‘con la I maiuscola, coinvolgente ed appassionante’, come lo hanno definito alcune studentesse.

È così che Massimo Bevacqua - docente di lingua araba morto a Tunisi nella notte tra il 3 ed il 4 febbraio - è stato ricordato dai suoi colleghi e studenti dell’Università di Urbino nella commemorazione celebrata in suo onore a PesaroStudi mercoledì 18 febbraio.

Bevacqua avrebbe dovuto presiedere alle sedute di laurea che si sono svolte proprio mercoledì e che invece si sono interrotte per poterlo salutare l’ultima volta. Gli studenti arabisti che si sono laureati in questa data, al termine delle loro tesi hanno pronunciato una frase in arabo con cui hanno ricordato il loro docente.

Un fatto mai avvenuto prima nel’Università di Urbino - ha dichiarato Piero Toffano, Direttore del Dipartimento di Studi Internazionali di UniUrb -. Era importante che Massimo Bevacqua, uno dei nostri migliori docenti, oggi fosse ricordato. Questo corso (Lingue e Culture Orientali, ndr) è nato senza molti mezzi e se ha riscosso il successo che ha oggi, è solo grazie alla dedizione, all’ottimismo e all’entusiasmo dei docenti che, come Massimo, hanno contribuito a realizzarlo’.

Piero Toffano ha anche aggiunto alcune parole in merito alle recenti notizie secondo cui la sede pesarese dell’Università di Urbino potrebbe chiudere. ‘Questo non vuol dire che il corso chiuderà; in ogni caso farò quanto in mio potere affinché questo corso prosegua e cresca. Ad oggi, comunque, sarebbe una perdita anche per la città di Pesaro se questa sede chiudesse e questo grazie anche all’importante contributo di Massimo Bevacqua’.

In seguito ha preso la parola Kalthoum Bensoltane, madrelingua araba, collega ed amica di Bevacqua. ‘In molti questa mattina si sono messi in viaggio per ricordarlo: studenti, colleghi, la cugina di Massimo che viene da Torino. Perché è questo che accade in momenti simili, le famiglie si riuniscono. E Massimo aveva tante famiglie, tra cui quella di Pesaro’.

La prof.ssa Bensoltane poi ha pronunciato alcune citazioni coraniche, a cui sono seguite parole tratte dalla Bibbia pronunciate dal parroco Don Roberto. ‘Questa del dialogo tra religioni è un’idea di Don Roberto - dice Bensoltane - e l’apprezzo molto, perché nel loro profondo si tratta di messaggi similari, sebbene apparentemente opposti’.

La prof.ssa Anna Maria Medici, insegnante di Storia dei Paesi Arabi, anche a nome dei docenti non presenti lo ha ricordato come un uomo sempre di corsa, di cui soprattutto mancherà 'la fanciullaggine, il suo sorriso disarmante e la sua ostinata umanità. Era sempre di corsa, cominciava a raccontare i suoi rocamboleschi viaggi e non faceva in tempo a finire di parlare che era di nuovo in viaggio. Si può toccare l'animo delle persone in tanti modi, lui lo ha fatto correndo, passandoci attraverso, sempre odorando il profumo fortissimo del desiderio di vivere. Ci mancherà tantissimo'.

E il carattere fanciullesco, tanto amato dagli studenti, lo ricorda anche il collega Adrianus Van Lent, insegnante di Letteratura Araba. 'Ho conosciuto Bevacqua quando ho cominciato a lavorare qui - dichiara Van Lent - e noi eravamo i soli due uomini in mezzo a tante donne forti, per questo lo consideravo un po' come un fratello minore. Ogni tanto mi innervosivano i suoi continui scherzi o quando mi lasciava del lavoro in più da fare. Ma non mi arrabbiavo davvero con lui, come un fratello maggiore non si arrabbierebbe con un fratello più piccolo. Un grande arabista, che ricordereò per sempre per la sua giovialità'.

Altri hanno ricordato il suo gesticolare con la penna, anche quando la penna non gli serviva proprio a nulla; la sua passione per i selfie; quando si vedeva la sua giacca di pelle blu appesa in presidenza e allora sapevi che era arrivato. Qualcuno ha citato Pasolini, qualcuno ha ricordato le sue critiche spietate su Sanremo, il suo essere 'davvero matto' e i ritmi insostenibili della sua vita avventurosa. Tanti racconti strozzati dalle lacrime che hanno commosso anche chi non lo conosceva di persona, ma a cui si è voluto dare un tocco di ironia per ricordare davero l'essenza di Massimo Bevacqua.


di Arianna Baccani
redazione@viverecivitanova.it







Questo è un articolo pubblicato il 18-02-2015 alle 17:06 sul giornale del 19 febbraio 2015 - 7648 letture

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