La cena di Ricci al Villaggio Ail: 'Struttura da sostenere e valorizzare'

"Un Matteo in famiglia", la cena nel Centro che assiste i malati di leucemia 2' di lettura 16/12/2013 - La cena è nel luogo simbolo. Così in uno dei dodici appartamenti del villaggio Ail, destinati alle famiglie con i malati di leucemia, siedono al tavolo i volontari e i membri del consiglio direttivo dell’associazione. Matteo Ricci è tra il presidente di oggi, Franca Giorgioni Muretto e quello di ieri, Sandro Crescentini.

La memoria storica, che racconta gli anni di Lucarelli. Ma si va subito al dunque, alla valanga d’acqua dello scorso aprile, ai lavori post-frana che hanno interessato la struttura.

"La bella notizia? Dopo 10 mesi di inagibilità – informa il consiglio direttivo - tra una settimana tutti gli appartamenti saranno disponibili per i nostri ospiti". Insomma si torna all’ordinario, alle battaglie di sempre e al sostegno dei pazienti. In mezzo c’è il nodo degli interventi, "ora conclusi – spiegano i consiglieri –. Ma lo stanziamento di 150mila euro ha sottratto risorse per le altre attività".

Così si cerca una sponda con la Regione per un contributo sulla quota complessiva. E il presidente della Provincia assicura che lavorerà per il collegamento con la protezione civile regionale e Roberto Oreficini. "Lo porteremo al Villaggio. Ci è stato riconosciuto lo stato di emergenza, e nel piano che abbiamo presentato abbiamo inserito anche la risistemazione di Casa Ail dentro il pacchetto dell’Ardizio. Ora vedremo quante risorse ci saranno dalla ripartizione. Noi faremo tutto il possibile". Anche perché, per Ricci, "il lavoro del Centro è encomiabile, portato avanti con grande professionalità e passione. Il valore del Villaggio è sotto gli occhi di tutti. L’attenzione verso i valori che incarna la struttura va tenuta alta".

Si discute di assistenza domiciliare (100 pazienti seguiti con 2 medici e 3 infermieri, ndr), finanziamento di ricerche scientifiche, scuola Ail. Poi si vira sulla sanità, dove il problema generale, nota il presidente della Provincia, è che "non si riesce a quantificare e riconoscere il lavoro della prevenzione e dell’assistenza domiciliare, che genera risparmi sui costi. L’impostazione è troppo schiacciata sul rapporto tra risorse e posti letto". Si vira sul nuovo nosocomio: "Bisogna chiarire le cose, la Regione faccia atti concreti sul progetto dell’ospedale unico, non si rimanga a metà".

C’è il passaggio sulla razionalizzazione delle società strumentali dei Comuni: "Le società pubbliche che si occupano di cimiteri e farmacie possono gestire anche i parcheggi, la Fiera, il mercato e altro. Ottimizziamo e riformiamo il pubblico o il welfare sarà travolto. Bisogna rafforzare i Comuni, ragionando per bacini omogenei. Anche in ottica servizi". Con un territorio che, "se vuole recuperare su occupazione e benessere, ha bisogno di uscire dal provincialismo. Che oggi non è più un punto di forza".








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-12-2013 alle 16:22 sul giornale del 17 dicembre 2013 - 916 letture

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