Movimento 5 Stelle: la storia dell'Ex Amga di Pesaro

Ex Amga Pesaro area da bonificare 4' di lettura 25/10/2013 - E’ una storia vecchia di 40 anni, è sempre la solita storia da 40 anni: la politica e la gestione della città e del paese hanno spesso mercanteggiato e banchettato senza scrupolo ai danni della città e della cittadinanza.

Le scelte urbanistiche sono state nel tempo occasioni di scambio, oggetti di trattative, strumenti per fare cassa. La città ed i cittadini possono aspettare perchè il primo pensiero è spesso stato la politica, il potere e il prestigio. Era il 1974 quando venne dato mandato alla ditta Pirani e Bonzagni di iniziare la demolizione della ciminiera e del gasometro. In quelle carte era scritto nero su bianco che erano presenti le famigerate vasche di scolmo contenenti liquami tossici e che la Ditta appaltatrice ne aveva piena conoscenza.

Siamo al 1999 quando l’area viene data in permuta a privati in cambio del Parco Miralfiore. In quell’occasione, l’amministrazione comunale si “dimentica” completamente (non ne abbiamo traccia) di avvertire i nuovi proprietari della situazione di pericolosità del sottosuolo. Nel 2010 i privati iniziano a mettere in moto il loro investimento ma, non appena cominciano i lavori dei miasmi irrespirabili, iniziano anche a diffondersi le famigerate vasche contenenti le scorie tossiche che vengono rotte rilasciando il veleno che presto dilaga e impregna il terreno. Si cerca, quindi, una soluzione veloce che non esiste: decine di camion caricano la terra contaminata e la sversano in un lago privato a Carrara di Fano ed in una cava creando, così, un ulteriore danno ambientale.

Da qui inizia il calvario dei residenti in zona. Dopo continui esposti iniziati ad agosto del 2009 fino a marzo del 2010, tutti disattesi, la Magistratura sequestra il cantiere e si attiva Asur. Arpam effettua analisi e si scoprono altre vasche. Sale la preoccupazione per la falda acquifera situata sotto il cantiere in quanto contaminata ma tutto si blocca, tranne il fetore nauseabondo che ammorba l’aria, ed il malessere dei residenti in zona che iniziano ad avere problemi si salute.

Passa altro il tempo, sulle vasche sono stesi teloni, arriva il caldo ed i solventi volatili non smettono di ad avvelenare l’aria. Ma “non fa male”, dicono. Nella riunione svoltasi il 25 maggio 2010 in Comune tra Asur, Arpam e Comune stesso, è emerso, come segnala anche una nota dello stesso Assessore Parasecoli, che i primi risultati (ancora parziali), riferiti al benzene, idrocarburi aromatici, polveri sottili e agli altri inquinanti "… evidenziano valori inferiori ai valori guida di qualità dell’aria e inferiori a quelli misurati dalla rete fissa (PM10 attorno a 20 µg/m3)". Le ditte coinvolte sostengono di non avere nessuna responsabilità, anzi, accusano il Comune di aver omesso informazioni che avrebbero inficiato il tutto. Per questo, al di là di una bonifica che è ancora lontana, il vero scontro avverrà nel solito posto: il Tribunale. Ai primi di novembre 2011 parte un contenzioso legale in cui le ditte chiedono al Comune danni per €. 3.000.000 derivati dal mancato inizio lavori. In particolare, viene contestata la violazione inerente la mancata trascrizione del terreno inquinato in un apposito elenco in Regione dei siti pericolosi, in quanto obbligo di legge, ma evidentemente non lo era per l’ex Amga, poi diventata Aspes e poi Comune. Per loro, quell’area, tra via Morosini e via del Lazzaretto era adattissima per costruire. In sede di udienza del Tar, il Comune ha lasciato intendere che la colpa del mancato allarme sugli idrocarburi nascosti nel terreno fosse dell’Aspes. Inizia lo scaricabarile di responsabilità su questa vicenda che vede il Comune, ancora una volta, al centro di pretese economiche di grande impatto sui conti pubblici e sulla salute dei cittadini.

Da questa triste storia sembra che la politica ne voglia uscire con una soluzione: la bonifica dell'area, mercanteggiandola con una nuova speculazione edilizia. Oggi sentiamo parlare di PORU (piano operativo di riqualificazione urbanistica) grazie al quale il Comune potrebbe cedere ai privati l'area in via Caboto per un nuovo parcheggio per vedersi, in cambio, bonificata l'area. Per risolvere un problema se ne creano altri e a pagare è sempre la città ed i cittadini ma ricordate: sbagliare è umano, perseverare è diabolico!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-10-2013 alle 08:50 sul giornale del 26 ottobre 2013 - 3183 letture

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