Fisco, beffa sui capannoni. Presidente Cna: 'Gli artigiani pagano tre volte'

Presidente CNA Pesaro e Urbino, Alberto Barilari 3' di lettura 21/10/2013 - Irpef o Ires e Imu e indeducibilità della stessa Imu si traducono in bagno di sangue per le aziende. L’indignazione del presidente CNA, Alberto Barilari.

La diminuzione del cuneo fiscale? Un apprezzabile diversivo. Diminuire il costo del lavoro quando il lavoro non c’è è come offrire un ombrello quando fuori c’è il sole. “Non bastasse tutto il resto, a preoccupare le imprese pesa oggi come un macigno – dice il presidente provinciale della CNA di Pesaro e Urbino, Alberto Barilari - anche la tassazione degli immobili strumentali”. Il presidente dell’associazione aggiunge. “Forse non tutti lo sanno ma sugli immobili gli artigiani pagano tre volte: prima con l’Irpef o l’Ires, poi con l’Imu e poi con l’indeducibilità della tassa Imu dal reddito d’impresa; una vera e propria tassa occulta che agli imprenditori italiani quest’anno costerà 1,77 miliardi”.

In un provincia come quella di Pesaro e Urbino, dove la proprietà di laboratori, capannoni ed opifici è molto diffusa, si tratta di una tripla beffa”. La legge di stabilità rappresenta per aziende e partite Iva l’ultima opportunità per poter ottenere un alleggerimento almeno sul fronte della deducibilità. Il decreto legge sull’Imu garantiva la completa deducibilità; in sede di conversione però - spiega la CNA - la norma è scomparsa. La CNA teme che però anche questa volta la norma possa saltare. “Una prima versione chiarisce l’associazione - prevedeva la deducibilità al 50% dell’Imu sui beni strumentali ma la norma è saltata nei giorni scorsi e poi reintrodotta in misura inferiore. La deducibilità sarebbe ora al 20% del 2013, coperta sempre dall’Irpef sulle case sfitte, considerando però solo il 50% della rendita catastale. “Una deducibilità al 20%- afferma Barilari - è sicuramente un risultato minimo rispetto a quanto chiedevano le imprese. D’altra parte anche se andasse in porto la deducibilità al 50% (ipotesi assai improbabile al momento), un capannone industriale verrebbe a costare più di una seconda casa. Si può continuare a penalizzare così chi cerca di lavorare e produrre reddito?”. Secondo uno studio della stessa CNA, se l’incremento dell’Imu sulle imprese registrato nel 2012 rispetto all’Ici 2011 è stato di circa 4,6 miliardi (+98%), nella sostanza si è assistito ad un raddoppio della pressione fiscale sugli immobili strumentali. Nel 2013 gli aumenti potrebbero arrivare al 127% in più rispetto al 2011 se i Comuni tra i quali Pesaro, Fano, Urbino e altri si attestassero sull’aliquota massima applicabile che è al 10,6 per mille. E poi perché il fatto che si paghi l’Irpef o l’Ires anche su l’Imu pagata costituisce una vera e propria beffa. Con aggravi pesanti per le imprese. Per esempio ad un laboratorio artigiano di Pesaro, con un reddito d’impresa pari a 50mila euro, la mancata deducibilità costa circa 3mila euro. Sarebbero 3mila preziosissimi euro che l’imprenditore potrebbe risparmiare e reinvestire sulla propria attività: oro di questi tempi. Ed è per questo che chiediamo la deduzione totale dell’Imu sugli immobili strumentali. Crediamo sia un fatto di giustizia e di civiltà, in un Paese che sembra aver smarrito la bussola del buon senso. Se la deducibilità si fermasse al 20%, così come pare debba fissare la legge di stabilità, i vantaggi sarebbero davvero ridicoli”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-10-2013 alle 16:43 sul giornale del 22 ottobre 2013 - 1108 letture

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