Libri & Cultura: 'Una posizione scomoda' di Francesco Muzzopappa (ma Voi mettetevi comodi e disponetevi al sorriso)

Una posizione scomoda, Francesco Muzzopappa, Fazi Editore, 2013, 221 pp. 9' di lettura 14/10/2013 - Cosa volete che vi dica di questo libro quando una semplice fascetta ha già detto tutto. Quelle bande di carta che mettono attorno ai libri. Ecco cosa recitava quella che ha abbracciato "Una posizione scomoda" all'interno delle librerie: "Se è un caso letterario ci sarà un perché". E non stiamo parlando affatto di una canzone di Cocciante “Se stiamo insieme...”.

E’ semplice immaginare una risposta a quel perché, se per questo romanzo di Muzzopappa si sono scomodati dall'oltretomba addirittura il Petrarca, Dickens, Manzoni... Sì sì, loro loro.
Sentite, auscultate:
- le parole di Charles Dickens https://soundcloud.com/francesco-muzzopappa/u-2
- le parole del Manzoni https://soundcloud.com/francesco-muzzopappa/una

Tuttavia, il più appassionato al riguardo, colui che riesce nel tentativo di svelare la totale bellezza dell'opera di Muzzopappa, questo premio, lasciamolo al grande Lapo che, fortuna per noi, è tutt'ora vivente. Abbiamo addirittura il video a conferma, prego la regia di mandarlo: https://www.youtube.com/watch?v=qVP9cdOMvxI .

Ma non starei qui a dilungarmi troppo e ad incollare collegamenti, parliamone direttamente con lui, con l'autore, con Francesco Muzzopappa!

(Applausi)

- Allora, Francesco Muzzopappa, prima di tutto: qual è il suo vero cognome? ( non ho resistito, mi scusi)
Essì, Muzzopappa è un cognome vero. Ma poteva andarmi molto peggio: avrei potuto chiamarmi Cantacessi o Caccapava, ad esempio. Tutto sommato, non mi lamento.

- Dopo aver letto il suo romanzo, la sua opera prima, le lettrici e i lettori vogliono saper tutto su di lei. Mi chiedono di che colore ha gli occhi e quanto è alto e se ha un cane. Ah... e anche se sa cucinare.
Cucinare di sicuro. Noi pugliesi siamo nati in cucina. Sono forte sui secondi, meno sulla pasta. Ho gli occhi, sono alto e purtroppo non ho un cane, pecca che spero di sanare non appena la mia ragazza e io avremo una grande casa con giardino. Intorno al 3008, presumo.

- Passando invece a cose di spessore, mi piacerebbe conoscere, se esiste, la sua personale definizione di umorismo, visto che il suo libro, o pupo, come a lei piace chiamarlo, ne è cosparso; o di qualsiasi altra cosa della quale possiede una personale definizione.
La mia passione per la scrittura brillante nasce da molte letture avvenute anzitutto in passato, quando ho iniziato ad appassionarmi ai pamphlet di satira sociale scritti da Swift (“Una modesta proposta” su tutti, un saggio del 1729). Prima che questa scintilla si innescasse, sono stato un cattivo lettore, forse appesantito da letture scolastiche forzate che nulla avevano a che vedere con il mio modo di intendere la vita e di interpretarla. Sono sincero: “I Malavoglia”, Dante e il Manzoni non hanno mai avuto molta presa su di me, forse perché subiti. Sterne e Swift, invece, scoperti molto tardi e in maniera consapevole all’epoca dell’università, hanno contribuito a dare una decisa virata alla mia idea di letteratura. Attraverso l’umorismo, il sarcasmo e l’autoironia, è possibile raccontare storie intense senza il pericolo di annoiare. È una lente distorta che riesce a volgere le miserie della vita in positivo. Una risata è la chiave per sopravvivere. Basta leggere Flaiano, Marchesi, o Moore e Wodehouse per capire.

- Il suo protagonista, Fabio, in poche e sbrigative parole, si riduce a scrivere sceneggiature di film porno, surrogato del suo sogno di sempre, ovvero quello di scrivere film d'autore. E' materiale autobiografico? La riguarda da vicino la delusione del sogno mancato? O ci sta lavorando sopra? So che lei lavora nella pubblicità. Perdoni il cinismo delle domande ma il giornalismo è un mestiere che non guarda in faccia a nessuno, e pensi che io non sono nemmeno un giornalista, pensi altrimenti. Mi piacerebbe esserlo però... ecco... come al solito finisco invece a parlare dei MIEI sogni mancati. Prego e mi scusi. Mi parli dei suoi, e che almeno la sua risposta sia lunga quanto la mia domanda. Almeno.
Mi piacciono i perdenti.
Forse, in qualche modo, lo sono anch’io. Ed è evidente, vista l’urgenza che ho avuto di scrivere questa storia in prima persona. Mi ritengo però molto più fortunato di Fabio, il protagonista del mio romanzo. La vita mi ha dato quello che ho cercato, nello studio e nel lavoro anzitutto. Ma nulla mi è stato regalato: ho lavorato sodo per raggiungere i miei traguardi, anche se puntualmente non riesco mai a godermeli. Pretendo sempre troppo da me stesso. Sono un eterno insoddisfatto. Ogni traguardo, infatti, ha la capacità di trasformarsi immediatamente in nuovo punto di partenza. Sono un filo masochista.

- Romina, la pornoattrice trans, è un personaggio veramente riuscito. C'è qualcosa di reale o è un personaggio di pura invenzione? (non mi risponda Metà e metà)
Il personaggio di Romina, prima di mettermi a scrivere, non era previsto. Nella prima stesura, però, mi sono reso conto che Fabio aveva bisogno di un personaggio di sostegno solare che riuscisse a stemperare il suo pessimismo. Il mio affetto verso il film Priscilla, la regina del deserto (The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert, 1994, Stephan Elliott, 102’) ha fatto il resto.

- Ho sentito dire che in Cina o in Giappone (tanto sono pressoché uguali le due cose per tanti) lunghe file di persone si sono accampate fuori dai negozi fin dalla prima fioca oscurità del tramonto e a seguire dalle prime luci dell'alba pur di accaparrarsi le prime copie del suo romanzo. Qualcuno, pensando si trattasse di un nuovo telefonino, si è invece trovato tra le mani "Una posizione scomoda" e tornato in strada ha provato ad avvicinare il libro all'orecchio. Secondo lei, il mondo ha bisogno più di nuovi libri di Muzzopappa o di nuovi telefonini? Cultura o Tecnologia? (Può anche non rispondermi se non lo ritiene necessario)
C’è bisogno sia di cultura che di tecnologia. Anche se dubito che il gioco Fruit Ninja possa rimpolpare la materia grigia quanto un testo di Auslander. Scherzi a parte, con il mio lavoro vorrei abbattere il pregiudizio mentale di chi pensa che “cultura” voglia dire “palla mortale”.
Ci sono tanti autori che scrivono per far riflettere e al contempo intrattenere. E permettono di impiegare il tempo in maniera più proficua rispetto a una partita a Grand Theft Auto V, per quanto rubare auto picchiando la gente possa essere ritenuto divertente.

- Il comico, come sosteneva Pirandello (ehm ehm), si fonda sui contrasti, sullo stridere della realtà. Senza dilungarci tra la differenza che ci sarebbe tra umorismo e comicità e via dicendo, qual è, se c'è, l'ulteriore ingrediente di cui si è servito per la costruzione del romanzo?
Detta così sembra facile. In realtà scrivere commedie è quanto di più complesso ci possa essere. Una commedia può contenere una tragedia, mentre non vale l’esatto contrario. Calcolare con precisione il punto in cui un lettore dovrà ridere può portare allo sfinimento.
Io non frequento” il comico” vero e proprio ma il grottesco, che è genere ancor più raffinato, se posso permettermi un momento di gloria che spengo subito. L’umorismo fa sorridere, il comico fa ridere. Il grottesco, invece, è una comicità allibita, che si serve di parabole nonsense perfettamente calate nella realtà (dando quindi al romanzo un impianto molto credibile) per portare a una risata consapevole, quasi intellettuale. Non solo di pancia, dunque, ma anche di testa.

- Ora, non vorrei parlar troppo del libro, per lasciare integra la bellezza della sorpresa a chi andrà ad accaparrarselo dopo aver letto questa fantastica intervista, e saranno in tanti a correre in libreria, tanti. Già li vedo. Piuttosto, ci dia lei un buon motivo per sorbirsi il traffico, trovare un parcheggio, pagare un parcheggio, attraversare il centro storico a piedi ed entrare il libreria chiedendo Ha per caso Una posizione scomoda di Francesco Muzzopazzo? Perchè io così l'ho chiamata, Muzzopazzo. Si chiama Muzzopappa.

1 – Perché “Una posizione scomoda” racconta un uomo, la sua famiglia, il sacro valore dell’amicizia e la lotta infinita per raggiungere un sogno.

2 – E’ un romanzo con più livelli di lettura: perfetto per chi cerca letteratura di intrattenimento e al contempo più corposo, nel profondo, per quanti abbiano invece voglia di seguire il racconto di una riscossa rispetto a un mondo tutto sommato ostile.

3 – Perché è giusto sostenere una scrittura diversa rispetto al cosiddetto mainstream.C’è sempre tempo per libri sentimentali o romanzi zeppi di introspezioni laceranti o descrizioni da narratori russi.

4 – Perché se poi se ne fa il film (il libro è già stato opzionato dal cinema) si potrà sempre dire “era meglio il romanzo”.

5 – Per il gusto di entrare in libreria e chiedere “avete il romanzo di Muzzopappa?” e vedere la faccia dei commessi. E per dirmi, una volta letto, se vi è piaciuto. Sia il libro che il cognome.

Muzzopappa, io la sviolinata gliel'ho fatta, e anche grande. Le domande: anche. Lei adesso, però, come mi aveva promesso, mi giri da bravo il numero di cellulare del direttore di quel giornale che cercava uno nuovo per la cultura, lo sa che è il mio sogno il giornalismo. Come? No è... non iniziamo con scuse assurde, me l'aveva promesso. Non mi faccia incazz... Cosa? Ma che significa "non adesso, siamo ancora in onda"? Questa non è né una radio né una televisione, era tutta finzione prima, cavolate. Ma la smetta di fare tanto il serioso blablabla bliblibli e mi dia quel numero!... Muzzopazza!!...

Una posizione scomoda, Francesco Muzzopappa, Fazi Editore, 2013, 221 pp.








Questo è un articolo pubblicato il 14-10-2013 alle 08:00 sul giornale del 15 ottobre 2013 - 13020 letture

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