Il ROF di Pesaro alla Scala di Milano

La scala di seta 4' di lettura 30/09/2013 - La riproduzione a grandezza reale in scala 1:1 della pianta di un appartamento moderno completamente arredato e, grazie al sistema di specchi che sovrasta tutto il palcoscenico, visualizzato dal pubblico anche dall’alto, era la scena della Scala di Seta di G. Rossini nella produzione del ROF di Pesaro del 2009 e puntualmente riproposta in questi giorni alla Scala di Milano.

Frutto della fantasia attualizzante del regista Damiano Michieletto, la messa in scena aveva un risultato scenico molto accattivante e risolveva la stucchevolezza del soggetto, che presenta il solito inganno della nipote bella e scaltra nei confronti del suo tutore, in una commedia brillante e contemporanea. Ogni trovata scenica dall’inizio alla fine dell’operina rossiniana risultava azzeccata: Giulia, Ludmilla Bauerfeldt, nella recita del 23 settembre, è la ragazza che vive nell’appartamento e il padrone di casa Dormont (Jaeyoon Jung) le vieta di avere compagnia maschile che non sia quella da lui accreditata.

La scala di seta c’è davvero perché Dorvil (il tenore Maxim Mironov ) in tenuta da motociclista, giubbino di pelle e casco, entrava dalla finestra salendo con un scala di stoffa e amoreggia con Giulia. Introdotto da Dormont è Blansac (Mikheil Kiria), tronfio e sicuro del benestare del tutore e dell’amore di Giulia che invece ama Dorvil. Il consueto movente del personaggio buffo rossiniano (l’eros e/o il denaro) è riproposto dalla regia in modo puntuale. Anche la cugina di Giulia, Lucilla (Valeria Tornatore), in apparenza arcigna e ritrosa, nutre invece sotto sotto un movente di natura sessuale: lo si vede nella scena di seduzione di Blansac.

L’imprevisto è rappresentato dal servo di Giulia, Germano (Paolo Bordogna), che un po’ per curiosità, un po’ per incomprensione di quanto viene detto (è infatti un extracomunitario orientale reso da Bordogna in modo esilarante), mette in moto tutta la macchina degli equivoci e del “rendez-vous in duecento”. Tantissime le situazioni comiche ricavate dalla trasposizione ai giorni nostri; la comicità maggiore è sprigionata da Bordogna in Germano che assume un accento orientale e ricorda tanto un filippino colf. Abbastanza discontinuo il cast in senso vocale e scenico, presentava qualche pregio notevole: il tenore Mironov in Dorvil che, con una bella e fresca vocalità di contraltino, ha un timbro medio-grave corposo, ha sfoggiato nell’aria Vedrò qual sommo incanto sovracuti stratosferici e variazioni svettanti. Soprano agile solo vocalmente e solo nella zona più acuta era la Bauerfeldt in Giulia. Ottimo il timbro di Kiria, ma nell’aria di baule aggiunta all’opera Alle voci dell’amore si vorrebbe ascoltare un’agilità più a fuoco, più sgranata e in tutta l’opera una dizione più italiana.

La Lucilla della Tornatore resa in modo sbarazzino e intrigante è emersa particolarmente e ha tenuto il primato comico con il Germano di Bordogna, vero artista della scena buffa, creativo nell’escogitare le gags adeguate al profilo del personaggio, le inflessioni vocali e di pronuncia; il pubblico è mosso all’aperta risata in vari momenti. Il Dormont di Jaeyoon Jung, rappresentato come un anziano dall’aria routinaria e indifferente, non ha fornito un degno contraltare da caratterista a Bordogna, il timbro di basse-baritone inesistente e la pronuncia italiana lontana dall’essere a posto. Le scene e i costumi di Paolo Fantin e il progetto luci di Alessandro Carletti hanno avuto una parte essenziale nell’ambientazione con l’oggettistica e la mobilia da new design che rendeva il tutto più verosimile.

Coprotagonista della serata fin dalla sinfonia era l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala con tutte le sue nuances timbriche (nella Scala ce ne sono tante visto l’impiego che fa Rossini dei fiati e dei legni) e la costante tenuta dell’impasto sonoro organicamente connesso alla scansione dei tempi da parte del direttore Christophe Rousset che ha messo in rilevo gli accenti incalzanti dei momenti d’insieme e dei concertati senza mai cedere a facili effetti, bensì con un grande equilibrio riconosciuto dal pubblico della Scala e ben applaudito.






Questo è un articolo pubblicato il 30-09-2013 alle 14:21 sul giornale del 01 ottobre 2013 - 1517 letture

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