Cosa spinge una ragazza pesarese a cercare lavoro a Mosca? La storia di Francesca

Francesca a Mosca 4' di lettura 24/08/2013 - "Sono Francesca, una ventiquattrenne pesarese, che da 7 mesi ha trovato la sua strada a Mosca. Cosa mi ha spinta in terra russa? Sicuramente non il fatto che io non ami il mio Paese".

"Stare in Italia e in particolare a Pesaro mi piace tantissimo, lì ho la mia famiglia, i miei cani, i miei amici, il fantastico gruppo giovani Avis Pesaro di cui faccio parte, per non parlare del cibo e del mare! Tuttavia, la nostra realtà presenta anche dei forti disagi per i giovani, primo tra tutti, nella mia opinione, la mancanza di lavoro, soprattutto qualificato. Pur amando il mio Paese, non ho voluto accettare la situazione e ho deciso di cercare un futuro piu adatto alle mie capacità altrove.

Dopo essermi laureata con 110 e lode in Lingue per l’Impresa ed aver ricevuto solo offerte di lavoro da 300-400 euro al mese da ditte italiane, decisi di cambiare aria e partii come animatrice fitness a Sharm el Sheik. Quella fu la mia fortuna. Lì entrai in contatto con molti russi e iniziai ad imparare le prime parole in cirillico. Iniziai ad interessarmi a quel Paese quasi sconosciuto a me e rimasi affascinata dalla sua lingua e dalla sua cultura. Inoltre, a Sharm, venivo continuamente scambiata per russa, sia dai turisti italiani, che dai russi stessi e questa cosa non mi dispiaceva affatto. Iniziai allora a inviare cv per lavori in Russia. Dopo una ventina di giorni, tramite un network universitario, mi arrivò un invito per un colloquio: un distributore russo che importa prodotti dimagranti e di bellezza italiani e li rivende nel mercato russo, cercava una stagista per 3 mesi che fosse madrelingua italiana con un ottimo livello di inglese e una laurea in materie economiche.

Sentii subito che era la mia occasione. Feci le selezioni e venni scelta. Con un po’ di paura, ma con tanta determinazione, finalmente nel gennaio 2013 mi trasferii a Mosca. Mi ricordo i commenti dei miei amici: te se pazza! Passare da +40 gradi di Sharm a -40 di Mosca! Le persone là sono strane! Ripensaci! E un paese difficile ecc. In effetti dovetti adattarmi parecchio e superare tante difficoltà all’inizio. I primi giorni furono davvero duri, quante volte avrei voluto prendere il primo aereo per tornare a casa! Ma non tardarono ad arrivare nemmeno le soddisfazioni. In 3 mesi riuscii a distinguermi all’interno della ditta tanto che il mio capo mi chiese di rimanere a tempo indeterminato. Ed eccomi, infatti, ancora quì. Ora sono export manager, mi occupo di tutte le negoziazioni e le comunicazioni con le ditte italiane partner, attuali e potenziali, inoltre sono co-responsabile marketing. Qui mi sento realizzata, ho tante responsabilità che in Italia non mi avrebbero mai affidato. Sento di poter avere un futuro all’altezza delle mie aspettative e sento di essere necessaria.

La cosa che mi piace di piu di Mosca? E’ che non è una città per tutti. Se vuoi sopravvivere quì devi sgobbare, affrontare continuamente problemi, non si accettano scansafatiche quì. Non a caso gli stranieri che abitano a Mosca sono quasi tutti uomini, le donne che scelgono di restare in terra russa sono pochissime. E di questo ne vado fiera. Cosa penso della situazione italiana e dei tantissimi giovani senza lavoro? E’ chiaro a tutti che la situazione italiana non sia delle migliori, ma penso stia a noi cambiare le cose. Ragazzi che come me si sono visti solo porte chiuse in faccia dopo aver conseguito il diploma o la laurea non devono farsi scoraggiare da questa situazione: è proprio in un momento come questo, che dobbiamo far vedere chi siamo. Fissare un obiettivo che sia concreto e lottare per raggiungerlo.

La situazione di crisi in cui ci troviamo non deve essere un ostacolo, e soprattutto non deve essere una scusa. Alcuni miei coetanei addirittura non provano nemmeno a cercare un lavoro affermando: è inutile che lo cerco, tanto il lavoro non c’è. Non rassegnatevi prima ancora di cercare. Non trovate il lavoro che volete? Bene, cercatene un altro. Nella città in cui vi trovate non c’e’ proprio lavoro? Bene, fate la valigia e partite. L’ importante è rimboccarsi le maniche, reinventarsi e sapersi un po’ adattare. Vedrete che i risultati positivi arriveranno. Se vorrei tornare in italia? Si, il mio sogno è quello di tornare in Italia, proseguendo comunque il mio lavoro di export manager per i commerci verso i paesi dell’Est Europa. Forse un giorno… si vedrà! Un saluto in russo? Paka i udaci ribiata!"


   

da Francesca Cioppi







Questo è un articolo pubblicato il 24-08-2013 alle 11:26 sul giornale del 24 agosto 2013 - 7954 letture

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